
Con trecento cinquanta aziende italiane in Russia, alcune capaci di dichiarare introiti per cinque milioni di euro annui, molte di loro funzionali alle incombenze militari, il governo Meloni ha un bel problema. Nessun altro paese europeo mantiene una simile presenza industriale dopo l’invasione del 2022.
C’è dunque una ragione tangibile alle tante sviste prese in questi quattro anni. La Russia non attaccherà mai l’Ucraina. La Russia è invincibile. La Russia userà l’atomica contro di noi. Non si tratta di analisti di geopolitica, profondi conoscitori delle dinamiche del Cremlino. Si tratta di manutengoli di regime.
La situazione sul campo, che praticamente non viene mai raccontata, è oltre modo chiara. Alla fine della quinta offensiva estiva la Russia ha perso circa settecento chilometri quadrati del Donbass conquistato. Con una perdita di trenta mila uomini al mese, Putin per provare l’offensiva invernale ha bisogno di reclutare oltre 800 mila nuovi uomini da spedire al fronte. Viste le condizioni economiche della Russia, manca la benzina e si teme che il governo confischi il contante, possibile che ci sia chi davvero vorrebbe una trattativa. Purtroppo Putin può solo avere una vittoria per cercare di salvare la faccia e nascondere un tale disastro.
I russi non sono scemi, al contrario, il tentativo di eliminare Putin è stato messo in atto già ad agosto di quattro anni fa. Il fatto che sia fallito, che vedesse impegnato l’oligarca più capace di Putin, Prigozhin, e che Prigozhin sia saltato per aria, lascia poche speranze sulla capacità di tentare il colpo una seconda volta. Putin ha un controllo del paese superiore a quello di Stalin. Polizia, partito, esercito e governo, sono tutti esclusivamente nelle sue mani. In più ha 350 aziende italiane in tasca. Può nazionalizzarle quando vuole.
Semmai devono preoccuparsi leader ed opinion leader europei, magari anche americani. Lo Fbi ha reso noto che la Russia si prepara a fare quello che sa fare meglio assassinare chi sgradisce. La minaccia è plausibile anche se principalmente i sicari di Putin hanno eliminato i dissidenti, giunti a questo punto devono provare a ribaltare la situazione. Il resto sono le smargiassate degli impotenti. Cancelliamo la Lituania, cancelliamo la Polonia. Nemmeno Lucio Caracciolo ci crede, forse Alessandro Orsini. L’America sbaglia a ritenere uno come Putin un interlocutore, ad inviargli i mediatori, a lisciargli il pelo. Non otterrà niente in questo modo. Ma l’America è quella che durante la guerra fredda voleva la distensione. Breznev stritolava Praga e Nixon lo invitava in California a godersi il sole. L’America trattava con la Russia quando pure Russia e Cina si odiavano, figurarsi ora che Russia e Cina fingono di essere amiche. Il principale timore della politica estera statunitense è che uno dei suoi due rivali si ingoi l’altro, quando gli Stati Uniti manco controllano la Groenlandia.
L’Europa deve avere l’iniziativa politica verso la Russia, dovrebbe essere evidente, dal momento che ci sono dei precedenti. La Francia mobilitò trecento mila uomini per difendere la Polonia nel 1812 e Francia, Inghilterra e persino il Piemonte, quarant’anni dopo sbarcarono in Crimea, per difendere Turchia e Grecia. Oggi il premier danese dichiara che non ci faremo intimidire e convoca l’ambasciatore russo invece di cacciarlo. Sempre meglio comunque del filo moscovita Salvini che dice semplicemente dobbiamo tornare a collaborare. Allora tanto vale calarsi le braghe.
Riccardo Bruno
Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

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