
Un pezzo di roccia e petrolio nel Golfo Persico, un miraggio d’acciaio che oggi sputa fumo nero verso il cielo. Un missile americano ha centrato una petroliera iraniana. Eccola qui, la cronaca brutale di un incendio che nessuno sa più spegnere. Non è una scaramuccia, non è diplomazia da salotto. È la guerra. Quella vera, che puzza di cherosene, rabbia e petrolio bruciato. Gli Stati Uniti hanno smesso i panni dei guardiani silenziosi e hanno colpito al cuore del network energetico degli ayatollah. E mentre il mare brucia, l’eco delle esplosioni fa tremare i palazzi del potere occidentale, svelando le ipocrisie di un’alleanza che va in pezzi.
Mentre Washington spara, Londra e Israele si scontrano frontalmente. Il terreno dello scontro stavolta non sono le acque del Golfo, ma le colline di Giudea e Samaria, la terra contesa dei coloni. Il governo britannico ha deciso di alzare la voce, di condannare, di puntare il dito contro gli insediamenti e la violenza che ne deriva, parlando di diritto internazionale calpestato. Ma Gerusalemme non ci sta. La risposta israeliana è un muro di fango e orgoglio: non accettano lezioni da chi, un secolo fa, ha disegnato questi confini con la riga e la matita sui tavoli coloniali del Foreign Office. È uno scontro feroce, di parole che tagliano come rasoi, tra un’Europa vecchia, stanca e terrorizzata dall’escalation e un Israele arroccato nella sua solitudine millenaria, convinto che ogni millimetro di terra sia una trincea per la sopravvivenza.
Ciò che ferisce di più in questo scenario apocalittico è la cecità dei leader. Da una parte abbiamo un Medio Oriente teocratico e fanatico, guidato da uomini in turbante che usano il petrolio come un’arma di ricatto globale e sognano il martirio del mondo libero. Dall’altra, un Occidente pavido, diviso, incapace di una visione comune. Gli americani colpiscono duro per riaffermare una deterrenza che sembra sbiadita, mentre gli inglesi si azzuffano con l’alleato israeliano per salvare quel briciolo di apparenza umanitaria che è rimasta nei loro ministeri. Vi guardo, signori della guerra e della diplomazia, e provo un profondo disprezzo per la vostra incapacità di capire che il tempo delle mezze misure è scaduto. Il Golfo è una polveriera, la Cisgiordania è una miccia corta, e voi continuate a giocare con il fuoco come se le vite degli uomini fossero pedine di un gioco astratto.
Giuseppe Basilico

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