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Ottant’anni di Repubblica: il compimento del sogno risorgimentale

Nel giorno in cui l’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica, Sergio Casprini ripercorre il lungo cammino che dal Risorgimento ha condotto alla democrazia repubblicana. Dall’emancipazione politica sancita dal voto delle donne nel 1946 alle sfide ancora aperte dell’unità nazionale, una riflessione sul significato della cittadinanza, della partecipazione e dei valori costituzionali.

di Sergio Casprini | 2 Giugno 2026

La sequenza clou del film del 2023 C’è ancora domani, di cui Paola Cortellesi è co-sceneggiatrice, regista e interprete, è quella finale, in cui una folla di donne si avvia a votare per la prima volta il 2 giugno del ‘46 per scegliere tra Monarchia e Repubblica.  La protagonista Delia riesce a sottrarsi al controllo del violento marito e, dopo aver nascosto i documenti, si reca al seggio per esprimere la sua prima libera scelta. Il voto delle donne conclude felicemente il processo di emancipazione politica delle italiane e degli italiani, iniziato nell’Ottocento con il movimento risorgimentale, bloccatosi con la parentesi infausta del Fascismo e riaffermatosi appunto con la nascita della Repubblica italiana e la promulgazione della Costituzione.

“Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie di sangue e di cor” sono i versi dell’ode MARZO 1821 scritta da Alessandro Manzoni durante i moti carbonari in Piemonte, in cui lo scrittore descrive i requisiti fondanti di una vera nazione unita, quale auspica che l’Italia diventi in futuro, raggiungendo l’unificazione politica:

– Un esercito che sia garante della democrazia, dell’unità e della difesa del nostro Paese

– Una lingua nazionale parlata da tutti i cittadini grazie alla scolarizzazione crescente nel corso dell’Ottocento e del Novecento (fino ad arrivare alla riforma della scuola media unica del 1962), alla cui affermazione ha contribuito molto anche il diffondersi della televisione.

– Una stessa fede religiosa e valori spirituali condivisi, messi a rischio dalla grave crisi tra Stato e il Vaticano al momento della presa di Roma il 20 settembre 1870, poi ricomposta con i Patti lateranensi del 1929, aggiornati nel 1984, con i quali la Chiesa cattolica rinunciava al potere temporale e riconosceva la laicità dello Stato italiano e la libertà religiosa.  Casomai il problema, già manifestatosi in altre nazioni, potrebbe diventare in futuro la convivenza con altre fedi, specialmente con quella islamica, dato l’incessante arrivo in Italia di migranti musulmani.

– Una storia comune, che la scuola ha il compito essenziale di far conoscere.

– Un forte senso di appartenenza territoriale e vincoli di fratellanza, che dovrebbero esprimersi in concreto in un radicato senso civico.

– L’attaccamento alla Patria Comune.

Come in tutti processi storici, oltre alle luci ci sono anche le ombre, che rendono in parte nominale la nostra unità nazionale: la presenza pervasiva nella vita dei cittadini di uno sclerotico apparato burocratico della nostra amministrazione,  già denunciato dallo storico Pasquale Villari dopo la sconfitta di Custoza nel 1866, in mancanza anche di un reale decentramento di alcune funzioni statuali, già auspicato da Cattaneo e da Cavour, solo  parzialmente risolto con la costituzione delle regioni nel  1970. Ma pesa soprattutto la persistenza di un forte divario territoriale tra Nord e Sud, sia per le differenze di reddito tra i cittadini, sia per uno sviluppo economico diseguale, in presenza anche di pulsioni populiste e sovraniste in una parte dei cittadini italiani che stanno frenando quel processo di integrazione europea, nato nei primi anni della Repubblica. Inoltre, un allarmante e recente segnale di crisi della nostra Repubblica è la crescente disaffezione dei cittadini alla partecipazione alla vita politica con una forte percentuale di astensioni alle scadenze elettorali sia quelle politiche che amministrative proprio in questi anni di pandemie, guerre e crisi economiche.

Ne è pienamente consapevole il nostro Presidente Sergio Mattarella, che, nel suo ruolo istituzionale di garante dell’Unità d’Italia e di custode dei principi della Costituzione repubblicana, fa continui richiami alla coesione e solidarietà nazionale, rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni da pater familias, che rassicura sulle loro aspirazioni e incertezze, ma li richiama anche alle loro responsabilità civiche e politiche. E proprio in merito agli 80 anni della Repubblica il Presidente, in una lettera ad alcuni liceali “maturandi” di Milano, che hanno realizzato due calendari dedicati alle dodici “Madri costituenti”, ha scritto: “Vi avvicinate all’esame di maturità. Un traguardo importante, una svolta, vissuta da sempre con qualche trepidazione, con speranza e fiducia. Quest’anno, come ben sapete, si celebra l’ottantesimo anniversario della nostra Repubblica. Potremmo, in qualche modo, accostare il referendum del 2 giugno del 1946 con la scelta repubblicana, a un esame di maturità della nostra Italia”.

Buon compleanno Italia!

Sergio Casprini

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

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