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La guerra ibrida è già in Europa

La guerra ibrida è realtà. Il ritrovamento di droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, in Germania, che le autorità tedesche hanno ricondotto direttamente alla Russia, segna uno spartiacque e un inasprimento sul suolo europeo del conflitto con Mosca. La moltiplicazione degli attacchi ibridi “è la nuova normalità (…) e questo significa essere pronti a rispondere al comportamento sconsiderato della Russia in modo più rapido ed efficace”, ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in una conferenza stampa congiunta con il segretario della Nato Mark Rutte in cui hanno avvertito che “non rinunceranno a sostenere l’Ucraina nonostante i tentativi di intimidazione russi”.

di Alessia De Luca | 4 Settembre 2026

La guerra ibrida è realtà. Il ritrovamento di droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, in Germania, che le autorità tedesche hanno ricondotto direttamente alla Russia, segna uno spartiacque e un inasprimento sul suolo europeo del conflitto con Mosca. La moltiplicazione degli attacchi ibridi “è la nuova normalità (…) e questo significa essere pronti a rispondere al comportamento sconsiderato della Russia in modo più rapido ed efficace”, ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in una conferenza stampa congiunta con il segretario della Nato Mark Rutte in cui hanno avvertito che “non rinunceranno a sostenere l’Ucraina nonostante i tentativi di intimidazione russi”. L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas si augura che Lipsia e gli altri attacchi ibridi in Europa “siano anche una sveglia per i paesi che non sono stati abbastanza decisi” nel sostegno all’Ucraina. Da Bruxelles a Parigi la risposta dei leader Ue è stata compatta nella retorica ma assai meno negli strumenti a disposizione: perché se l’accusa, di un attacco di stato contro il territorio dell’Unione, non è più in discussione, la reazione resta un terreno scivoloso, a metà tra solidarietà e cautela.

Cosa è successo a Lipsia?

A segnare la svolta è stata, il 1 settembre, la conferenza stampa congiunta dei ministri degli Interni e degli Esteri tedeschi Alexander Dobrindt e Johann Wadephul, d’intesa con il cancelliere Friedrich Merz. Dietro ai tre droni carichi di esplosivi rinvenuti all’aeroporto di Lipsia nei pressi di aerei cargo Antonov diretti in Ucraina tra il 4 e il 14 agosto – hanno dichiarato – c’è la mano della Russia, che sta conducendo una guerra ibrida contro la Germania e l’Europa. Per la prima volta un governo europeo ha attribuito pubblicamente e senza ambiguità un’operazione ibrida di questa portata a Mosca. Di conseguenza, il governo tedesco ha deciso di chiudere il consolato generale russo a Bonn e Russisches Haus (“Casa Russia”), il centro culturale nell’ex Berlino Est da tempo considerato un fulcro di spionaggio da parte di Mosca nel cuore della capitale tedesca. Non è un episodio isolato: già ad agosto l’intelligence statunitense aveva avvertito che Vladimir Putin, pur di non arretrare in Ucraina, potrebbe ricorrere ad azioni ibride contro Paesi Nato per testarne la coesione. Mosca ha respinto le accuse come “infondate e assurde”, promettendo contromisure.

Non solo droni

La ‘cassetta degli attrezzi’ della guerra ibrida è più ampia di quanto l’episodio di Lipsia lasci intendere. Droni, attacchi informatici e incendi in fabbriche e depositi di armi, ma anche interferenze nel dibattito pubblico, spionaggio, corruzione e finanziamenti occulti ai partiti populisti e antieuropei: la lista delle attività è variegata e non si limita strettamente all’ambito militare. Anche gli obiettivi sono molteplici. Da un lato, testare i tempi di reazione e le vulnerabilità difensive di un avversario. Dall’altro, alimentare un clima di allarme diffuso, capace, nel tempo, di erodere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e la coesione politica interna. Il vantaggio, per chi li mette in atto, è che si tratta di strumenti a basso rischio. Raramente innescano una risposta militare, e spesso l’opinione pubblica del paese colpito è essa stessa restia a un’escalation, preferendo la via negoziale. È comunque indubbio che questa improvvisa impennata di tensioni sia chiaramente legata all’intensificazione della campagna militare in Ucraina, in cui Mosca sta approfittando della carenza di missili delle difese aeree ucraine, che gli europei stanno cercando di compensare. Ed è proprio questo supporto che la Russia sta prendendo di mira. Non è da escludere, in questo schema, che gli attacchi ibridi possano moltiplicarsi proprio per esasperare le divisioni interne all’Ue, riportando l’interrogativo a una questione tanto militare quanto politica: dov’è, per l’Alleanza atlantica, la soglia che separa la pressione ibrida da un attacco vero e proprio?

Quando chiamarla ‘guerra’?

Anche se un attacco ibrido conclamato contro uno stato membro della Nato potrebbe attivare gli Articoli 4 e 5 dell’alleanza, in pratica l’intervento militare non scatta automaticamente. Il caso tedesco è indicativo: Berlino ha attribuito pubblicamente la responsabilità a Mosca, ma non ha chiesto una consultazione formale in sede Nato. Se l’obiettivo fosse stato coinvolgere l’alleanza, sarebbe stato il momento di invocare l’Articolo 4 e solo successivamente, eventualmente, l’Articolo 5. Nel trattato, infatti, è lo stato colpito a dover attivare la procedura, non si tratta di un automatismo collettivo. A complicare ulteriormente il quadro è la natura stessa degli attacchi ibridi: gli stati tendono a tenerli riservati, e anche quando emergono resta la difficoltà di fornire prove schiaccianti per attribuirne la responsabilità. Di certo c’è che, pur in assenza di una ‘pistola fumante’ (il confine tra guerra ibrida e atto di guerra aperta è labile), l’Europa si trova di fronte a un conflitto ambiguo perché che non dichiarato.

Il commento

Di Antonio Missiroli, ISPI Senior Advisor

“La decisione del cancelliere Merz di attribuire pubblicamente a Mosca le recenti operazioni ‘ibride’ condotte in Germania (sabotaggi, attentati e manipolazioni politiche) rappresenta una svolta per Berlino, che si allinea così a Londra e Parigi. Queste campagne ibride (versione moderna delle ‘active measures’ del Cremlino negli anni della guerra fredda) sono in corso in tutta Europa da oltre due anni ormai, e si fanno sempre più aggressive – in parte perché negabili (difficile presentare le prove senza rivelare le fonti) e in parte perché meno visibili e tangibili rispetto a operazioni militari convenzionali. E sono anche, per chi le mette in atto, meno rischiose, meno costose e, dal punto di vista politico, più efficaci. A questa ‘nuova normalità’ è dunque necessario rispondere con coraggio e decisione, denunciando le operazioni ibride per quello che sono – atti di aggressione e di intimidazione – e rispondendo con gli strumenti più appropriati.”

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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