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Le sanità italiane più che un sistema tante e troppe diversità

I Cinquant’anni del Servizio Sanitario Nazionale cadranno fra due anni: sembra tanto, ma il 2028 è dietro l’angolo. Riusciremo, riusciranno i nostri eroi, riusciremo noi cittadini, a dare una mano per far sì che il sistema sanitario nazionale sia davvero nazionale, da Vipiteno a Cirò, da Montecatini a Marsala, da Mestre a San Remo, da Zagarolo a Roma? A proposito di Roma o Milano, Napoli e Torino: quanti sistemi sanitari ci sono davvero in una grande città?

di Fabrizio Binacchi | 11 Agosto 2026
Pazienti in attesa di visita specialistica in ospedale italiano degli anni 50


I Cinquant’anni del Servizio Sanitario Nazionale cadranno fra due anni: sembra tanto, ma il 2028 è dietro l’angolo. Riusciremo, riusciranno i nostri eroi, riusciremo noi cittadini, a dare una mano per far sì che il sistema sanitario nazionale sia davvero nazionale, da Vipiteno a Cirò, da Montecatini a Marsala, da Mestre a San Remo, da Zagarolo a Roma? A proposito di Roma o Milano, Napoli e Torino: quanti sistemi sanitari ci sono davvero in una grande città? Più che in una provincia, mi sa. Il problema dei LEA, Livelli Essenziali di Assistenza, e di garanzia delle prestazioni minime è un vero rebus per l’amministrazione centrale e le varie amministrazioni regionali e delle singole aziende territoriali.

Quanto aiuta il buon rapporto pubblico-privato? Sicuramente molto. Ma com’è gestito e presentato? Sicuramente non in maniera omogenea e uniforme anche a seconda dei settori e dei comparti di prestazione tra la base e la specialistica e l’ultra specialistica.

Le varie classifiche sanitarie sono concordi nel mettere in cima all’elenco delle eccellenze la Regione Veneto. Hanno lavorato molto e bene, dicono tanti esperti e politici. Poi arrivano Regioni storiche nelle carriere sanitarie come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana con sfumature territoriali e settoriali assai differenziate. Ecco questo è già un punto, un macro-punto, che merita attenzione, analisi ed approfondimenti: le sanità italiane sono un sistema diversificato che sembra aver inglobato il sistema nazionale generando a volte eccellenze di sostanza e di procedura, altre volte, per la gran parte, tante troppe diversità al ribasso. L’integrazione del sistema privato a volte ha fatto molto bene al risultato complessivo, altre volte ha generato ulteriori divaricazioni, rendendo più severe le sofferenze di prestazione e di gestione. Perché, immagino, che nel pur ampio e positivo sistema Veneto ad esempio possano esserci -aree di bisogno e di sotto-standard. Sembra un problema geografico invece è un problema di programmazione, investimenti e gestione. Sembra un problema di svantaggio dei territori ed invece è un problema di scelte dei decisori che amministrano e gestiscono quei territori. Non è la latitudine di un ospedale che fa la differenza ma come il sistema gestisce quella latitudine con uomini e mezzi, con risorse e strumenti, con strategia e lungimiranza.

L”Area Interna non è una colpa geografica ma una determinazione umana. Sembra che ogni Regione o ogni Ast faccia a gara per riuscire al meglio ed è una cosa buona senza tener conto però che di base c’è il bisogno del cittadino, che dovrebbe essere accolto, preso in carico, e gestito in maniera uniforme e omogenea, (mh che utopia l’omogeneità!) da Modena a Grosseto, da Vercelli a Merano, da Foggia a Vibo. Qualcuno che mi legge dirà: questo sta sognando! Eppure a volte è dai sogni che rinascono delle idee. Come l’idea del 1978 di un Sistema Nazionale che aiutasse il Paese a ritrovare una sanità tendenzialmente uguale per tutti. Che tempi!

L’allora ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale la democristiana Tina Anselmi

La data di anniversario dovrebbe essere maggiormente sentita e celebrata.
L’anniversario del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano si celebra ogni anno il 23 dicembre, data in cui fu approvata la Legge n. 833 del 1978. Questa riforma ha istituito il sistema di cure pubblico, universale e gratuito per tutti i cittadini. Certi dati dovrebbero essre imparati a memoria come certi articoli della Costituzione, certi passi dei Promessi Sposi e certe poesie di chi volete voi. Data di nascita:23 dicembre 1978. Legge di riferimento: Legge n. 833/1978. Figura chiave: Tina Anselmi, allora ministra del Lavoro e della Previdenza Sociale (che sostenne fortemente il varo della riforma). Principi base: Universalità, uguaglianza ed equità nell’accesso all’assistenza sanitaria, in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione. Guarda caso! Uguaglianza, diritto, partecipazione sociale, aderenza al territorio attenzione ai bisogni sono i tratti della modernità di questa riforma di cui godiamo i vantaggi a tutt’oggi. Al netto ovviamente dei casi di malasanità e di degenerazione gestionale con i ben noti eventi di corruzione. Ma come diceva un mio amico grande manager dell’organizzazione del lavoro un conto sono le mappe organiche e le caselle funzionali e un conto quando ci metti i “bipedi” cioè le persone che devono incarnarle e riempire di significato quelle caselle: di solito va bene altre volte va male. Difendiamo e valorizziamo il Sistema Sanitario Nazionale perché è una delle cose più indovinate dal nostro sistema politico nel corso dei suoi 80 anni di vita democratica. Da una banale influenza ( ma nulla è mai davvero banale) alla cura di una malattia severa e grave come una leucemia o una diverticolite con perforazione qui e ora possiamo contare su un sistema di assistenza e cura di alto livello e di costo zero; quella stesse assistenza e cura che in altre grandi democrazie del mondo costerebbero milioni di euro selezioni censuarie incomprensibili per la nostra cultura sociale e civile. Anche le polemiche giuste sulle liste di attesa possono dare una mano per capire come il territorio nazionale sia molto differenziato e soggetto ad evoluzioni della stessa apolitica sanitaria: un reparto, una divisione una azienda sanitaria può cambiare dal grigio al rosa in poco tempo a seconda del rinnovo della sua gestione e dell’introduzione di nuovi meccanismi e nuovi strumenti. Per esempio tempi lunghi in Calabria ma tempi molto corti in Basilicata secondo ultimi rilevamenti. In zona positiva ovviamente terre e regioni che vanno da Bolzano alla Lombardia dalla Toscana al Piemonte e Veneto. I tempi di attesa per una tac o una risonanza o per una visita agli occhi possono dimezzarsi o quasi annullarsi e si fa innovazione organizzativa e gestione dei flussi di richiesta: tutto è migliorabile basta volerlo e disegnarlo con la condivisione di tutti gli attori. Ci vogliono le idee giuste nelle persone giuste e con le persone giuste. Dal pronto soccorso alla lungo degenza.

Ho partecipato nel corso della mia lunga attività giornalistica a molti incontri e convegni sulla sanità. Un giorno tanti anni fa la professoressa Rita Levi Montalcini in un convegno modenese mi scambiò per un ricercatore e mi chiese quali progressi avessimo fatto per il rene artificiale. Precisai che ero solo un giornalista e lei mi ringraziò lo stesso. Per dire. Facciamo titoli giustamente per interventi chirurgici da primato e per l’arrivo di nuovo personale ma l’attività di pianificazione e previsione almeno quinquennale supera le top-news del giorno. Lavorare da ora per far in modo che dal 2030 non si debbano più fare titoli sulle attese degli esami e sulle migrazioni sanitarie, dal sud al nord, da qui a là e via geografando. Istituzioni e decisori politici potranno e dovranno cogliere quanto le imprese sociali di settore, quanto le fondazioni e le associazioni del privato hanno fatto in questi anni per integrare e supplire, per motivare e innovare in una mutualità di visione che possa diventare specialità di programmazione. Aiutarci tutti a fare sistema. Il Sistema. 

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : Blog, CornerBlog, Editoriale

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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