
Dopo l’inaugurazione avvenuta alla Camera dei Deputati e una prima sosta al teatro del Giglio di Lucca, giunge a Pisa, al Teatro Verdi dove Giacomo Puccini decise il suo futuro di compositore di opere dopo essere venuto, nel 1887, a vedere l’Aida, la mostra “LA NAZIONE DI PUCCINI – Immagini, luoghi e suggestioni di un compositore di genio” realizzata dal quotidiano Qn La Nazione in occasione del suo 165 anno della fondazione.
La mostra, costituita da 36 pannelli, è stata curata da Maurizio Sessa, ex giornalista de La Nazione e autore di numerosi saggi su Puccini, in occasione del centenario della morte del compositore lucchese del 2024 in collaborazione con il Comitato Promotore Celebrazioni Pucciniane e ripercorre la vita e le vicende artistiche di Puccini attraverso gli articoli, le foto e il materiale documentario del quotidiano fiorentino, le foto, alcune inedite, dell’archivio della famiglia Antinori, e materiale proveniente dalla Biblioteca Statale di Lucca, dall’Archivio Arcivescovile di Lucca, dall’Archivio della Fondazione Simonetta Puccini, il Conservatorio della Spezia e la Biblioteca delle Oblate.
Un progetto “agile” destinato a cogliere l’attenzione anche di un pubblico di non melomani ma comunque interessato alla lirica ed in particolare a Puccini, uno dei suoi massimi esponenti. I luoghi, le opere, gli amici, la stampa, i viaggi: un susseguirsi di emozioni che portano il visitatore a fianco di Puccini nei suoi momenti più significativi della sua vita di uomo e di artista.

Immagini dell’inaugurazione a Pisa della mostra

Immagini dell’inaugurazione a Pisa della mostra
È interessante vedere quanto Puccini abbia vissuto il suo tempo, quanto ne sia stato parte nelle importanti trasformazioni che hanno accompagnato il passaggio dal XIX al XX secolo. Il suo amore per la tecnologia che si manifesta nell’interesse per le auto ma anche per la radio, il suo interesse per i nuovi generi musicali che si affacciano nel mondo e che lui indaga curioso, il suo cogliere le ansie di una generazione che affronta il nuovo secolo con timori e riserve.
Diamo atto a Maurizio Sessa di aver composto questo mosaico con grande attenzione e rispetto per Puccini ma anche con una libertà che sottrae il compositore dalle retoriche, dai pregiudizi, dai luoghi comuni che lo hanno accompagnato durante e dopo la sua vita giungendo fino ai giorni d’oggi con narrazioni “vecchie” e ingiustificate.

A fare gli onori di casa in occasione dell’inaugurazione, il Presidente della Fondazione Teatro Verdi, Diego Fiorini, che ha ringraziato gli organizzatori per questo importante omaggio reso a Puccini sottolineando come Pisa sia stata in qualche modo fonte di decisione per il Maestro di seguire la via del melodramma e come a lui abbia tributato nel tempo gli onori dovuti allestendo od ospitando le sue opere affidandole a voci prestigiose e a altrettanto grandi direttori d’orchestra.

Diego Fiorini, Presidente Fondazione Teatro Verdi Pisa
Anche il Sindaco di Pisa, Michele Conti ha voluto ringraziare la Nazione, rappresentata da Cristina Privitera, confermando come Pisa da sempre è stato centro di attenzione di artisti e scienziati da tutto il mondo e come la città sia felice di ospitare questa mostra che onora uno dei più grandi compositori della storia.

Michele Conti, Sindaco di Pisa
A Guglielmo Vezzosi, giornalista pisano, ex capo redattore della redazione pisana e attualmente responsabile Iniziative Speciale de La Nazione, è stato affidato il compito di illustrare i contenuti della mostra cosa che ha fatto evocando alcune storie contenute sui pannelli e mostrando come la voce del quotidiano fiorentino abbia seguito con passione le vicende del Maestro anche dopo la sua morte nelle molte iniziative che sono state a lui dedicate.

Cristina Privitera e Guglielmo Vezzosi, La Nazione
La mostra resterà aperta fino al 23 marzo dal martedì al sabato con orario 10-18 e ingresso gratuito.
Al Presidente del Comitato Promotore Celebrazioni Pucciniane, M° Alberto Veronesi, rivolgiamo alcune domande.

Il M° Alberto Veronesi a Lucca
Il Comitato nazionale promotore celebrazioni pucciniane, nella sua persona in qualità di Presidente, ha sostenuto questa iniziava. Qual è il pregio di questa mostra che ha cercato di raccontare l’uomo e l’artista Puccini
Tra le tante attività celebrative messe in piedi del Comitato la Nazione di Puccini si distingue per una visione finalmente generalista del compositore. Senza visuali specialistiche, questa mostra ci fa la cronaca della vita e dei successi del Maestro, rimarcandone la crescita graduale della notorietà dal punto di vista dei lettori di un giornale, la Nazione appunto, giornale che incidentalmente è nato le letteralmente insieme al compositore. Il Comitato, come previsto, ha anticipato l’attività celebra va fin dal luglio 2023, anticipando la celebrazione mondiale del Maestro avvenuta in tutto il mondo; questo anticipo ha fatto in modo di dare particolare forza all’anno celebrativo, che ha avuto così una coda significativa anche dopo il 2024. Questa mostra che si protrae nel 2025 ne è un esempio, ma potremmo citare le inizia ve su Puccini ancora in corso in tutta Italia e in tutta Europa. Non è un caso se tutti teatri del globo stanno preparando una Turandot per il 2026, e non è un caso se il 2025 si avvia ad essere, come il 2024, un anno in cui Puccini supera per numero di esecuzioni nel mondo lo stesso Verdi.
Fin dall’inizio il suo impegno all’interno del Comitato è stato quello di cercare di coordinare le iniziative dei singoli Comuni, Associazioni, Fondazioni per creare un disegno organico ad un progetto destinato non solo al mercato nazionale ma anche a quello internazionale. Ritiene che, a consuntivo, questo 2024 sia stato davvero un anno che ha saputo degnamente ricordare il Maestro lucchese?
Ritengo che il lavoro sia stato molto proficuo e che, oggettivamente, con la composizione data dello stesso Comitato e i tempi ristretti in cui ha operato, non si poteva in alcun modo far meglio. L’idea è stata quella di ripartire circa a metà gli impegni celebrativi, e gli impegni di restauro edilizio. Oggi basta fare una passeggiata tra Viareggio, Torre del Lago, Pescaglia e Lucca, per capire che la percezione dei luoghi è totalmente diversa da prima. Il Corriere della Sera e Repubblica hanno parlato di borgo pucciniano, ed è esattamente quello che si percepisce. il Belvedere pucciniano, la Villa Caproni, il Villino di Viareggio, il Gran Teatro di Torre, il Teatro del Giglio, e la piazza del Giglio stessa, le facciate e gli affreschi, il Conservatorio Boccherini, il nome stesso del Teatro del Giglio che è diventato Teatro del Giglio Giacomo Puccini, le ciclabili, tra cui quella regionale: i fondi del Comitato hanno messo in moto un circuito virtuoso che ha portato all’investimento di circa trenta milioni sul territorio da parte di Regione, Comune di Viareggio, Comune di Lucca, Cassa di Risparmio, Comune di Pescaglia e tutte le fondazioni dedicate al Maestro. Per non parlare del lavoro svolto a Milano al Conservatorio, e in vari interventi nei Comuni attorno a Lucca. Alla faccia di chi diceva che non si è fatto nulla. Al contrario si è ristrutturato (il lavoro è ancora in corso in qualche caso) un patrimonio che stava degenerando e che era profondamente degradato. Ma le attività celebrative non sono state da meno, e non parlo del Concerto Muti che è stato organizzato dalla Rai e dal Ministero, anche se sovvenzionato interamente da noi, e che ha raggiunto 20 milioni di telespettatori nel mondo, ma i concerti della Scala, di Mehta, dei Wiener, di Fischer, della Budapest Festival, di Giannini, del Comunale di Bologna, di Opera di Genova, di Gatti, di Dresda Staastkapelle, di Jurowsky, di Radio Berlino, di Esa Pekka Salonen, di Philharmonia di Londra, Accademia della Scala, più le centinaia di concerti sul territorio e la destagionalizzazione del Festival Puccini che ha toccato il suo record storico di spettatori. Tutto questo ha contribuito a creare forti aspettative e inedite in termini musicali attorno alla città di Lucca e alla stessa Torre del Lago. Per non parlare dei concerti e delle mostre apprezzatissime alla Scala e al Dal Verme a Milano, a Vienna al Konzerthaus, a Berlino alla Philharmonie e alla Bertelsmann.

Alberto Veronesi con il Presidente del Teatro di Lucca, Giorgio Angelo Lazzarini
e il Sindaco di Lucca, Mario Pardin
Da parte sua, come Comitato, ha proposto alla città natale di Puccini, Lucca, una serie di importanti eventi che hanno portato orchestre prestigiose, direttori d’orchestra di altissimo livello e ottime voci: ce ne può brevemente parlare, ricordandoci come abbiano saputo lasciare un segno importante in quanti hanno avuto l’opportunità di viverli?
Abbiamo voluto contribuire a dare una nuova luce musicale a Lucca che, improvvisamente, si è trovata ad essere un polo pucciniano di assoluto prestigio. Mi rendo conto che ciò pone più problemi che soluzioni, perché in futuro si porrà il problema di mantenere questo primato. Una mia idea è quella di svolgere a partire dal 2026 un grande concerto sinfonico internazionale ogni novembre. Sostenuto da privati e solo in parte dalle istituzioni. Un grande concerto per far capire che a Lucca appartiene una dimensione di internazionalità, anche sulla grande musica. Lucca ha bisogno di questo, perché ha dimostrato di essere ben più capace di Spoleto di affrontare una stagione con i migliori del mondo, così come ha dimostrato,
attraverso i suoi bravi operatori, di organizzare concerti sempre sold out con le valide forze musicali locali.
Le è un direttore d’orchestra ed è stato direttore artistico: cosa ci può dire di Puccini? Chi è per lei Giacomo Puccini?
Oggi, in un’epoca di standardizzazione e di brutale impoverimento della creatività musicale artistica, si sente la mancanza di questi giganti. Non voglio essere il classico nostalgico dei bei tempi andati, al contrario, Puccini oggi ci deve spronare a capire e superare la crisi, la nostra, di crisi. Non vorrei dire con Trump, Make America Great Again ma Make Music Great Again: questo sarebbe un grande slogan per chi fa il mio mestiere. La crisi oggi è la decadenza. Questa è dimostrata dal fatto che un’opera di Puccini contiene almeno 50-80 temi e incisi musicali, memorabili e orecchiabili, sempre originali e con armonie incisive e innovative. Oggi per sentire sempre lo stesso giro armonico con una singola melodia spesso riciclata, dobbiamo vedere in San Remo canzoni con un autore del testo e sei autori della musica. Sei!
Siamo tornati a prima della musica greca, alla monodia senza modulazioni di 3000 anni fa! La creatività si è totalmente fatta consumare dal mercato, senza quella capacità che comunque ancora Puccini aveva di innalzare lo spettatore, nobilitarlo, esaltarlo.
Il Centenario della morte di Puccini non è stato ricordato solo in Italia: cosa ha fa o il Comitato al di fuori del nostro Paese e cosa è stato fa o di importante nel mondo per ricordare questa data?
Nel mondo il Comitato ha realizzato le seguenti iniziative: grande mostra Puccini and new media a Berlino; concerto alla Philarmonie a Berlino; grande concerto commemorativo a Vienna con la Messa di Puccini e il libera me domine di Verdi al Konzerthaus con i Wiener Philharmoniker; la Bohème con audio riproduzione della voce di Puccini e mostra a Miami Florida; mostra “Visse d’arte” di Corrado Veneziano nel Principato di Monaco, a Rabat Marocco, a Bruxelles Belgio e a Bogotà in Colombia; concerto di una orchestra giovanile a Bruxelles Parlamento europeo, e concerto celebrativo il 29 novembre nella Chiesa di Saint Mari dove esattamente cento anni prima è stato fatto il primo funerale del Maestro; concerto commemorativo a Belgrado Serbia; opera Butterfly a Odessa Ucraina. Tu i grandi teatri hanno reso omaggio al grande maestro italiano.
Senza anticipare troppo i tempi, il 2026 sarà l’anno del centenario di Turandot: come giudica quest’ultima opera di Puccini e cosa ne pensa dei finali che sono sta scritti dopo la sua morte?
Turandot è ancora un grande enigma. Contiene alcune delle musiche più belle di tutti i tempi. Chiunque abbia sentito il maestro suonare e improvvisare sul finale di Turandot, quello mai scritto, parla di un finale in pianissimo, cosa che viene ripresa dal finale di Berio che, tra i finali autorizzati da Ricordi, ha lo stesso difetto di quelli di Alfano in termini di eccessiva personalizzazione del finale. Alcuni schizzi melodici lasciati in eredità da Puccini non sono sta mai utilizzati, per esempio quando Puccini annota che avrebbe dovuto utilizzare l’aria espunta di Fidelia dall’ Edgar nel momento in cui sboccia l’amore di Turandot. Nessuno, tranne la musicologa Deborah Burton, ha utilizzato queste note. Inoltre ci sono ulteriori esempi di incisi lasciati dal Maestro che, seppure senza una collocazione precisa, non sono sta utilizzati.
Quindi la questione del finale, ora che sono scaduti i diritti, deve necessariamente essere riaperta e il centenario della prima di Turandot può essere una grande occasione.
Se è possibile parlarne, cosa ha nel cassetto per questo 2026? Quali i suoi progetti per celebrare questo importante appuntamento?
È a mio avviso necessario, parallelamente a quello che sarà fatto nel mondo che già conosce ed apprezza Puccini e la sua musica, stabilire un “progetto Turandot” destinato a quei Paesi che sono fuori dalla tradizione musicale occidentale: Paesi arabi, Emirati, Cina, India, Africa.
Si tratta di creare un format tipo quello dell’Amerigo Vespucci che ha girato il mondo portando con sé storia, cultura, enogastronomia e tradizioni del nostro Paese. Con Turandot è facile perché è un titolo universalmente noto.

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