
Turisti trattenuti al confine, ricercatori e docenti universitari perquisiti e respinti dai funzionari dell’immigrazione e poi minacce di guerra commerciale ed espulsioni arbitrarie di cittadini stranieri dotati di visto: le politiche e i toni della nuova amministrazione di Donald Trump spaventano i visitatori che, dati alla mano, annullano o riconsiderano i viaggi negli Stati Uniti. Le grandi città simbolo degli States, come New York, San Francisco e Chicago e i celebri parchi di Yellowstone e Yosemite, sono da decenni mete di richiamo per i turisti di tutto il mondo. Tuttavia, l’atmosfera politica sempre più tesa, le nuove leggi migratorie e le restrizioni introdotte da Trump scoraggiano. E le testimonianze di turisti fermati e trattenuti in condizioni di detenzione per giorni contribuiscono ad alimentare la percezione che gli Usa stiano diventando una meta difficile e rischiosa per i visitatori. Intanto la bozza di un nuovo divieto di viaggio in circolazione nell’amministrazione potrebbe impedire ai cittadini di 43 paesi, tra cui Bielorussia, Cambogia e Santa Lucia, di entrare negli Stati Uniti.

Canada e Messico guidano la ritirata?
Anche prima del cambio di amministrazione a gennaio, il settore turistico degli Stati Uniti stava lottando per riprendersi dagli effetti della pandemia, principalmente a causa della forza del dollaro, che rende più costoso per gli stranieri visitare il paese, e dei lunghi tempi di attesa per i visti. Ma, secondo gli esperti del settore, ora le aspettative di rilancio potrebbero essersi allontanate. La società di ricerca Tourism Economics aveva inizialmente previsto che nel 2025 i viaggi negli Usa sarebbero cresciuti del 9%, ma a febbraio ha aggiornato le sue proiezioni, prevedendo un calo del 5% rispetto allo scorso anno, con una conseguente diminuzione degli introiti. Il calo è particolarmente sensibile per i viaggiatori provenienti da Canada e Messico – due paesi confinanti con cui Trump ha adottato una retorica molto aggressiva, che nel 2024 avevano rappresentato circa la metà di tutti i viaggi internazionali verso gli Stati Uniti. Mercoledì 26 marzo Oag, un fornitore di dati sul traffico aereo globale, ha annunciato che le prenotazioni aeree dal Canada agli Usa sono scese del 70% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le compagnie aeree stanno rispondendo all’incertezza. Alcune, tra cui Delta Air Lines e American Airlines, hanno tagliato le loro previsioni finanziarie per i primi mesi dell’anno e stanno valutando di cancellare alcune tratte o diradarne la frequenza, a causa di una domanda debole.
Una destinazione ostile?
In Europa non si assiste ancora a un crollo così massiccio, ma le incertezze sull’accoglienza negli Stati Uniti ha portato diversi paesi, tra cui Regno Unito, Germania, Svezia, Danimarca ad aggiornare le raccomandazioni ai viaggiatori, evidenziando che il rilascio di un visto non garantisce l’ingresso nel paese e che i visitatori stranieri sospettati di aver infranto le regole di ingresso potrebbero essere trattenuti o arrestati. Gli avvertimenti arrivano dopo una serie di detenzioni, che hanno coinvolto turisti stranieri e titolari di green card. Questo mese, il ministro degli Esteri francese è intervenuto definendo “deplorevole” la vicenda di un ricercatore universitario a cui è stato negato l’ingresso perché il suo telefono, che è stato perquisito all’arrivo a Houston in Texas, conteneva opinioni personali sulle politiche dell’amministrazione Trump. Le autorità statunitensi hanno respinto la critica, affermando che il rifiuto non era legato alle sue “convinzioni politiche”. Ma un numero crescente di visitatori afferma di sentirsi sgradito o insicuro e di essere riluttante a sostenere l’economia di un paese che minaccia guerre commerciali e destabilizza i suoi alleati. È il caso anche di cittadini transgender e non binari, poiché le autorità statunitensi richiedono ai turisti di dichiarare il loro sesso biologico alla nascita nelle domande di visto. Diversi paesi europei hanno emesso avvisi di viaggio specifici al riguardo, avvisando che gli Stati Uniti hanno smesso di rilasciare passaporti con contrassegno X , comunemente utilizzato da coloro che si identificano come non binari, per i propri cittadini.
Anche il soft power non se la passa bene?
Ritardi nei visti, controlli più severi alle frontiere e timori sul rispetto dei diritti umani e delle minoranze, rischiano di far perdere agli Usa la loro attrattiva turistica. L’impatto a lungo termine potrebbe rivelarsi difficile da invertire e ci sono già crescenti preoccupazioni sul fatto che le restrizioni impediscano a tifosi e atleti di godersi la Coppa del Mondo di calcio del 2026, che si terrà negli stadi di Stati Uniti, Canada e Messico. Attualmente, secondo il New York Times, i visitatori provenienti da alcuni paesi come Brasile, Turchia e Colombia, aspettano fino a 700 giorni per ottenere i visti. Anche il Comitato Olimpico Internazionale ha sollevato interrogativi sui Giochi Olimpici del 2028 a Los Angeles, a cui i funzionari statunitensi hanno risposto garantendo che “l’America sarà aperta”. Quanto agli effetti che tutto ciò avrà sull’immagine e il soft power statunitense nel lungo periodo, è difficile dirlo. Impossibile non notare però una punta di compiacimento nei toni con cui il Global Times, cassa di risonanza del Partito comunista cinese, descrive il fenomeno: “Mentre il turismo globale si riprende gradualmente, gli Stati Uniti sembrano aver innalzato un gigantesco cartello ‘No Entry’. Per i turisti, viaggiare negli Usa è naturalmente passato in secondo piano rispetto a destinazioni alternative più accoglienti, sicure e convenienti. L’alienazione dei visitatori internazionali si ribalta con tagliente ironia contro il mito dell’apertura degli Stati Uniti”.
Il commento
Di Mario Del Pero, ISPI e Sciences Po
“Arresti ed espulsioni arbitrari, soprattutto di studenti internazionali coinvolti a qualche titolo nella mobilitazione universitaria su Gaza della primavera scorsa. Trasferimenti di immigrati, in taluni casi anche con regolare permesso di soggiorno, nella maxi prigione in El Salvador. Carceri dell’agenzia federale competente in materia d’immigrazione, l’ICE, sovraffollate e nelle quali sono finiti anche diversi turisti che entravano negli Usa. È un giro di vite violento e autoritario, quello cui stiamo assistendo negli Usa. Che lascia attoniti, anche per la deliberata ostentazione di crudeltà che lo accompagna. Che spaventa e preoccupa i tanti che per vacanza e lavoro si recano regolarmente negli Usa e che sono oggi chiamati a confrontarsi con l’estrema discrezionalità degli agenti dell’ICE nell’applicare regole mal definite e nel recepire le sollecitazioni che giungono dall’amministrazione”.
Alessia De Luca
(Responsabile Ispi Daily Focus)

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