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La sinistra a Milano perde altro tempo

A un anno dalla fine del mandato, il sindaco di Milano Beppe Sala convoca l’ennesimo vertice di maggioranza di sinistra. L’obiettivo dichiarato è “fare il punto”, riallineare le priorità e ritrovare quell’armonia che, a detta dello stesso primo cittadino, sembra oggi mancare nel centrosinistra milanese. Ma il dato politico, al di là delle formule di rito, è un altro: una coalizione che arriva alla fase finale della consiliatura ancora impegnata a discutere come governare, più che a governare davvero. L’incontro del 15 maggio con segretari e capigruppo arriva infatti in un momento di evidente affaticamento politico. Le tensioni emerse nei giorni scorsi – in particolare con i Verdi sul tema del gemellaggio con Tel Aviv – non sono un episodio isolato, ma il sintomo di una maggioranza che fatica a trovare una linea comune su dossier rilevanti, tanto simbolici quanto amministrativi.

di Luca Rampazzo | 6 Maggio 2026

A un anno dalla fine del mandato, il sindaco di Milano Beppe Sala convoca l’ennesimo vertice di maggioranza di sinistra. L’obiettivo dichiarato è “fare il punto”, riallineare le priorità e ritrovare quell’armonia che, a detta dello stesso primo cittadino, sembra oggi mancare nel centrosinistra milanese. Ma il dato politico, al di là delle formule di rito, è un altro: una coalizione che arriva alla fase finale della consiliatura ancora impegnata a discutere come governare, più che a governare davvero.

L’incontro del 15 maggio con segretari e capigruppo arriva infatti in un momento di evidente affaticamento politico. Le tensioni emerse nei giorni scorsi – in particolare con i Verdi sul tema del gemellaggio con Tel Aviv – non sono un episodio isolato, ma il sintomo di una maggioranza che fatica a trovare una linea comune su dossier rilevanti, tanto simbolici quanto amministrativi. Non è un caso che lo stesso Sala richiami esplicitamente la necessità di “intendersi sulle cose da fare”: un’espressione che, letta politicamente, certifica una difficoltà di coordinamento che arriva tardi, quando il tempo utile per incidere si sta esaurendo.

Il problema è strutturale. Negli ultimi anni, Milano ha assistito a un proliferare di tavoli, confronti, mediazioni interne, spesso accompagnati da annunci ambiziosi ma seguiti da tempi di realizzazione incerti. Ora, con la scadenza elettorale all’orizzonte, il rischio è che anche ciò che resta da fare venga assorbito – come ammette lo stesso sindaco – dalla campagna elettorale. In altre parole, si discute di accelerare proprio mentre si entra nella fase in cui ogni decisione sarà inevitabilmente filtrata dal consenso.

Sala parla di “opere da finire” e di “questione sociale”. Temi cruciali, senza dubbio. Ma proprio su questi fronti si misura il divario tra programmazione e risultati. La città reale – quella delle periferie, del disagio abitativo, delle disuguaglianze crescenti – difficilmente può accontentarsi di un ultimo anno impostato come una corsa contro il tempo. Servirebbe, piuttosto, una direzione chiara e consolidata già da tempo.

Emblematica, in questo senso, è anche la gestione della movida estiva. Il sindaco annuncia più controlli e il coinvolgimento del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riconoscendo da un lato la vitalità giovanile di Milano e dall’altro la necessità di tutelare il riposo dei residenti. Ma anche qui il copione è noto: un equilibrio che si cerca ogni anno, tra ordinanze temporanee e interventi emergenziali, senza mai arrivare a una strategia strutturale e condivisa.

In definitiva, ciò che emerge è una maggioranza che, a dodici mesi dalla fine, appare ancora concentrata su sé stessa: sulle proprie dinamiche interne, sulle proprie frizioni, sulla necessità di “ritrovarsi”. Un esercizio legittimo, ma che arriva quando dovrebbe invece essere il momento della massima concretezza amministrativa.

Perché il punto non è convocare riunioni per decidere cosa fare. Il punto è aver già deciso, e soprattutto aver già fatto.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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