
“Fino a quando Washington non cambierà la prospettiva attraverso cui guarda alla crisi a Gaza, finché la diplomazia multilaterale delle Nazioni Unite sarà vista lì come un ostacolo, non come uno strumento di fondamentale importanza, non si raggiungerà alcuna svolta nella risoluzione della crisi in Medio Oriente”. Lo ha detto l’ambasciatore russo all’Onu Vassily Nebenzia durante la riunione del Consiglio di Sicurezza. “E il Consiglio di sicurezza rimarrà testimone della catastrofe, paralizzato non dai suoi problemi strutturali, ma dalla volontà, o meglio dall’assenza di volontà, di una singola delegazione – ha aggiunto -. Invitiamo i nostri colleghi americani a riconoscere il fatto che la loro dichiarata diplomazia silenziosa sul campo, come la chiamano, è minata non dalle voci sensate della comunità internazionale, anche in quest’aula, ma dall’azione concreta del suo alleato israeliano”. Il portavoce presidenziale di Abbas (Abu Mazen), Nabil Abu Rudeineh, ha espresso “profondo rammarico e sconcerto” per il veto degli Stati Uniti a una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco immediato a Gaza, nonostante il sostegno unanime degli altri 14 membri del Consiglio. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha inviato le sue condoglianze alle famiglie dei due soldati dell’Idf uccisi nell’attacco al valico di Allenby, vicino alla Giordania, e ai quattro soldati uccisi stamattina in un attentato con bomba sul ciglio della strada a Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale, in una dichiarazione in cui promette che Israele “continuerà a colpire i suoi nemici con forza”. “Nello spirito del coraggio e della forza dei nostri combattenti, continueremo a colpire con forza i nostri nemici finché non avremo completato tutti gli obiettivi della nostra guerra a Gaza”, ha affermato il premier. L’Ufficio Onu per gli affari umanitari ha segnalato che le “ultime linee di sopravvivenza per i civili nella citta’ di Gaza stanno crollando, in mezzo all’intensificarsi delle operazioni militari”. “In soli cinque giorni – ha dichiarato il portavoce, Stephane Dujarric – undici strutture dell’Agenzia Onu per il soccorso e l’occupazione, che servivano come rifugi di emergenza per circa 11 mila persone a Gaza City, sono state danneggiate da colpi diretti o indiretti”. Il numero di sfollati all’interno della Striscia sta aumentando rapidamente, superando ormai il milione di persone dall’interruzione del cessate il fuoco a meta’ marzo. Solo nell’ultimo mese, ha aggiunto Dujarric, sono stati registrati “circa 200 mila nuovi sfollati dal nord al sud di Gaza, di cui 56 mila solo da domenica, e questo fino a ieri”. Gli sfollati dormono per strada o in tende di fortuna. Gli Stati Uniti hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che chiedeva un cessate il fuoco immediato e permanente nella Striscia di Gaza, insieme al rilascio degli ostaggi e alla rimozione delle restrizioni sugli aiuti umanitari. Il testo, presentato dai dieci membri non permanenti e approvato dagli altri 14 membri del Consiglio, è stato bloccato dal solo voto contrario americano, evidenziando ancora una volta l’isolamento di Washington su questo tema. La decisione ha riacceso le tensioni all’interno del Consiglio di Sicurezza, con gli Stati Uniti che si trovano isolati rispetto agli altri membri, tutti favorevoli alla risoluzione.Il veto riflette le divergenze persistenti sulla gestione del conflitto a Gaza, in un contesto di crescente pressione internazionale per affrontare la crisi umanitaria e trovare una soluzione al conflitto. La comunità internazionale rimane divisa, mentre la situazione a Gaza continua a deteriorarsi. “Condividiamo profonda preoccupazione per la situazione umanitaria a Gaza e per l’attuale offensiva di terra israelo-palestinese a Gaza City. Temiamo anche che si possano verificare passi avanti verso l’annessione in Giordania, il che renderebbe ancora più difficile la soluzione a due Stati. E vogliamo che la soluzione a due Stati sia una possibilità. Oggi, la questione del riconoscimento di uno Stato palestinese non è una questione per che stiamo affrontando. Tale riconoscimento dovrebbe essere uno degli ultimi passi verso la soluzione a due Stati”. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in conferenza stampa con il premier spagnolo, Pedro Sanchez, a Madrid.
Cancelliere Friedrich Merz, crede che la storia cambi perché capita un individuo anziché un altro?
Giuseppe Basilico

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