
Ieri, Wall Street ha chiuso positiva, con il Dow Jones a +0,09%, l’S&P 500 a +0,41% e infine il Nasdaq a +0,67%. Il sentiment degli investitori è stato sostenuto da un rapporto JOLTS Openings più forte del previsto, che ha rassicurato sulla tenuta del mercato del lavoro statunitense. Le offerte di lavoro sono aumentate inaspettatamente di 191.000 unità, raggiungendo quota 7,391 milioni, a indicare una domanda di lavoratori ancora forte. Tuttavia, questo ottimismo è stato attenuato dai factory orders, ordini all’industria, che sono diminuiti più del previsto. All’inizio della sessione, il sembra che il risk off prendesse piede, considerato che le price action erano state frenate da un’altra revisione al ribasso delle previsioni di crescita globale da parte dell’OCSE. Gli operatori sono comunque in attesa dei potenziali sviluppi nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, con i presidenti Trump e Xi attesi per il loro discorso entro la fine della settimana. Energia e tecnologia hanno guidato i guadagni del settore, mentre il settore immobiliare è rimasto indietro. Tra i titoli a mega-capitalizzazione, Nvidia ha guadagnato circa il 3% e Tesla circa il 2%. La settimana rimane significativamente importante, in attesa delle decisioni sui tassi di Boc e Bce oltre ai dati sul mercato del lavoro.
VALUTE.
Recupero del dollaro, che ha guadagnato contro le principali valute, Euro, Gbp e Jpy particolarmente, mentre poco mosse sono risultate le oceaniche. Sismo sempre in una fase interlocutoria, caratterizzata dalla necessità di vedere un dollaro più debole, per sperare in un almeno parziale aggiustamento della bilancia commerciale. EurUsd sceso sotto quota 1.1400 fino a 1.1365 da dove si riparte stamani e supporti posti a 1.1350 e 1.1320. Cable simile, con supporti a 1.3450 e 1.3410. UsdJpy che ha recuperato quasi 200 pips nella notte da 142.4 a 144.20 e obiettivi almeno a 144.50.Oceaniche sempre ancorate in pochi pips con AudUsd tra 0.6400 e 0.6530 e NzdUsd tra 0.5950 e 0.6050.
USA, ORDINI ALL’INDUSTRIA.
I nuovi ordini di beni manifatturieri statunitensi sono diminuiti del 3,7% su base mensile, attestandosi a 594,6 miliardi di dollari, il primo calo in cinque mesi, dopo un aumento del 3,4% a marzo e rispetto alle previsioni di un calo del 3%. Gli ordini per i mezzi di trasporto sono diminuiti del 17,1%, trainati da un crollo del 51,5% di quelli per velivoli non destinati alla difesa e relativi componenti, poiché le preoccupazioni tariffarie hanno spinto le compagnie aeree a bloccare la domanda di aerei Boeing, che ha ricevuto solo otto ordini. Si sono registrati cali anche negli ordini di metalli primari, in particolare alluminio e metalli non ferrosi, e apparecchiature elettriche, elettrodomestici e componenti. D’altro canto, gli ordini sono aumentati per computer ed elettronica, macchinari e prodotti in metallo lavorati. Nel frattempo, le spedizioni di beni durevoli manifatturieri sono aumentate dello 0,3%, gli ordini inevasi sono rimasti praticamente invariati e le scorte sono aumentate dello 0,2%.
PREVISIONI OCSE.
Secondo l’OCSE, quest’anno l’economia mondiale dovrebbe rallentare, con una crescita prevista al 2,9% sia nel 2025 che nel 2026, in calo rispetto al 3,3% dell’anno scorso. Le principali ragioni sono legate alle prospettive più deboli e alla crescente incertezza globale, principalmente dovuta al cambiamento delle politiche commerciali statunitensi sotto la presidenza Trump. Il rapporto avverte che l’introduzione di ulteriori barriere commerciali potrebbe danneggiare ulteriormente la crescita, ridurre i redditi e rallentare la creazione di posti di lavoro. Si prevede che gli Stati Uniti cresceranno solo dell’1,6% quest’anno, in calo rispetto al 3,3% del 2024, a causa dei dazi, della riduzione dell’immigrazione e dei tagli ai posti di lavoro pubblici. Anche Messico e Canada dovrebbero registrare una crescita più lenta a causa dei loro stretti legami commerciali con gli Stati Uniti. Nel frattempo, l’OCSE ha affermato che l’aumento dei costi dovuti ai dazi, spingerà anche l’inflazione, sebbene il loro impatto sarà parzialmente compensato dal calo dei prezzi delle materie prime. Mentre l’inflazione si sta attenuando in molti settori, i prezzi dei servizi rimangono invece ostinatamente elevati e l’aumento della spesa pubblica, soprattutto nel settore della difesa, dovrà essere gestito con attenzione. Nella notte sono usciti i dati sul Pil australiano, cresciuta dello 0,2% su base trimestrale nel primo trimestre del 2025, rallentando bruscamente rispetto all’aumento dello 0,6% del quarto trimestre e non raggiungendo le aspettative di mercato dello 0,4%. Questo ha segnato il 14° trimestre di espansione, ma il ritmo più debole in tre trimestri.
UE , INFLAZIONE IN CALO.
L’inflazione dei prezzi al consumo nell’Eurozona è scesa all’1,9% su base annua a maggio 2025, in calo rispetto al 2,2% di aprile e al di sotto delle aspettative di mercato del 2,0%. Questa è la prima volta che l’inflazione scende al di sotto dell’obiettivo del 2,0% della Banca Centrale Europea da settembre 2024, rafforzando le aspettative di un taglio dei tassi di 25 punti base entro la fine di questa settimana ma forse riducendo la possibilità di ulteriori tagli. Un fattore chiave della decelerazione è stato il forte rallentamento dell’inflazione dei servizi, scesa al 3,2% dal 4,0% di aprile, il livello più basso da marzo 2022. I prezzi dell’energia hanno continuato a scendere, con un calo del 3,6% su base annua, mentre l’inflazione dei beni industriali non energetici è rimasta stabile allo 0,6%. Al contrario, i prezzi di alimentari, alcolici e tabacco hanno accelerato, aumentando del 3,3% rispetto al 3,0% del mese precedente. Nel frattempo, l’inflazione core, è scesa al 2,3%, la lettura più bassa da gennaio 2022.
JOLTS OPENINGS.
I primi dati sul mercato del lavoro sono usciti ieri, con la pubblicazione dei Jolts Openings, aumentati di 191.000 unità, raggiungendo quota 7,391 milioni ad aprile 2025, superando le aspettative di mercato di 7,10 milioni. Il numero di offerte di lavoro è aumentato nei settori dell’estrazione mineraria e legnami, commercio al dettaglio, trasporti, e servizi di pubblica utilità, ma anche servizi professionali e alle imprese e servizi sanitari. D’altro canto, il numero di offerte di lavoro è diminuito nei servizi e nella pubblica amministrazione. Nel frattempo, sia le assunzioni che i licenziamenti totali sono rimasti pressoché invariati, rispettivamente a 5,6 milioni e 5,3 milioni. Buona giornata.
Saverio Berlinzani

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