
In un momento di altissima tensione globale, i telefoni della Casa Bianca e del Cremlino sono tornati a squillare per un colloquio fiume di oltre un’ora e mezza. Al centro del dialogo tra Donald Trump e Vladimir Putin non solo il conflitto in Ucraina, ma soprattutto il dossier nucleare iraniano, giunto a un punto di rottura dopo settimane di stallo nei negoziati e l’escalation militare in Medio Oriente.
Secondo quanto riferito dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov e confermato dallo stesso Trump durante un incontro con l’equipaggio di Artemis II, Putin ha avanzato una proposta concreta per risolvere la crisi dell’arricchimento nucleare di Teheran. Mosca si è offerta di agire come garante e Paese terzo, proponendo di trasferire in territorio russo le circa 970 libbre di uranio arricchito iraniano.
L’obiettivo di Putin è duplice: scongiurare un’operazione di terra statunitense in Iran — definita dallo Zar “totalmente inaccettabile e pericolosa” — e riposizionare la Russia come mediatore indispensabile. Trump, pur definendo il colloquio “costruttivo e molto franco”, ha mantenuto la sua linea pragmatica. Sebbene abbia apprezzato il sostegno di Putin alla sua decisione di estendere il cessate il fuoco, il tycoon ha gelato le ambizioni russe sulla gestione del materiale fissile, dichiarando: “Preferirei molto di più che Putin si impegnasse a porre fine alla guerra in Ucraina”.
La telefonata ha messo in luce una strategia di scambio di favori e pressioni. Mentre il Pentagono stimava in 25 miliardi di dollari il costo attuale delle operazioni in Iran, Trump ha suggerito che la fine del conflitto in Medio Oriente potrebbe seguire una tabella di marcia simile a quella ucraina.
Punti chiave emersi dal colloquio.
Putin ha proposto una tregua temporanea in Ucraina per le celebrazioni del Giorno della Vittoria, iniziativa che Trump ha supportato attivamente.
Mosca ha avvertito che ulteriori attacchi americani o israeliani ai siti civili iraniani rischierebbero di incendiare l’intera regione, proprio mentre l’Iran minaccia “azioni pratiche” in risposta al blocco navale.
Nonostante la tensione, Teheran ha fatto sapere di essere disposta a riaprire lo Stretto di Hormuz anche senza un accordo nucleare definitivo, segnale che i canali diplomatici, seppur fragili, restano aperti.
Malgrado il rifiuto iniziale di Trump sull’uranio, il Cremlino ha confermato che i contatti tra i team negoziali continueranno, coinvolgendo anche gli Stati del Golfo e Israele. Il Presidente americano sembra scommettere sulla sua capacità di ottenere un “deal” in tempi record, forte del collasso economico interno iraniano. Resta da vedere se la mediazione russa sarà il ponte verso una pace duratura o solo un tentativo di Putin di allentare la pressione sul fronte ucraino in cambio di concessioni in Medio Oriente.
Giuseppe Basilico

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