Successo di Rustioni al Maggio

La stagione sinfonica del Maggio Musicale Fiorentino prosegue con una notevole affluenza di pubblico, come avvenuto anche in occasione dell’ultimo concerto diretto da Daniele Rustioni alla Sala Mehta. Il programma, alquanto accattivante, proponeva la celebre ouverture del Tannhäuser di Wagner, seguito dal Schicksalslied op. 54 (Canto del destino) e la Sinfonia n. 2 in re maggiore di Brahms; dunque un programma incentrato sui due maggiori (e tradizionalmente contrapposti tra loro), musicisti del secondo ‘800 tedesco, l’uno destinato a diventare il simbolo dell’opera nazionale germanica, l’altro, Brahms, il massimo rappresentante del sinfonismo post beethoveniano.
Con la guida di Rustioni, l’Ouverture wagneriana è apparsa ben delineata nella sua potente carica espressiva, nonché ben controllata sotto il profilo della compattezza; la musicalità intrinseca del pezzo non si è manifestata con enfasi oratoria, bensì con una tensione equilibrata, ma al tempo stesso emozionante. Ottima l’esecuzione degli orchestrali del Maggio e in particolare quella della sezione dei fiati.
Tutt’altra atmosfera musicale connotava il Canto del destino di Brahms, basato su un testo di Friedrich Hölderlin del 1797 e messo in musica dal compositore amburghese nel 1871. In questo brano il grande protagonista è stato il Coro del Maggio, molto ben preparato da Lorenzo Fratini, che ha saputo sottolineare efficacemente, attraverso l’attenta conduzione di Rustioni, i sensibili contrasti sonori e drammatici tra l’aura meditativa e dolce delle prime due strofe e l’improvvisa, ma soprattutto veemente, tempesta sonora della terza, una sorta di Dies irae inesorabile e terrificante.
Nella seconda parte della serata la Seconda sinfonia di Brahms, affrontata dal direttore milanese con piglio energico e passionale, a cominciare dall’”Allegro non troppo” di apertura, un pezzo in cui il lirismo si unisce ad una complessa elaborazione motivica, oltre tutto ottimamente tratteggiata dagli strumentisti del Maggio; e dopo un’equilibrata lettura dell’”Adagio non troppo” e del quasi preclassico “Allegretto grazioso”, la bacchetta di Rustioni si è distinta per un’interpretazione trascinante e – a tratti – molto turbinosa, del “Presto ma non assai”, riuscendo peraltro a mantenere saldissima e sicura la direzione e avvalendosi del contributo di un’orchestra in forma veramente eccellente.
Successo caloroso e prolungato da parte del folto pubblico.
Luca Summer

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