
Tineo è il comune capoluogo di un vasto territorio che comprende una quarantina di nuclei e aggregati umani che qui chiamano “Partoqias” che non necessariamente corrispondono ad altrettante parrocchie della chiesa cattolica romana un tempo struttura portante del sistema politico sociale ed economico dei regni spagnoli.
L’aspetto più interessante riguarda la diffusa antropizzazione del territorio.
Sono complessivamente undicimila gli abitanti di Tineo ma essi non sono concentrati nel centro urbano capoluogo bensì distribuiti lungo l’asse della seconda barriera della Cordigliera che da Salas conduce appunto a Tineo.
La Cordigliera cantabrica si dispone appunto su ripetute ondate di rilievi non necessariamente elevati ma comunque molto nervosi con picchi e valli che si inseguono e naturalmente creano trappole e trabocchetti per chi deve avanzare.
Se ne erano resi conto anche Berberi ed Arabi nella loro avanzata verso l’Europa continentale che proprio sulla Cordigliera si arrestò subendo la resistenza prima e la controffensiva poi dei popoli ivi insediati.
Certo essi trovarono in Santiago una guida religiosa capace di portentosi mirscoli ma la nervosa articolazione della cordigliera fece il resto.
Te ne rendi conto attraversando i continui saliscendi che ti portano a muoverti con fatica tra i sette-ottocento metri dei picchi ed i duecento metri delle valli.
Arditi viadotti cuciono oggi gli uni e le altre mentre negli interstizi in basso si muovono tratturi, sentieri, piccole carreggiate che a loro volta legano villaggi e casolari sparsi seguendo il corso dei fiumi che disegnano per intero l’entroterra rendendolo rigoglioso e fertile oltre che assai suggestivo.
Come già nel territorio di Grado ed in quello di Salas anche qui ti imbatti in piccole chiese rurali ed in umili cimiteri che sono la testimonianza più evidente oltre che costante di una presenza umana fortemente articolate e radicata.
Tra Salas e Tineo dominano le aziende agricole e zootecniche specializzate negli allevamenti di mucche.
Dicono che il latte delle Asturie sia speciale quanto a gusto, odore e contenuti proteici.
Qui gli allevamenti sono praticati tuttora in forma per lo più familiare.
Ho sentito lungo il tragitto contadini e pastori chiamare per nome gli animali e quelli rispondere alzando la testa e muovendosi verso di loro.
L’ omogenizzazione del prodotto praticata dalle grandi aziende in Europa, Italia compresa, nelle Asturie non è ancora artivata e quindi il late asturiano lo puoi riconoscere dall’odore, dal sapore, dalla consistenza che lo rende unico. Un po’ come avveniva e ancora avviene, ahimè solo in scala assai ridotta e praticamente in piccoli angoli territoriali superstiti ed in via di definitiva consunzione, sulla Sila Calabrese, sul Pollino lucano, sul Matese Molisano e sulle Murge pugliesi.
D’altronde non è un caso che in quelle terre lo spopolamento la faccia da padrona e la desertificazione avanzi a lunghi passi.
Qui no.
Attraversando la Cordigliera ti ritrovi immerso in una comunità viva, socialmente dinamica, istituzionalmente ben attrezzata ed economicamente definita.
Villaggi e casolari, paesi e cittadine sono ben curate e addirittura orgogliose, si direbbe, della loro dimensione.
E in giro vedi e senti bambini urlare e giocare, inseguirsi tra le viuzze e sulle piazze e ti sembra di essere capitato in un mondo antico che tuttavia vive nei tempi moderni con tutta l’intenzione di restarci senza lasciarsi travolgere e stravolgere.
Siamo arrivati a Timeo alle tre pomeridiane di oggi 15 settembre 2025.
Il tempo nuvoloso ed a tratti piovoso ci é stato amico al di là dei fastidi che il cattivo tempo necessariamente comporta.
Ieri con il sole che picchiava la fatica si era amplificata sino ad esplodere in una stanchezza che cercava riposo al di là di ogni pur legittima curiosità, una volta giunti a destinazione.
Oggi essa pur mostrando i suoi morsi su muscoli e articolazioni oltre che sullo spirito é stata più dolce, addirittura compassionevole e quasi piacevole al limite dell’allegria.
La giornata, in verità, non era cominciata bene. Per nulla.
Anzi.
Erano circa le nove, ed eravamo in cammino da un’ora più o meno. Il tempo fresco aveva consigliato cautela nell’abbigliamento. Procedevamo in fila indiana, euforici.
A Salas, di fronte alla storica e bella collegiata, avevamo fatto colazione abbondante. Caffè doppio, cappuccino, boccadillo tostado con marmellate, burro o tortilla di patate e jambon a seconda dei gusti ed eravamo partiti con l’augurio di Buen Camino della giovane signora che ci aveva servito e dei pochi avventori presenti.
Avevamo attraversato il centro storico di Salas assai suggestivo nel suo carattere medievale ed avevamo raggiunto i rilievi della cordigliera che avremmo dovuto superare.
Eravamo in prossimità della località Porciles ed avevamo attraversato la carreggiata della statale che attraversava la valle raggiungendo il sentiero del bosco.
Su di noi incombevano superbi e arditi ì viadotti che attraversavano valli e picchi. Procedevamo sgranati.
Salvatore in coda a controllare che tutto procedesse a dovere.
Il suo capoello grigio chiaro con le tese laterali contratte svettava sulla sua blusa rossa sgargiante.
Si è fermato.
Una telefonata lo aveva bloccato.
Parlava in maniera decisa e un po’ concitata. Qualcosa non andava.
Il gruppo ha percepito la situazione.
Si è formato un capannello.
Salvatore ha chiuso la telefonata.
“Ragazzi” ha comunicato con il volto tirato dalla preoccupazione “io devo rientrare. Gabriella non sta bene. Proseguirò sulla statale per Porciles e prenderò un taxi per arrivare ad Oviedo da cui raggiungere l’italia e la Sicilia”. Ha consegnato le credenziali del cammino a Maurilio, ha dato le ultime istruzioni e si é avviato, seguito dai nostri sguardi, finché è scomparso dietro la prima curva.
Il gruppo monco del suo punto di riferimento, del leader che teneva magistralmente le redini del cammino smussando e stemperando le asperità della nostra piccola comunità risolvendo dubbi e scegliendo soluzioni nella generale certezza che fossero le migliori, ha ripreso la sua strada tra i boschi e lungo il fiume in vista del duro e prolungato strappo che ci avrebbe condotto in cima ai settecento metri per poi ridiscendere e salire per venti chilometri sino a Nieto.
Gaspare e Tommaso han preso la guida del percorso consultando le mappe e le tracce. Diego e Claudio seguivano a distanza Salvatore e gli sviluppi della situazione.
Per parte mia partecipavo alla nuova situazione con intima emozione.
Non ero intimo del gruppo ed avevo conosciuto Gabriella in occasione del mio cammino di San Giacomo in Sicilia.
Ero stato ospite a casa di Salvatore e Gabriella. Persone straordinarie e generose.
Gabriella dolcissima ed attenta.
Medico, da qualche mese aveva lasciato il servizio e si godeva la bella casa di famiglia preparando il ritorno dei figli per Pasqua e poi per le vacanze estive e quindi pet Natale. Curiosa e intellettualmente interessata ad argomenti di letteratura, arte, cucina, avevamo conversato a lungo nella cucina con vista giardino, dei miei lavori ed avevo preparato gli spaghetti all’assassina, una ricetta contadina pugliese che abbrustoliva in padella gli spaghetti crudi per poi farli cuocere, come un risotto, con il brodo di salsa di pomodoro arricchito generosamente di peperoncino.
Li avrebbe replicati per la sua famiglia ed I loro amici.
Tutti ci auguravamo che il malore dí Gabriella fosse risolvibile e seguivano gli sviluppi. Salvatore aveva trovato una combinazione di voli che in serata lo avrebbe condotto a casa. Gabriella era stata sottoposta tempestivamente al necessario intervento chirurgico in ospedale. Si attendevano gli esiti che si sarebbero manifestati nei giorni a venire.
Salvatore intanto correva verso casa.

Noi avevamo ripreso il nostro cammino via via tranquillizzati dalle notizie sia pure frammentate e comunque non definitive che ci raggiungevano.
Poi il cammino riprese il sopravvento. L’asperità del percorso, la pioggia e la fatica si imposero. Camminavamo tra boschi di enormi eucaliptus, roverelle, castagni, robinie e tra campi punteggiati da mucche al pascolo. In lontananza i casolari e le fattorie. Lungo le strade che si aprivano tra i sentieri ad annunciare piccolo villaggi, le romaniche chiese rurali di sapere medievale in cui entravamo a riposare un attimo ed apporre il prezioso timbro sulle credenziali del cammino. Appena fuori dagli abitati i piccoli cimiteri ci accompagnavano in un silenzio pregno di presenze.
A Cruceiro prima di giungere a Tineo nella valle si stagliava una zona industriale piuttosto ampia.
Alle tre e mezzo siamo giunti al nostro hostel, nella piazza di Tineo.
Una grande camerata con dieci posti letti.
Sei occupati dalla nostra comunità, quattro da due coppie di pellegrini. Una coppia era iraniana.
L’ospitaliero ci ha informato che L’hostel disponeva di cucina. Da qui la decisione di utilizzarla per una cena italiana in casa. Avevamo un cuoco tra noi. Tommaso avrebbe fatto una amatriciana per sfamare il gruppo entusiasta. Diego manteneva i contatti con Salvatore e ci informava.
Per parte mia, in attesa della cena che Tommaso e Gaspare si apprestavano ad approntare andando alla ricerca dei necessari ingredienti, decisi di andarmene in giro a vedere il paese.
Apiena fuori dall’hostel si apriva la piazza con il palazzo del comune, un palazzo del 1500 che ospitava un albergo, un bar affollato e tanti piccoli negozi.
Frotte di bambini correvano inseguendosi tra alte grida.
Nel bar ho preso un caffè e mi sono guardato intorno.
Vi erano tre tavoli con uomini che giocavano a carte.
Uomini al banco che bevevano un bicchiere di vino.
Un gruppo di signore che giocavano a carte anch’esse ad un altro tavolo.
La padrona da dietro il bancone controllava ogni cosa e dava le giuste risposte/indicazioni a tutti.
Una ragazza si districava tra le ordinazioni. C’era vita in quel bar. E che vita…
L’avevo conosciuta da bambino al mio
paese quel tipo di vita.
Ed era stupefacente ritrovarla ora sul cammino di Santiago.
Vi era speranza per l’umanità se essa in qualche posto riusciva a mantenere la sua autenticità senza sentirsi arretrata e fuori dal mondo.
E lì quella gente si sentiva al centro del mondo ed era straordinario sentirsi parte di quella sensazione.
Il paese era pieno di negozi di ogni tipo.
Tutti specializzati in qualcosa.
Scarpe, abbigliamento, ferramenta, alimentari, oggettistica, fotografia, si, si, fotografia, e mille altre cose.
Non vi erano super, mega centri commerciali. Era una grande notizia ed una scoperta favolosa per me.
I bambini che si seguivano nel portico del comune erano l’esaltante corollario di quel mondo nuovo.
Mi sono imbattuto nella casa della cultura popolare, in un centro di informazione giovanile, in una scuola per adulti, in un centro di socializzazione per anziani e sono andato a cercarmi la chiesa di San Pedro, nella parte più vecchia di Tieno.
Una chiesa bella, imponente a suo modo.
Nella struttura base riproponeva le caratteristiche delle chiese rurali. Medio Evo e ascendenze romaniche erano evidenti. La zona presbiterale mostrava un arco di sapore gotico mentre l’abside era interamente occupato da aggiunte barocche costruite intorno al Cristo. Lungo le pareti laterali erano allineate le statue della madonna addolorata, un Cristo con la croce e simboli della cristianità penitente. Un prete stava celebrando la messa per pochi fedeli. Mi sono seduto ed ho atteso che passasse un po’ di tempo…
Chissà che qui e altrove non ci siano i semi per una nuova umanità che lasci la libertà a ciascuno di essere se stesso senza perdere il senso di appartenenza comunitaria e senza rinunciare alla memoria dei padri.
E sono contento di essere in Spagna in questo momento.
Qui vi è l’unico esecutivo che si è schierato senza tentennamenti ed ambiguità con il popolo palestinese. Qui vi è un Paese che ha bloccato la Vuelta per ricordare che nel mondo vi sono troppe tragedie. Qui vi è un Capo del Governo che non ha chinato il capo davanti all’autocrate americano. Qui vi è una realtà comunitaria che regala ancora qualche speranza all’unanimità spaventata…
Sono tornato all’hostel.
La cena casalinga è pronta.
Tommaso con l’aiuto di Maurilio ha preparato una maestosa amatriciana.
Abbiamo cenato in comunità ed in comunione con Salvatore. Gabriella è stata operata. Adesso bisogna aspettare e lasciar fare alla naturale evoluzione delle cose.
Vi era allegria alla nostra tavola. Allegria e consapevolezza.
Domani vi sarà un’altra tappa. Ma oggi è stata una giornata assai intensa. All’insegna della comunione e della comunità.
Non è poco.
Antonio Corvino
(6-continua)

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