• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Nord America: due arene, un big match

Pochi momenti catturano le contraddizioni dell’attuale storia nordamericana meglio di luglio 2026. In tutta la regione gli stadi si stanno riempiendo per i Mondiali di calcio, il più ambizioso progetto di organizzazione congiunta mai tentato dal continente, con partite che si svolgono da Vancouver a Città del Messico fino a New York. Allo stesso tempo, in sale riunioni molto più discrete a Washington, Città del Messico e Ottawa, i negoziatori dei tre Paesi stanno lavorando alla prima revisione formale dello USMCA, l’accordo commerciale che ha strutturato l’integrazione economica nordamericana negli ultimi tre decenni.

di Istituto Ispi | 15 Luglio 2026

di Diego Marroquin Bitar*

Pochi momenti catturano le contraddizioni dell’attuale storia nordamericana meglio di luglio 2026. In tutta la regione gli stadi si stanno riempiendo per i Mondiali di calcio, il più ambizioso progetto di organizzazione congiunta mai tentato dal continente, con partite che si svolgono da Vancouver a Città del Messico fino a New York. Allo stesso tempo, in sale riunioni molto più discrete a Washington, Città del Messico e Ottawa, i negoziatori dei tre Paesi stanno lavorando alla prima revisione formale dello USMCA, l’accordo commerciale che ha strutturato l’integrazione economica nordamericana negli ultimi tre decenni. La Coppa del mondo FIFA pone una domanda: tre Paesi sono in grado di realizzare insieme qualcosa di straordinario? La revisione dello USMCA ne pone un’altra: l’integrazione economica degli ultimi trent’anni si approfondirà ulteriormente o inizierà a virare su un sentiero di divergenza? 

Il 1° luglio non è stata una scadenza. È stata una tappa decisionale 

Il presidente Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti starebbero meglio senza lo USMCA. Il 1° luglio 2026 era formalmente una data cruciale per l’accordo di libero scambio — i dettagli del processo di riesame congiunto sono contenuti all’articolo 34.7 del testo. In quella data il patto poteva essere prorogato automaticamente per altri 16 anni, ma ciò non è successo a causa del rifiuto ufficiale di Washington, comunicato dal rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer. Tuttavia, la mancata intesa non ha fatto scadere lo USMCA. La tappa del 1° luglio ha semplicemente dato avvio al conto alla rovescia verso due possibili esiti: una proroga, decisa congiuntamente, di altri 16 anni oppure un graduale percorso di cessazione che, in assenza di un’intesa tra le tre parti, porterebbe alla fine dell’accordo nel 2036. Fino ad allora, infatti, USA, Canada e Messico potranno ancora concordare l’estensione dello USMCA.

La vera minaccia non è il recesso degli Stati Uniti. È l’incertezza che crea. La piattaforma produttiva nordamericana è profondamente integrata. Flussi energetici, catene del valore dell’automotive, input industriali e investimenti transfrontalieri non possono essere riconfigurati facilmente. Il costo strutturale di una rottura è estremamente elevato. Un ritiro completo dall’accordo comprometterebbe proprio quelle catene di approvvigionamento, quei flussi energetici e quegli investimenti che sostengono la competitività statunitense e aumenterebbe i costi per i consumatori americani in un momento in cui il tema dell’affordability rappresenta già una vulnerabilità politica per la Casa Bianca, con le elezioni di metà mandato all’orizzonte. Trump ne è consapevole ed è per questo che le sue minacce di uscita dallo USMCA vanno interpretate più come strumenti di pressione che come un obiettivo reale. Tuttavia, anche un’ambiguità prolungata ha i suoi costi. Le imprese rinviano i piani di espansione, gli investimenti si dirigono altrove e le filiere si stabilizzano in altre aree geografiche. Il danno non si manifesta sotto forma di un collasso improvviso, ma come un’assenza: la fabbrica che non viene mai costruita, la decisione di approvvigionamento che si sposta verso il Sud-est asiatico o l’Europa. 

Il terzo round di negoziati tra Stati Uniti e Messico è già previsto per la settimana del 20 luglio, nuovamente a Città del Messico, confermando ciò che il calendario aveva già reso evidente: come scritto precedentemente, entro il 1° luglio non è stato trovato alcun accordo sulla proroga dell’attuale testo. Lo scenario di base è quello di un negoziato duraturo fino alla fine del 2026 o alla metà del 2027. La domanda non è se l’accordo sopravviverà. La domanda è quale tipo di accordo sopravviverà e a quale costo. 

Messico: progressi sotto pressione 

Il Messico ha compiuto progressi misurabili. I negoziatori statunitensi e messicani hanno tenuto il primo round formale di colloqui sulla proroga dello USMCA alla fine di maggio a Città del Messico; un secondo round si è svolto a Washington a metà giugno e un terzo è previsto per la fine di luglio. I negoziati sono attivi e calendarizzati, un fatto di per sé significativo considerando quanto dei primi mesi del 2026 sia stato assorbito da dispute tariffarie e tensioni bilaterali. 

Sul piano sostanziale, le richieste statunitensi sono rilevanti. Secondo quanto riportato, Washington starebbe spingendo per un requisito minimo del 50% di contenuto statunitense nel settore automobilistico e per un aumento del contenuto regionale dall’attuale 75% a una quota compresa tra l’80% e l’85%. Per le multinazionali che operano lungo le catene di approvvigionamento nordamericane, questi numeri determinano dove vengono acquistati gli input, dove si localizza la produzione e quali prodotti possono beneficiare dell’accesso preferenziale al mercato statunitense. Il vantaggio tariffario per i partner USMCA è reale, ma è anche subordinato al rispetto delle regole, e proprio quelle regole sono ora oggetto di rinegoziazione. 

Ciò che rende questa revisione strutturalmente diversa da qualsiasi precedente negoziato relativo al NAFTA o allo USMCA è il fatto che commercio e sicurezza non sono più conversazioni separate. Per trent’anni l’accordo ha mantenuto separate l’agenda commerciale e quella politica. Quella separazione non esiste più. Washington ha chiarito che una cooperazione sostenuta in materia di sicurezza — dall’interdizione del traffico di fentanyl al contrasto dei cartelli, fino alla condivisione di intelligence — rappresenta il prezzo da pagare per mantenere l’accesso preferenziale. Questa condizionalità ha introdotto una nuova e complessa variabile in una relazione che dipende dalla prevedibilità. Il Messico ha oltre otto milioni di posti di lavoro legati al commercio nordamericano e ogni incentivo a rimanere al tavolo negoziale. Tuttavia, il costo politico interno derivante dall’essere percepito come troppo accondiscendente alle pressioni statunitensi è in salita. La sfida principale per il governo Sheinbaum quest’estate consiste proprio nel gestire simultaneamente entrambe queste forze. 

Canada: coinvolto ma vulnerabile 

Il ministro canadese del Commercio, Dominic LeBlanc, ha incontrato direttamente Greer a Washington all’inizio di giugno, nel confronto formale più significativo tra i due Paesi fino a oggi sull’estensione dello USMCA. La definizione fornita dallo stesso LeBlanc è stata eloquente: i colloqui si sono “sbloccati”. Una formulazione significativa proprio perché riconosce implicitamente la situazione precedente. Il Canada sembra aver colto un elemento importante: Washington potrebbe essere disposta a separare le più ampie controversie relative ai dazi e alla sovranità territoriale dalla questione più circoscritta del rinnovo dello USMCA. Se questa compartimentazione dovesse reggere, si aprirebbe uno spazio politico che pochi mesi fa non esisteva. 

Il Canada ha inoltre segnalato chiaramente che le regole di origine nel settore automobilistico richiedono un negoziato trilaterale e non accordi bilaterali separati con Washington. Anche la presidente Sheinbaum ha espresso la stessa posizione da Città del Messico, rendendo il coordinamento trilaterale sulle regole di origine il più promettente terreno di allineamento strategico tra Canada e Messico degli ultimi mesi. Se entrambi i Paesi arriveranno al tavolo con linee rosse condivise sulle questioni più importanti, la loro posizione negoziale sarà più efficace di quanto potrebbe esserlo individualmente. 

Il contesto economico, tuttavia, è complesso. Il Canada ha registrato due trimestri consecutivi di contrazione economica tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, risultando l’unica economia del G7 in recessione tecnica e l’unica del Nord America. Ciò indebolisce la posizione interna del governo in vista di negoziati che molto probabilmente richiederanno concessioni. Inoltre, la sospensione del Permanent Joint Board on Defense, organismo che sostiene la cooperazione continentale in materia di sicurezza tra Stati Uniti e Canada dal 1940, rappresenta un ulteriore segnale della volontà di Washington di ridimensionare relazioni istituzionali consolidate per aumentare la propria leva negoziale. Ciò che il Messico ha imparato sul fronte della sicurezza, il Canada lo sta ora imparando sul fronte della difesa. 

Cosa cambierà in ogni caso 

L’estensione dell’accordo in futuro è probabile. Il mantenimento dello status quo no. L’esito più plausibile di questa revisione è una versione dello USMCA più restrittiva e politicamente ricalibrata. Le regole di origine saranno irrigidite. I meccanismi di enforcement saranno rafforzati. Le disposizioni relative alla sicurezza economica verranno ampliate, il che significa che l’accordo probabilmente incorporerà nuove norme sulla trasparenza delle catene di approvvigionamento, controlli sugli input provenienti da concorrenti strategici e un coordinamento più stretto nei settori critici. Emergeranno anche concessioni settoriali nei comparti dell’acciaio e dell’alluminio. 

I vantaggi tariffari relativi di cui oggi godono Messico e Canada sono reali, ma non garantiscono immunità e contano poco se un’incertezza prolungata continua a ritardare le decisioni di investimento da cui dipende la competitività del Nord America. 

Il costo della disattenzione 

La tempistica del processo di revisione difficilmente potrebbe essere peggiore. La Cina continua a combinare capacità statale e scala manifatturiera a un ritmo che nessun’altra economia riesce a eguagliare. Lo USMCA rappresenta, di fatto, l’unico quadro che continua a offrire un accesso prevedibile e preferenziale al mercato statunitense su larga scala, purché le regole vengano rispettate. Il Nord America dispone già di una delle piattaforme produttive integrate più forti del mondo. Non deve scegliere tra sicurezza economica e competitività. Lo USMCA può garantire entrambe. 

Il rischio non è una rottura drammatica. È una lenta erosione alimentata dall’attrito politico e dall’incertezza prolungata. Permettere che ciò accada, per disattenzione piuttosto che per scelta, significherebbe rinunciare all’unico vantaggio strutturale che i rivali del Nord America stanno cercando di replicare investendo massicciamente. Quest’estate, mentre i Mondiali di calcio metteranno alla prova la capacità della regione di mantenere la promessa di un palcoscenico condiviso, la revisione dello USMCA testerà qualcosa di più duraturo: se i tre Paesi che hanno costruito insieme questa piattaforma abbiano ancora la volontà politica di difenderla. Sprecare questo patrimonio, per negligenza anziché per scelta, sarebbe il più costoso degli errori. 

Diego Marroquin Bitar

*Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti