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Gli arcifilistei di oggi

Per il vecchio Karl Marx Jeremy Bentham non riusciva, come la maggior parte del genere umano del resto, a comprendere l’infelicità dovuta al servaggio della forza lavoro. Bentham era convinto che il solo arricchimento della classe operaia potesse essere sufficiente a sanare qualunque dolore morale. In pratica, l’inglese Bentham che aveva diffuso l’idea della separazione fra Stato e chiesa, degli interessi sul prestito, del controllo delle nascite, dei diritti del cittadino, del benessere sociale, arrivando persino a collaborare, lui irriducibile Tory, con i ministri di Mirabeau in Francia, era solo un cinico borghese, o meglio, quello che i giovani studenti tedeschi chiamavano all’epoca un filisteo.

di Riccardo Bruno | 6 Ottobre 2025

Per il vecchio Karl Marx Jeremy Bentham non riusciva, come la maggior parte del genere umano del resto, a comprendere l’infelicità dovuta al servaggio della forza lavoro. Bentham era convinto che il solo arricchimento della classe operaia potesse essere sufficiente a sanare qualunque dolore morale. In pratica, l’inglese Bentham che aveva diffuso l’idea della separazione fra Stato e chiesa, degli interessi sul prestito, del controllo delle nascite, dei diritti del cittadino, del benessere sociale, arrivando persino a collaborare, lui irriducibile Tory, con i ministri di Mirabeau in Francia, era solo un cinico borghese, o meglio, quello che i giovani studenti tedeschi chiamavano all’epoca un filisteo. E poiché Marx aveva dato del filisteo persino a Ricardo, che gli appariva meno sensibile al profitto di quanto lo fosse Bentham, coniò per quella cariatide il termine apposito di arcifilisteo.

Ora Marx era pur sempre un ricco giudeo e secondo la Bibbia, i filistei vennero sconfitti da Israele e assunsero quindi nella Regione un ruolo gregario, anche se probabilmente le loro città rimasero indipendenti almeno fino ai tempi del re Erode. Fu Erode che regalò la più importante di queste, Gaza, alla regina Cleopatra. I romani invece appena sconfitto il regno di Giudea e Samaria e una volta piegata Israele, per meglio umiliarla, le imposero appunto il nome della terra dei vinti del passato, Philisteia. L’imperatore Adriano usò anche quello di Grande Siria, non sapendo esattamente come considerare Damasco, a cui poi Roma concesse un’amministrazione da città Stato. Insomma, nel complesso, di rilevante c’era la mortificazione della popolazione principale dell’area, quella degli arroganti samaritani e dei giudei, attraverso gli umili filistei. La traduzione di Philisteia è il comune Palestina di oggi, i palestinesi non dovrebbero essere nient’altro che i filistei disprezzati da giudei come Marx, e anche da pagani come Goethe. Fu Goethe a introdurre un significato dispregiativo alla parola, secondo lui i filistei non erano abbastanza acculturati. Cosa volete conti più Goethe.

Che dunque i filistei ce l’avessero con gli ebrei o con i politeisti, si comprende. Ma perché mai avercela con i cristiani? Non ce ne dovrebbe essere alcun motivo. Tanto che non stupisce che nelle giornate di venerdì e sabato si siano visti i filistei di oggi, bandiere al vento, nella loro versione italica assalire le forze di polizia, simbolo del potere di uno Stato amico degli ebrei. Questo era scontato e si lega al progetto di rivolta sociale, lanciato dal segretario della Cgil Landini nei mesi scorsi. L’insoddisfazione e la rabbia verso un governo incapace, alleato di un altro genocida, che massacra e stermina i poveri disgraziati palestinesi senza pietà. Con le voci dei cortei bisogna anche ascoltare le radio popolari che li alimentano. Le Brigate rosse? Erano dei servizi anglo americani legati ad Israele, c’era il Mossad dietro le Brigate rosse. Edoardo Agnelli? Fu ucciso dai cugini, nipoti del rabbino Elkann, mentre lui, Edoardo, si era convertito all’Islam, quello sciita, per altro. Non parliamo del sette ottobre, una data consacrata alla rinascita e al riscatto dell’universo mondo dal giogo sionista. Gli ostaggi? In linea generale vanno uccisi. Tutto si tiene magnificamente. Un sacco di giovani stanno crescendo bene.

Quello che proprio non si riesce a capire invece, è lo sfregio alla statua di Woytila, un capo amatissimo della civiltà cristiana. Può darsi che fra tante personcine per bene, ispirate ai valori umanitari, come quelle radunate fra la stazione Termini ed il Colosseo che hanno cercato di mettere a fuoco la città, ci fosse una mela marcia. Tuttavia, in decine di appuntamenti negli anni, venti dalla morte, c’è voluto un raduno filopalestinese per insultare e sfregiare l’effige di un pontefice. Forse gli si rimprovera un torto, come il legame profondo fra giudaismo e cristianesimo, l’idea stessa della civiltà occidentale. Gli arabi, per carità, sono un popolo meraviglioso, ma non appartengono all’occidente.

Anche se i filistei venivano da Creta o su di lì, di occidentale non avevano già più niente e ora hanno preso l’idea tutta orientale di mettere all’indice il giudeo, pardon il sionista, che poi ci spiegheranno come si distingue. Conte, l’avvocato, dice che gli ebrei devono dissociarsi da Israele e questo potrebbe essere anche un metodo. Solo che magari l’ebreo si dissocia volentieri ed il mezzo ebreo, il tre quarti di ebreo, invece no, quello è filoisraeliano. I Mieli, i Mentana, che negano il genocidio, messi alla berlina dagli spettacoli di Crozza. E Galli della Loggia? Se avesse un quarto di sangue ebraico anche l’Ernesto? Fortuna che il mondo mica finisce a Gaza. C’è la Nigeria, il Congo, il Burkina Faso. Ad Est, il Pakistan, il Myanmar. Tutti paesi in cui già si pratica la caccia al cristiano, gli ebrei sono curiosamente estinti. Ma perché mai preoccuparsi. Come si diceva nelle piazze dei ruggenti anni sessanta, questo non è che un inizio.

Riccardo Bruno

(direttore responsabile “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : EditorialeTag: bibbia, filistei, Giudea, hamas, Karl Marx, Palestina

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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