
Torna prepotentemente il risk off sui mercati, dopo le ritorsioni dell’Iran su Israele. Decine di missili sulle città Israeliane, i civili scappano nei rifugi. Il bilancio, per ora è di 11 morti. Israele promette ulteriori ritorsioni. I mercati sono ovviamente entrati in modalità avversione al rischio, con il crollo dei mercati azionari e investitori alla ricerca di asset rifugio. L’occidente cerca,almeno per il momento, di non esasperare gli animi già tesi e prova qualche azione diplomatica, attraverso dichiarazioni ufficiali, per ridurre la tensione. Trump è intervenuto sui social affermando che la pace tra Israele e Iran, arriverà presto, ricordando che vi sono incontri in corso.
WALL STREET RIPIEGA.
Intanto Wall Street ha chiuso in netto ribasso venerdì, con la propensione al rischio in calo dopo che l’Iran ha denunciato gli attacchi aerei israeliani come una “dichiarazione di guerra” e ha risposto con attacchi missilistici venerdì sera, ora locale. Gli attacchi avevano preso di mira le strutture nucleari e militari dell’Iran, aumentando significativamente le tensioni geopolitiche e destabilizzando i mercati globali. L’S&P 500 e il Nasdaq hanno perso rispettivamente l’1,1% e l’1,3%, mentre il Dow Jones è crollato di 769 punti. I settori finanziario e tecnologico hanno guidato le perdite, con Nvidia in calo del 2,1%, Apple dell’1,4% e Visa e Mastercard in calo di oltre il 4%. Anche i titoli delle compagnie aeree sono crollati, con American, Delta e United in calo tra il 4,5% e il 5%. Nel frattempo, i titoli energetici e della difesa hanno sovraperformato, con i prezzi del petrolio che sono aumentati di quasi il 7% a causa delle preoccupazioni sull’offerta; Exxon è salita del 2% e Lockheed Martin, RTX e Northrop Grumman hanno guadagnato oltre il 3%. Nel corso della settimana, l’S&P 500 è salito dello 0,5%, mentre il Dow e il Nasdaq sono destinati a perdere rispettivamente l’1,5% e lo 0,8%.
VALUTE.
Sui cambi EurUsd ha corretto al ribasso in ragione del fatto che il dollaro, quando scoppia un conflitto, ritorna ad essere considerato asset rifugio e sale, come si è visto anche dall’andamento del dollar index che dopo aver toccato dei minimi venerdì in mattinata, con l’accelerazione della tensione, ha corretto verso 98.15 per poi chiudere comunque positivo a 97.70. Vedremo se all’apertura dei mercati, domattina, vi saranno dei gap, che potrebbero evidenziare una salita del dollaro come asset rifugio in un momento di grande tensione ,specie se dovessero proseguire gli attacchi reciproci. E tra questi interessante sarà il movimento di UsdJpy che per ora ha corretto al rialzo, in assenza di prospettive di rialzo dei tassi da parte della Boj.
EUROZONA, CALO DELSURPLUS COMMERCIALE.
Il surplus commerciale dell’Eurozona si è ridotto a 9,9 miliardi di euro ad aprile 2025, in calo rispetto ai 13,6 miliardi di euro dell’anno precedente e al di sotto delle aspettative di mercato di 18,2 miliardi di euro. Ha inoltre evidenziato un forte calo rispetto al massimo storico di marzo, quando salì a 37,3 miliardi di euro. La ragione è in gran parte dovuta ai dazi statunitensi. Le esportazioni totali sono diminuite dell’1,4% su base annua a 243 miliardi di euro, trainate da cali significativi nei settori dei combustibili e dei macchinari e dei mezzi di trasporto. Le esportazioni di prodotti chimici sono aumentate del 6%, sebbene ciò abbia segnato un netto rallentamento rispetto all’impennata del 50,5% registrata a marzo. Anche la crescita delle esportazioni verso gli Stati Uniti ha subito una forte decelerazione (3,9% contro 63,9%), mentre le esportazioni verso Cina e Regno Unito sono diminuite rispettivamente del 14,9% e del 6,0%. Nel frattempo, le importazioni sono aumentate dello 0,1%, raggiungendo i 233 miliardi di euro, sostenute dai maggiori acquisti di prodotti chimici (+6,2%). Le importazioni da Stati Uniti e Cina sono aumentate a un ritmo più lento.
USA, RISALE LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI………….
L’indice di fiducia dei consumatori statunitensi redatta dall’Università del Michigan è salito a 60,5 a giugno 2025, in rialzo rispetto al minimo quasi record di 52,2 registrato sia a maggio che ad aprile, e ben al di sopra delle aspettative di mercato di 53,5. Ciò evidenzia il primo aumento del sentiment in sei mesi, trainato da un miglioramento generalizzato delle valutazioni delle condizioni attuali (63,7 contro 58,9 a maggio) e delle aspettative future (58,4 contro 47,9). Nonostante la ripresa, il sentiment rimane circa il 20% al di sotto del livello di dicembre 2024, quando la fiducia dei consumatori ha ricevuto una temporanea spinta post-elettorale. Il persistente calo riflette la continua preoccupazione per i rischi al ribasso per l’economia, derivanti in particolare dalle politiche tariffarie statunitensi. Le aspettative di inflazione hanno mostrato un notevole miglioramento: per l’anno successivo sono scese drasticamente al 5,1% a giugno dal 6,6% di maggio, mentre le aspettative di inflazione a lungo termine sono diminuite per il secondo mese consecutivo, scendendo al 4,1% dal 4,2%.
IL PETROLIO CONSOLIDA.
Venerdì i future sul greggio WTI sono balzati del 7,2%, attestandosi appena sotto i 73 dollari al barile, riducendo alcuni guadagni dopo aver raggiunto il livello più alto da febbraio, in un contesto di crescenti tensioni in Medio Oriente. L’impennata è seguita all’attacco israeliano contro l’Iran, che ha prodotto ritorsioni, accrescendo i timori di una escalation del conflitto. Sebbene gli attacchi non abbiano preso di mira direttamente le infrastrutture petrolifere, gli investitori rimangono cauti riguardo a potenziali ritorsioni, soprattutto dato il controllo strategico dell’Iran nei pressi dello Stretto di Hormuz, un punto critico per le spedizioni globali di petrolio. La produzione di greggio iraniana di aprile si è attestata a 3,305 milioni di barili al giorno, a sottolineare il ruolo vitale della regione nell’approvvigionamento energetico globale. Ad alimentare il sentiment rialzista, i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia hanno mostrato un calo maggiore del previsto delle scorte di greggio statunitensi la scorsa settimana, suggerendo una domanda solida. Nonostante le crescenti tensioni geopolitiche, l’AIE ha rassicurato i mercati di detenere 1,2 miliardi di barili di riserve di emergenza ed è pronta a intervenire se necessario.
SETTIMANA ENTRANTE.
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Di pari passo vanno anche i negoziati commerciali tra gli Stati Uniti e i suoi partner chiave. Nel frattempo, l’attenzione si sposta sul vertice del G7 in Canada, dove i leader delle maggiori economie mondiali si incontreranno per discutere delle principali sfide globali. Sarà anche una settimana intensa per le decisioni di politica monetaria. C’è molta attesa per le decisioni sui tassi della FED, PBOC, BOJ e BOE, anche se le previsioni danno tassi invariati per tutte quelle nominate. Ma ce ne sono altre che potrebbero muovere i tassi e tra queste, la SNB, la Riksbank (Svezia), Banca centrale norvegese, Turca, Brasiliana, Indonesiana, Filippine e Taiwan. Sul fronte dei dati, le principali pubblicazioni includono le vendite al dettaglio e la produzione industriale negli Stati Uniti, l’inflazione nel Regno Unito, l’indice ZEW del sentiment economico tedesco, la produzione industriale e le vendite al dettaglio in Cina oltre ai dati commerciali del Giappone. Buon settimana.
Saverio Berlinzani

Lascia un commento