
Mentre l’intero mondo si interroga sulla doppia guerra in atto nel Medio Oriente, quella militare e quella economica per l’energia, un altro grande interrogativo assilla le capitali del mondo. Il conflitto si allargherà sempre più vista la volontà dei terroristi di Teheran lanciatisi al grido di “muoia Sansone con tutti i filistei”?
In Italia, come al solito, facciamo ridere o meglio piangere.
Da una parte sentiamo urlare in Parlamento frasi come “Non parteciperemo al conflitto!” come non facessimo parte di uno schieramento dagli anni ’40 oltre al fatto che la guerra energetica ci ha già coinvolti e alla quale non possiamo sottrarci. Tant’è vero che abbiamo già inviato una nostra fregata a Cipro. Per non parlare dell’invitare l’opposizione ad “un tavolo per discutere della guerra” una cosa senza senso per due validi motivi: il primo è che questa opposizione sa fare solo questo ovvero urlare e addossare qualsiasi colpa al governo in carica, per cui non lascerà mai questa comodissima posizione. Volendo ammettere che, per caso, l’opposizione fosse rinsavita cosa avrebbero mai potuto decidere a questo tavolo? Nulla! Per decidere infatti occorre, in ogni settore umano e questo geopolitico in particolare, avere una “forza” da poter mettere sul banco per cercare di imporre soluzioni o, meglio ancora, mediazioni. Ma noi, come è al mondo noto, non abbiamo nessuna forza e da alcuni decenni contiamo meno di nulla addirittura meno dell’UE.
Un’opposizione a dir poco variegata oltre che pittoresca che associa tutti loro al grido di “Venga in aula a riferire sulla guerra e sull’energia” che significa?
Abbiamo forza e ruolo per riferire su quello che altre potenze, piaccia o non piaccia, hanno deciso? No! E allora a cosa serve? Boh?
L’accusa, poi, di essere “succuba degli Stati Uniti” è assurda quando, senza eccezione alcuna, dal Berlusconi nel 1994, passando per D’Alema che ci portò a guerreggiare in Jugoslavia e fino a Giuseppi è stata una gara continua ed incessante a correre per baciare la pantofola a Washington sul Presidente americano di turno.
Nel frattempo, mentre l’intero mondo sta decidendo anche per noi, qui abbiamo Gratteri che minaccia la stampa ad uno scontro dopo il referendum senza che nessuno ha voluto e/o potuto chiedergli, ad esempio nel passato, il conto per i 423 innocenti mandati in galera. Senza dimenticare, altresì, alcuni autorevoli outsider delle opposizioni in cui spiccano, tanto per citare i più importanti, i nomi di Angelo Bonelli che ha, nel suo CV, la meritevole partecipazione al salvataggio del popolo Zo’è nella foresta amazzonica con i fondi della regione Lazio e il compagno Nicola Fratoianni che, in ogni Tg, lo si vede assediato da cronisti d’assalto che pendono dalle sue labbra in attesa di riportare le sue parole mai, però, accompagnato dalla consorte Elisabetta Piccoletti anche lei parlamentare.
E poi c’è l’opposizione mediatica guidata da Piero Sansonetti direttore del quotidiano L’Unità con cui agita la durlindana rivoluzionaria delle parole sotto l’egida del capitalista casertano Alfredo Romeo. Fa sempre piacere leggere sull’Avvenire, quotidiano della C.E.I. e finanziato dai contribuenti italiani, il fatto che 1.200 bambini ucraini sono stati rapiti dalla Russia mentre, vado a mente, non mi pare che si sia mai molto interessato a divulgare l’inchiesta Spotlight del Boston Globe che, con ripercussioni mondiali, è passata sottotraccia in Italia.
Raffaele Romano

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