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Come si combatte oggi: ovvero tentare di vincere senza perdere

La guerra moderna non è più una guerra di masse né di territorio nel senso classico. È una guerra di sistemi. L’obiettivo non è occupare spazio, ma interrompere la capacità operativa dell’avversario. Il modello del Novecento, fatto di fronti continui e uomini mandati avanti a riempire i vuoti, è finito. Un tempo vinceva chi aveva più uomini da sacrificare e più capacità di sostituirli. Oggi quella logica non sta più in piedi. Chi attacca parte con un vantaggio reale. Decide quando, dove e come colpire. Ma è un vantaggio che dura poco. Se non viene trasformato subito in un risultato concreto, si consuma. L’obiettivo non è lo scontro frontale, ma il collasso del sistema. I bersagli sono sempre gli stessi: logistica, energia, comunicazioni. Se saltano questi tre elementi, tutto il resto si ferma anche senza battaglie decisive.

di Piero Terracina | 5 Aprile 2026

La guerra moderna non è più una guerra di masse né di territorio nel senso classico. È una guerra di sistemi. L’obiettivo non è occupare spazio, ma interrompere la capacità operativa dell’avversario. Il modello del Novecento, fatto di fronti continui e uomini mandati avanti a riempire i vuoti, è finito. Un tempo vinceva chi aveva più uomini da sacrificare e più capacità di sostituirli. Oggi quella logica non sta più in piedi.

Chi attacca parte con un vantaggio reale. Decide quando, dove e come colpire. Ma è un vantaggio che dura poco. Se non viene trasformato subito in un risultato concreto, si consuma. L’obiettivo non è lo scontro frontale, ma il collasso del sistema. I bersagli sono sempre gli stessi: logistica, energia, comunicazioni. Se saltano questi tre elementi, tutto il resto si ferma anche senza battaglie decisive.

Il problema è il tempo. Se l’operazione si allunga, diventa un costo. Le linee si estendono, i rifornimenti si espongono, la pressione interna cresce. Più passa il tempo, più il difensore riceve supporto e più il vantaggio iniziale si riduce fino a sparire.

Chi si difende non deve vincere subito. Deve evitare il collasso. La difesa efficace lavora su tre livelli: dispersione per non offrire bersagli facili, resilienza per restare operativi anche sotto attacco, continuità per non perdere comando, comunicazioni e produzione.

La guerra oggi non è isolata. Il contesto esterno pesa. Sanzioni, flussi economici, supporto tecnologico e militare influenzano direttamente l’equilibrio. Più il conflitto dura, più questi fattori diventano decisivi.

Le guerre convenzionali, per come erano concepite, non convengono più. Sono troppo costose, consumano uomini e risorse senza garantire risultati chiari. Quello che sembra semplice all’inizio si trasforma in una struttura rigida e costosa da sostenere, dove ogni avanzamento apre nuovi problemi invece di chiuderli.

Il parametro reale è uno solo: sostenere lo sforzo nel tempo. Non basta reggere sul campo. Serve tenere insieme economia, produzione e stabilità interna. Quando uno di questi elementi cede, il resto segue.

Chi attacca deve chiudere in fretta o stabilizzare lo scontro. Se resta bloccato, entra in una dinamica di consumo. Chi si difende deve assorbire l’urto iniziale e portare il conflitto su una durata lunga.

Non è più una guerra di quantità. È una guerra di tenuta. Chi resta in piedi più a lungo, vince.

Vallo a far capire a quei due.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Esteri, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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