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Schlein senza la “parolina”

«Vitaccia cavallina me scappa sempre la parolina!». Carosello anni Sessanta. Un cavallo si lamenta di un’ingiustizia in una pubblicità di una azienda di cui non facciamo il nome. Nel brevissimo filmato l’equino è sconsolato: non riesce mai a vincere una corsa. Il cavallo, in un cartone animato, si sfoga con il figlio puledro affamato. Si esprime in romanesco: «Ero nato per vincere quella grande corsa, er coso…». Però non ricorda il nome della grande corsa. Sbotta: «Vitaccia cavallina me scappa sempre la parolina!»

di Rodolfo Ruocco | 4 Aprile 2026

«Vitaccia cavallina me scappa sempre la parolina!». Carosello anni Sessanta. Un cavallo si lamenta di un’ingiustizia in una pubblicità di una azienda di cui non facciamo il nome. Nel brevissimo filmato l’equino è sconsolato: non riesce mai a vincere una corsa. Il cavallo, in un cartone animato, si sfoga con il figlio puledro affamato. Si esprime in romanesco: «Ero nato per vincere quella grande corsa, er coso…». Però non ricorda il nome della grande corsa. Sbotta: «Vitaccia cavallina me scappa sempre la parolina!».
Elly Schlein esulta per la vittoria del “no” al referendum sulla giustizia. È un grande successo. La segretaria del Pd dice: «È stata una vittoria di popolo», c’è l’alternativa al governo Meloni, è stata difesa l’indipendenza della magistratura dagli attacchi della destra.
Forse anche a Elly Schlein «scappa sempre la parolina». È giusto che lei esulti per la vittoria ma è tutto da capire come ora Elly Schlein vorrà costruire l’alternativa alla destra di Giorgia Meloni. Manca un anno alle elezioni politiche di fine 2027 e serve un leader, una coalizione tra centro-sinistra e cinquestelle, un programma riformista. Per ora non c’è niente. C’è da fare un lavoro enorme di riflessione, di ideazione, di organizzazione. Manca una idea forza, uno slogan, “una parolina” in grado di sintetizzare un progetto riformista. “La parolina” in grado di entusiasmare e di coinvolgere nella lotta per i diritti il vasto mondo progressista.
Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati non è tanto una vittoria delle opposizioni ma piuttosto una sconfitta di Meloni causata dai suoi numerosi autogol: la postura dai tratti autoritari del governo, la politicizzazione del referendum svolta con una campagna propagandistica eccessiva fino agli insulti, l’azzoppamento dello stato sociale, il caro energia dovuto alle guerre che fa rincarare tutto. In questo clima alle opposizioni è bastato un secco “no” per fermare la corsa della destra, almeno per ora. Gli elettori di sinistra rifugiatisi nell’astensione sono tornati a votare.
Tuttavia le elezioni politiche si vincono su idee forza, su “la parolina” dirompente e attrattiva. Le sinistre raramente ci sono riuscite nella Seconda e Terza Repubblica. “Meno tasse”. Silvio Berlusconi, con la coalizione di centro-destra, vinse le elezioni promettendo il taglio dell’Irpef, non lo realizzò ma abolì tra gli applausi le imposte sulla prima casa. Massimo D’Alema, segretario del Pds-Ds, propugnò la realizzazione di una “Italia normale” ma non sfondò nelle elezioni e dovette passare la palla a Romano Prodi. L’ex ministro Dc già presidente dell’Iri divenne presidente del Consiglio creando l’alleanza dell’Ulivo che puntava sull’entrata dell’Italia nell’euro. “Roma ladrona”. Umberto Bossi inventò la rivoluzione leghista difendendo il ceto produttivo del Nord fino a proclamare la secessione della Padania, poi mai avvenuta. “Tutti a casa”. Beppe Grillo stravinse lanciando la rivoluzione populista anti sistema dei cinquestelle a colpi di “vaffa…”. Poi il suo movimento, creato dal nulla, si è diviso in tanti pezzi (tra destra, sinistra, centro) e il suo fondatore è tornato a fare il comico. Giorgia Meloni sfonda puntando su una precisa identità di destra, su Dio-Patria-Famiglia e diventa presidente del Consiglio nel 2022. Vince quasi sempre in quattro anni, fino al referendum costituzionale sulla giustizia. Ne escono fuori con le ossa rotte lei e il suo governo che perde pezzi. La presidente del Consiglio è così allarmata che sembrerebbe valutare anche le elezioni politiche anticipate. I sondaggi elettorali danno in discesa il suo partito, Fratelli d’Italia.
Elly Schlein divenne segretaria del Pd nel 2023, fu eletta grazie alle primarie aperte in cui votarono anche i cittadini. Fu una novità: una donna, giovane, estroversa. Suscitò grandi speranze dopo la sconfitta elettorale dei democratici nelle elezioni politiche del 2022. Disse riferendosi al vecchio apparato del partito: «Non mi hanno visto arrivare». Ma da allora ha perso quasi sempre le elezioni, i capi corrente a più riprese si sono interrogati sulla necessità di scegliere un altro leader, perché dall’opposizione non riesce a incidere. Lei stessa è titubante a celebrare le primarie aperte per decidere chi candidare a Palazzo Chigi, mentre Giuseppe Conte le vuole fortemente (nei sondaggi è preferito alla segretaria democratica). Adesso Schlein si dovrà dare da fare per vincere le politiche dell’anno prossimo. Le serve “la parolina” per vincere, per suscitare entusiasmo nel popolo di centro-sinistra.

Rodolfo Ruocco

Pubblicato in : Editoriale

Info Rodolfo Ruocco

Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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