
di Gianluigi Negro*
Lo scorso marzo, a margine della sessione annuale dell’Assemblea nazionale popolare – il massimo organo legislativo della Repubblica Popolare Cinese (PRC) – è stato pubblicato il 15° Piano Quinquennale (2026-2030). Il testo riflette quanto già anticipato da diversi analisti in occasione della quarta sessione plenaria del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), nell’autunno del 2025. Gli studiosi anticipavano la centralità dell’innovazione tecnologica come dominio fondamentale per raggiungere la cosiddetta “sostanziale modernizzazione socialista” prevista per il 2035, anche in virtù di un aumento della spesa in ricerca e sviluppo pari al 3% del Pil.
Il 15° Piano Quinquennale pone, in effetti, notevole enfasi sul ruolo dell’intelligenza artificiale, scelta strategica già palesata nel 14° Piano (2021-2025). Nel documento, l’IA veniva infatti definita come la tecnologia chiave per sostenere il progresso economico del Paese.
Sebbene alcuni studiosi abbiano messo in evidenza come lo sviluppo dell’IA in Cina debba essere considerato un fenomeno dal basso piuttosto che top-down, la rilevanza del discorso politico e delle proposte di governance continua a ricoprire un ruolo centrale, soprattutto da una prospettiva retorica. In quest’ottica, il Partito-Stato va interpretato come l’unico agente incaricato, da un lato, di promuovere e sostenere uno sviluppo tecnologico privo di conseguenze negative per la società e, dall’altro, di rafforzare l’autorevolezza della Cina sia a livello nazionale che internazionale.
I primi passi dell’IA cinese
Da una prospettiva di lungo periodo, va sottolineato che tra gli anni ’50 e ’70 dello scorso secolo, l’IA è stata stigmatizzata nel Paese per motivi ideologici. Il primo riconoscimento formale avvenne solo con la creazione della Società Cinese dell’IA (CAAI) a Changsha nel settembre del 1981, e con la fondazione della rivista The Journal of Artificial Intelligence nel 1982.[1] Negli anni successivi iniziò a emergere un interesse più marcato anche dal punto di vista governativo grazie a una serie di progetti riconducibili al “programma 863” – lanciato nel 1986 – con l’intento di stimolare lo sviluppo dell’alta tecnologia (inclusa l’IA), al fine di rendere il Paese indipendente da tecnologie straniere e relativi obblighi finanziari. Nei due decenni successivi si registrarono una crescita di interesse e un incremento di progetti accademici con una risonanza sia a livello mediatico che in opinione pubblica.
Dopo l’insediamento di Xi Jinping
L’orientamento strategico e politico della Cina nei confronti dell’intelligenza artificiale prende avvio nel 2015 con il piano “Made in China 2025”, un programma concepito per trasformare il Paese da “fabbrica del mondo” a basso costo a una potenza manifatturiera ad alta tecnologia. In questa fase iniziale, l’IA non costituiva ancora il fulcro centrale, ma iniziava ad essere considerata come strumento fondamentale per favorire lo sviluppo della robotica avanzata e della produzione intelligente. Tra gli obiettivi principali figurava l’automazione delle fabbriche per rispondere sia al calo demografico, sia all’aumento dei costi del lavoro.
L’intelligenza artificiale ha successivamente trovato una collocazione più formale nella pianificazione statale di alto livello con la pubblicazione del 13° Piano Quinquennale (2016-2020), documento in cui è stata classificata come un’“industria strategica emergente” (Capitolo 26). Questo riconoscimento ufficiale ha spinto il governo a dirottare ingenti fondi pubblici verso la ricerca e lo sviluppo, incoraggiando contemporaneamente giganti tecnologici come Baidu, Alibaba e Tencent a investire massicciamente nel settore.
Un ulteriore momento di svolta cruciale si è verificato nel 2017 con il “Piano di Sviluppo dell’IA di Prossima Generazione“ (AIDP), un documento nato anche in risposta allo shock causato dalla vittoria del software AlphaGo sul campione mondiale di Go, Lee Sedol. Questo piano ha elevato l’IA in priorità nazionale assoluta, fissando tre tappe indicative: il raggiungimento degli standard occidentali entro il 2020, l’affermazione dell’IA come motore dell’aggiornamento industriale cinese entro il 2025 e il raggiungimento del primato mondiale nell’innovazione entro il 2030.
Con la pubblicazione del 14° Piano Quinquennale (2021-2025) e l’inasprimento delle tensioni tecnologiche con gli Stati Uniti, la strategia cinese si è spostata verso la sicurezza e la resilienza. L’IA è stata così elevata al rango di tecnologia di “esigenza strategica nazionale” e l’accento si è spostato sull’autosufficienza e sul potenziamento tecnologico. Per superare la vulnerabilità legata alla dipendenza dai microchip e dai software occidentali, Pechino ha iniziato a finanziare l’intera catena di approvvigionamento, dall’hardware agli algoritmi di base.
Negli anni più recenti, tra il 2023 e il 2025, la Cina ha dovuto affrontare la sfida dell’IA generativa (GenAI) e delle sanzioni statunitensi sull’esportazione di semiconduttori avanzati. La risposta è stata duplice: da una parte, l’introduzione delle prime normative al mondo per allineare la GenAI ai valori socialisti e, dall’altra, il lancio dell’iniziativa “AI+” nell’agosto del 2025. Quest’ultima mira, tra gli altri obiettivi, a integrare i modelli linguistici nell’economia reale, cercando di compensare la limitata potenza di calcolo disponibile attraverso un’ottimizzazione estrema e applicazioni industriali ad hoc. La stessa iniziativa è stata esplicitamente richiamata nel 15° Piano, auspicandone un’attuazione completa entro il 2030.
Il 15° Piano: l’IA come tecnologia trasversale
Analizzando più nel dettaglio il 15° Piano, è possibile notare come l’intelligenza artificiale non sia più trattata come un settore isolato, ma come una tecnologia trasversale che permea l’intera struttura del documento, con particolare concentrazione in quattro aree strategiche: la ricerca scientifica “di frontiera”, l’infrastruttura digitale, l’integrazione industriale e la governance globale.
La base scientifica dell’IA viene definita nel Capitolo 8 dedicato “al rafforzamento, all’innovazione autentica e alle tecnologie chiave”. Anche in questo caso, l’IA è inserita nei settori strategici in cui è necessario continuare a competere, al fine di non perdere i vantaggi competitivi acquisiti nel corso degli ultimi anni. In questo passaggio, il Piano elabora la necessità di raggiungere l’autosufficienza nella produzione dei microchip ad alte prestazioni e negli stack software fondamentali.[2] Un punto di particolare interesse è l’enfasi sulla ricerca di base finalizzata a rendere l’IA capace di elaborare decisioni complesse.
Il cuore pulsante della strategia digitale si trova nella quarta parte del documento, dedicata alla realizzazione del programma “Cina Digitale”.[3] Pubblicato dal Consiglio di Stato nel febbraio del 2023, ha lo scopo di migliorare in particolare lo sviluppo della trasformazione digitale e intelligente. Nello specifico, il capitolo 12 si concentra sull’offerta di risorse, delineando una filiera che integra potenza di calcolo, algoritmi e dati. Qui il Piano pone l’obiettivo di costruire cluster di calcolo intelligente su larghissima scala e di promuovere la sinergia “modello-microchip-cloud”. Sul fronte degli algoritmi, si punta esplicitamente verso l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI), menzionando tecnologie specifiche come l’IA multimodale, intelligenza incarnata[4] e robot umanoidi. Per quanto riguarda i dati, il Piano prevede la creazione di corpora linguistici e dataset di alta qualità per settori critici come energia, trasporti e finanza, stabilendo regole precise per l’uso dei dati nel training dei modelli.
L’applicazione pratica dell’IA è descritta nel Capitolo 13, sezione in cui il Piano riprende il programma “IA+”. Questo passaggio definisce come l’IA debba trasformare i processi produttivi grazie a un consolidamento della manifattura intelligente, parte fondamentale della modernizzazione industriale. Allo stesso tempo, l’IA è inserita in un più ampio processo di sviluppo di un ecosistema in cui personalizza l’istruzione, supporta la diagnostica medica di precisione e contribuisce a creare nuovi modelli di assistenza per gli anziani. Vi è inoltre un riferimento all’utilizzo dell’IA nell’amministrazione pubblica, indicando la formazione di un settore più proattivo, capace di identificare i bisogni dei cittadini prima ancora che vengano espressi.
Il Capitolo 14, infine, definisce un quadro sulla governance e sull’etica, stabilendo la necessità di un sistema normativo che copra l’intero ciclo di vita dell’IA. I passaggi più rilevanti riguardano l’archiviazione degli algoritmi, la valutazione della sicurezza e la definizione dei diritti di proprietà per i contenuti generati dall’IA (AIGC). A livello internazionale, la Cina dichiara l’intenzione di guidare la creazione di regole globali, proponendo la fondazione di un’Organizzazione Mondiale per la Cooperazione sull’IA e promuovendo una governance basata sulla fiducia e sul supporto tecnologico ai Paesi del Sud globale. Anche la difesa nazionale viene toccata nel capitolo 55, con riferimenti espliciti allo sviluppo di forze di combattimento basate sull’IA e di sistemi militari autonomi.
Il 15° Piano pone dunque grande enfasi sull’intelligenza artificiale e le sue applicazioni in diversi ambiti, da quello economico a quello sociale, confermando un percorso che, almeno a livello di comunicazione politica, si dimostra coerente e strutturato. Rimane tuttavia da comprendere e indagare, sul piano analitico, come queste linee saranno applicate dalle varie amministrazioni locali, quali saranno le reazioni della società – si pensi ad esempio all’impatto dell’IA sul mondo del lavoro – e in che misura il contesto internazionale avrà un impatto sulla realizzazione interna di questi ambiziosi obiettivi.
Gianluigi Negro
*Istituto Ispi

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