
C’è un silenzio che sgozza la verità. È quello del governo italiano mentre Washington accoltella Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i territori palestinesi occupati. Gli Stati Uniti brandiscono sanzioni personali come armi di diffamazione sistematica. Roma, prostrata, non alza un sopracciglio neppure quando la dignità di una sua giurista viene sbriciolata a colpi di menzogna istituzionalizzata.
Le sanzioni di Marco Rubio non sono una semplice ritorsione: sono un linciaggio giuridico. Per la prima volta un funzionario ONU indipendente viene massacrato sul patibolo del falso antisemitismo. Il suo crimine? Aver dissezionato con ferrea precisione la macchina del possibile genocidio a Gaza. Aver smascherato le vene finanziarie che nutrono l’occupazione: Lockheed Martin, Google, Caterpillar, Barclays – nomi sacri nel tempio del capitalismo di morte.
Washington non punisce un’opinione. Stronca una verità che scotta.La reazione isterica tradisce il terrore di chi vede crollare la narrazione tossica dell’Israele intoccabile. È il singhiozzo di un impero che non sopporta chi sfida la simbiosi malsana tra geopolitica e profitti insanguinati.
Ma la pugnalata più infame viene da Roma. Il governo Meloni, sempre pronto a sventolare la crociata “occidentale”, si fa complice del silenzio-assassino.Nessuna difesa della cittadina italiana. Nessuna condanna della criminalizzazione pretestuosa. Solo viltà imbarazzata di fronte al boia statunitense.
Questo non è silenzio. È complicità organica nella demolizione del diritto internazionale. Mentre l’ONU viene evirata a colpi di sanzioni unilaterali, l’Italia regge il martello. Il rapporto di Albanese – “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” – resta un macigno inconfutabile: 43 pagine di prove chirurgiche che inchiodano la catena di complicità industriali. Invece di affrontare i fatti, si sbrana la messaggera.
Siamo al crepuscolo della coscienza europea. L’Italia ha scelto: mercanti di morte sopra ai principi, codardia sopra al coraggio. Potevamo urlare contro la barbarie della sanzione-persona. Abbiamo preferito leccare la mano che brandisce il frustino.
La verità ferisce a morte gli oppressori. Le urla isteriche di Washington e il ghigno silenzioso di Roma lo confermano: Albanese ha centrato il bersaglio. Le sue parole bruceranno più a lungo delle sanzioni. Ma il nostro silenzio? Quel silenzio che sa di sangue e petrolio è la firma sulla condanna a morte della nostra umanità.
Daniela Piesco

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