
Il 2 giugno viene spesso presentato come una festa che unisce tutti gli italiani attorno a una memoria condivisa. In realtà, dietro questa rappresentazione apparentemente neutrale, esiste un confronto politico e culturale sul significato stesso della Repubblica. La destra tende infatti a identificare la Repubblica con la Nazione, trasformando una comunità fondata su diritti, doveri, partecipazione e uguaglianza in una comunità definita soprattutto da elementi identitari, culturali e tradizionali.
Questa operazione non è priva di conseguenze. Essa consente di attenuare il ruolo dell’antifascismo e della Resistenza nella nascita della Repubblica e di sostituire il patto costituzionale con un richiamo alla difesa dell’identità nazionale. In questo quadro, temi come immigrazione, sicurezza e appartenenza, il noi contrapposto agli altri diventano centrali, mentre passano in secondo piano le grandi questioni sociali: il lavoro, le diseguaglianze, il rapporto tra Nord e Sud, la distribuzione della ricchezza.
La forza di questa narrazione deriva anche dalle paure diffuse nella società: il declino economico, l’incertezza del futuro, la precarietà e il senso di smarrimento prodotto dai cambiamenti globali. Di fronte a queste inquietudini, la Nazione proposta dalla destra appare a molti come un rifugio rassicurante.
Tuttavia, il progressivo allontanamento dai principi della Repubblica non è iniziato con l’attuale governo. Da almeno trent’anni si è assistito a un indebolimento di alcuni pilastri fondamentali della Costituzione. Lo Stato sociale è stato ridimensionato attraverso la compressione della spesa per sanità, scuola e servizi pubblici; il lavoro è diventato sempre più precario e incapace di garantire sicurezza e dignità; la partecipazione democratica si è ridotta con l’indebolimento dei partiti, del Parlamento e dei corpi intermedi; infine, anche il principio pacifista contenuto nell’articolo 11 è stato progressivamente reinterpretato fino a consentire la partecipazione italiana a numerose operazioni militari.
Lavoro, democrazia, Stato sociale e pace sono dunque i quattro ambiti nei quali si è manifestato il maggiore scostamento dal progetto originario dei costituenti. In molti casi questi cambiamenti sono stati favoriti anche dall’incapacità delle forze democratiche e progressiste di difendere e aggiornare il patrimonio costituzionale.
Per contrastare il tentativo di ridefinire il significato della Repubblica, non basta richiamarsi genericamente ai valori democratici. Occorre rilanciare un autentico patriottismo costituzionale: l’idea che la Costituzione del 1948 continui a rappresentare il fondamento della convivenza civile e il programma di una trasformazione sociale ancora incompiuta. Tornare ai principi della Repubblica significa allora ritrovare il legame con l’antifascismo, la sovranità popolare, l’uguaglianza sostanziale, la centralità del lavoro e la moralità della vita pubblica.
Come scriveva Machiavelli, una Repubblica che vuole durare deve essere ricondotta periodicamente ai propri principi. Per l’Italia, quei principi coincidono ancora oggi con la Costituzione.
Enrico Rossi
(da Rinascita Online)

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