
C’è un punto che la politica italiana continua ostinatamente a non voler vedere: quando scegli di essere subalterno, prima o poi qualcuno ti tratta da subalterno.
Giorgia Meloni ha passato mesi a giustificare, coprire, minimizzare ogni eccesso del governo Netanyahu, anche quando la comunità internazionale parlava apertamente di crimini di guerra e di un possibile genocidio in corso a Gaza.
L’Italia ha scelto la linea dell’acquiescenza: nessuna pressione diplomatica, nessuna condanna esplicita, nessuna distanza politica. Solo un silenzio complice, travestito da prudenza istituzionale.
Il risultato è arrivato puntuale con l’episodio della Flottilla.
Attivisti fermati in acque internazionali, tra cui ventinove italiani, trattati come criminali, inginocchiati, bendati, picchiati. Un’operazione illegale, condotta con arroganza e senza alcun rispetto per il diritto internazionale. E mentre altri governi europei reagivano con fermezza, in Italia si è assistito alla solita danza di dichiarazioni timide, calibrate, impaurite.
Perché questo è il punto: quando passi mesi a dimostrare che non alzerai mai la voce, nessuno ti teme quando finalmente provi a farlo.
Meloni ha sottovalutato tutto: la portata politica delle sue scelte, il messaggio che stava inviando al mondo, la percezione di debolezza che stava costruendo attorno all’Italia. Ha creduto che la fedeltà cieca a Netanyahu le avrebbe garantito protezione e prestigio. Invece ha ottenuto l’effetto opposto: un’Italia percepita come irrilevante, governata da chi non ha né forza né carattere per difendere i propri cittadini quando serve davvero.
E ora il governo si trova davanti allo specchio. Per mesi ha accettato tutto: bombardamenti indiscriminati, violazioni del diritto internazionale, provocazioni politiche, persino lo spettacolo indegno di un ministro israeliano che festeggia la pena di morte con lo champagne.
Ha accettato tutto, e ora scopre che chi non pone limiti agli altri finisce per non averne più neppure per sé.
L’Italia non è stata soltanto umiliata da Israele: si è consegnata all’umiliazione scegliendo la fedeltà al più forte invece della dignità nazionale. Ha chiuso gli occhi davanti al dolore degli altri, ha accettato senza fiatare ciò che il mondo intero denunciava come una tragedia umanitaria.
E chi si abitua a non vedere il dolore altrui finisce per non riconoscere neppure il proprio. Oggi il governo scopre che la subalternità non è una postura diplomatica: è una condanna! Perché quando rinunci alla dignità, il conto arriva sempre.
E adesso è arrivato!
Angioletta Massimino

eccellente disamina .Vilta e correità di fatto .Governi indegno