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Dal nazifascismo alla retorica di sinistra

Partiamo dal metodo. Nel Novecento il nazifascismo costruiva l’antisemitismo con una macchina semplice e feroce: cornice unica che spiega tutto, linguaggio ripulito che addomestica l’odio, persone ridotte a simboli, doppi standard che rendono l’ingiustizia normale, ritualità mediatica che ripete fino all’assuefazione. Funzionava perché semplificava, separava, deumanizzava. Oggi una parte della sinistra ripropone l’ingranaggio cambiando il cartello. La cornice unica resta e si chiama sionismo inteso come causa di ogni male. Il lessico è per bene ma scivola dalle scelte di governo alle persone. L’individuo sparisce dietro l’etichetta. I doppi standard diventano regola. I cori di piazza e i feed prendono il posto dei cinegiornali con lo stesso effetto di massa e la stessa cancellazione delle sfumature.

di Piero Terracina | 5 Ottobre 2025
Leggi razziali Italia 1942 negozio di Ebrei chiuso .The Holocaust also known as Shoah genocide in which approximately six million Jews were killed by the Nazi regime, under the command of Adolf Hitler, and its collaborators. Killings took place throughout Nazi Germany and German-occupied territories.

Partiamo dal metodo. Nel Novecento il nazifascismo costruiva l’antisemitismo con una macchina semplice e feroce: cornice unica che spiega tutto, linguaggio ripulito che addomestica l’odio, persone ridotte a simboli, doppi standard che rendono l’ingiustizia normale, ritualità mediatica che ripete fino all’assuefazione. Funzionava perché semplificava, separava, deumanizzava.

Oggi una parte della sinistra ripropone l’ingranaggio cambiando il cartello. La cornice unica resta e si chiama sionismo inteso come causa di ogni male. Il lessico è per bene ma scivola dalle scelte di governo alle persone. L’individuo sparisce dietro l’etichetta. I doppi standard diventano regola. I cori di piazza e i feed prendono il posto dei cinegiornali con lo stesso effetto di massa e la stessa cancellazione delle sfumature.

Nel 1935 l’odio era nudo, era antisemitismo. Oggi si traveste da antisionismo rispettabile e patinato. Ma quando non si criticano politiche concrete e si mette nel mirino l’esistenza storica e nazionale del popolo ebraico, non è dissenso. È lo stesso veleno con etichetta aggiornata. La medaglia è la stessa, cambia solo la faccia.

La cronaca lo ricorda senza bisogno di teoria. Due fedeli uccisi all’ingresso di una sinagoga nel pieno di Yom Kippur, altri feriti, una comunità colpita mentre va a pregare. È la prova che il clima conta e che la soglia tra parola e violenza è fragile. Chi alimenta il bersaglio unico soffia su quel confine.

Criticare governi e decisioni è fisiologia democratica; colpire ebrei in quanto ebrei, negare il diritto a esistere come popolo, applicare doppi standard sistematici è antisemitismo. Chiamarlo antisionismo non lo rende innocuo.

Per questo, nelle comunità ebraiche, quella frase non è uno slogan ma una necessità. SONO QUINDI MI DIFENDO. È il diritto elementare a vivere, lavorare, pregare senza diventare il bersaglio comodo di un racconto che cambia parole per non cambiare sostanza. Non meravigliatevi dunque se si cede terra in cambio di pace, ma si dorme con i mitra sotto il cuscino. Lo volete voi.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: antisemitismo, antsionismo, cinsegiornali, israele, nazifascismo, Novecento, shoa, Yom Kippur

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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