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Big Bang Italia Obbiettivo Comune. Renzi:”Si gioca per vincere”

di Chiara Boriosi | 25 Giugno 2012

Una doppia lettura si impone, al termine della Convention dei mille amministratori riuniti a Firenze da Matteo Renzi, perchè tutti gli interventi hanno seguito un doppio binario – uno è quello dei problemi stringenti che i sindaci, gli assessori, i consiglieri affrontano quotidianamente nella trincea del territorio, a stretto contatto con i cittadini a differenza della distanza siderale mantenuta invece dai parlamentari e dal governo; l’altro è quello dell’idea di partito che vorrebbero e che non corrisponde alla realtà di partito con cui devono invece faticosamente convivere.

Sono due binari convergenti, perchè entrambi, partendo da presupposti diversi, portano ad una idea complessiva di buona amministrazione e di buona politica che non possono essere scisse nè stabilire delle priorità fasulle ed artificiose, per cui sia possibile accettare che amministratori capaci debbano lavorare e far crescere le loro comunità, e con esse il nostro paese, senza mai poter contare su una politica rispondente alle loro istanze, morali e materiali, e senza per di più aver diritto di pretenderla.

Ecco, da tutti gli interventi che abbiamo ascoltato è emerso questo paradosso, sottolineato con chiarezza, fermezza e ricchezza di esempi da una lunga serie di giovani, preparati, coraggiosi e combattivi amministratori sparsi su tutto il territorio italiano – tutti hanno raccontato come affrontano le sfide quotidiane cercando di dare risposte concrete, operative ed anche lungimiranti, ma tutti hanno espresso il loro senso di distanza da un partito che li pretende ossequienti, agli ordini delle linee guida stabilite da dirigenti chiusi nelle loro stanze lontane anni luce dai problemi del territorio.

Non vogliono uscire dal Pd, vogliono molto più giustamente e concretamente stare in un partito che somigli a loro, non che chieda loro di omologarsi ad un modello vecchio e superato, incapace di aprirsi ad istanze, contributi, diversità ed esperienze avversate come nemici di una presunta unità interna invece che accolte come una risorsa preziosa per rinnovare e riaccendere di stimoli la vita di una comunità di persone.

Il nodo centrale è tutto qui, nelle storie uguali dal Veneto alla Sicilia che questa nuova generazione ci racconta: hanno vinto le primarie nei loro comuni andando contro il loro stesso partito che sosteneva invece altri candidati, hanno conquistato i voti dei cittadini ma non l’appoggio della dirigenza romana, hanno creduto nella opportunità delle primarie come autentico strumento di selezione e crescita per nuove persone e nuove idee, e ci hanno creduto molto più – ed a dispetto – del loro partito che pure le ha instaurate.

La sfida di questo gruppo dunque non può prescindere dalla affermazione di una nuova idea di partito che si rende condizione necessaria ed indispensabile per affrontare un percorso di risanamento, di rinnovamento, di selezione, di apertura, di confronto, che possa portare ad una diversa concezione della politica, riavvicinando i cittadini disgustati e mettendo le basi per una ripresa a tutti i livelli del nostro paese.

Essendo stato il primo a porre a suo tempo questa sfida, Matteo Renzi ha ben spiegato nel suo intervento come questa idea di partito si leghi indissolubilmente a quella di “buona politica”, perchè entrambe sono fondate su parametri essenziali: la capacità di leggere e capire la contemporaneità, la volontà di scegliere una classe dirigente secondo meriti e competenze, la chiusura netta con le rendite di posizione di chi sta al potere da decine di anni e deve essere gentilmente accompagnato alla porta, la consapevolezza che la politica la si fa per un periodo, cercando di dare il meglio di sè, per poi tornare a fare altro e lasciare il posto ad altri.

Ancora una volta, Renzi ha spiegato cosa intende per rottamazione, ovvero che chi ha alle spalle venti o trent’anni in Parlamento deve uscirne, e che si può servire il paese senza stare incollati ad una poltrona, o che si può servire il partito anche fuori dalle stanze dei dirigenti, come ha ben ricordato sottolineando con una stoccata ben piazzata che i “vecchi” del partito da rispettare, per lui, sono i militanti, quelli che si impegnano da anni, volontariamente, sul territorio e che costituiscono la vera ossatura e la prima ricchezza del Pd.

E ancora una volta ha messo il dito nella piaga, quella piaga che sanguina incessante dai tempi della sua affermazione a Firenze e che spinge lo zoccolo duro del Pd a cercare di tenerlo lontano dalla competizione elettorale nazionale: come può un partito che parte per vincere e finisce per perdere, dai tempi della “gioiosa macchina da guerra” in poi, demonizzare l’unico suo esponente in grado di dragare voti anche nell’area di centrodestra?! Domanda retorica, che contiene in sè la meschina risposta: nè Bersani nè chiunque altro nel Pd hanno questa capacità, dunque invece di considerarla una risorsa preziosa la riducono alla appendice più ridicola del peggior antiberlusconismo prodotto in quasi vent’anni di vuoto di idee e di progettualità dalla sinistra italiana tutta.

Ha ragione Renzi a dire che la sfida del presente e del futuro si vince con il coraggio e non con la conservazione, e che le secche ideologiche non permettono a nessuno di crescere, nè dentro nè fuori del Pd, che è più di sinistra riaprirsi alla società in senso vasto che non rinchiudersi nel recinto autoriferito del proprio orticello, ed hanno ragione questi mille amministratori a sostenere che la vera politica credibile nasce dal basso, come loro, e cresce di pari passo con la capacità di confrontarsi non solo con i problemi ma prima di tutto con i cittadini.

Ed a queste ragioni ne aggiungiamo un’altra, di testa nostra, che è poi quella che ci spinge a guardare con grande speranza a questo gruppo: questi non sono gli pseudo-giovani del Pdl, riuniti a congresso su un palco mentre in platea stanno seduti i capicorrente a tirare i loro fili, ed a citofonare i loro interventi. Questi si presentano da soli ed a viso aperto, con le responsabilità che già si sono assunti nelle loro amministrazioni e quelle che si preparano ad assumere nei confronti dell’intero paese.

Se questo gruppo vincesse la propria battaglia, sfondando alle primarie e candidandosi quindi alle elezioni politiche per guidare l’Italia, innescherebbe un potente meccanismo virtuoso in tutto il sistema politico italiano, perchè tutti gli altri partiti, in confronto a loro, sarebbero talmente vecchi, superati e logori, che sarebbero costretti a fare ciò che fino qui hanno ostinatamente rifiutato di fare, ovvero rinnovarsi drasticamente, sapendo per di più che fasulle operazioni di maquillage o di marketing risulterebbero ancora più evidenti agli occhi degli elettori, se messe a confronto con l’autentico rinnovamento imposto dal gruppo di Renzi.

Dunque, ci auguriamo che i Mille – un numero che pare tornare dal Risorgimento a parlarci di una nuova sfida coraggiosa – riescano nella loro impresa, perchè la ricaduta positiva della loro vittoria andrebbe oltre il Pd, e finalmente aprirebbe una nuova stagione per l’intera politica italiana.

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo Francia

    1 Luglio 2012 alle 00:41

    Non so Chiara, soluzioni non ne ho, so quello che non mi piace pero’.
    Se il PD non lo si puo’ riformare (mi pare che Renzi fosse solo terzo tra gli elettori PD come preferenze), ovvio che Renzi dovrà creare qualcosa di nuovo.
    Ma tutto si muove cosi in fretta e in modo cosi imprevedibile che ogni messaggio diventa obsoleto. Monti ha tirato fuori un asso nella manica, penso che se si candidasse domani si mangerebbe Grillo , Renzi e tutti gli altri.
    Renzi non lo vedo adatto, non lo “sento”, magari come ti ho già detto mi sbaglio, ma si vedrà piu’ avanti.

    Rispondi
  2. Chiara

    29 Giugno 2012 alle 12:08

    Refuso: propongano, non prorogano.

    Rispondi
  3. Chiara

    29 Giugno 2012 alle 12:08

    Paolo, mettiti d’accordo con te stesso: pensi che la politica non serva più a nulla, ma invochi un nuovo partito?! E, nel caso, mi sai indicare una valida proposta? In questo pezzo ho raccontato ciò che proprie questo gruppo, non ne vedo altri che si prorogano, nel caso, stai tranquillo, li prenderò in considerazione.

    Rispondi
  4. Paolo Francia

    29 Giugno 2012 alle 09:23

    Le persone valide e motivate lo sono solamente per avere un posto al sole un domani, non credo piu’ alla politica, almeno per l’Italia, penso che la crisi sia cosi profonda che ci si debba domandare quando sarà la guerra civile, altro che Renzi e Big Bang, non vi rendete conto e parlate come se fossimo 15 anni fa.
    Renzi l’altra sera ha detto un sacco di banalità, con la ciliegina strappalacrime sulla Siria, é un idealista piacione, mi ricorda un po’ Rutelli di tanto tempo fa, ma non lo vedo adatto al ruolo che vorrebbe per se. Altri sono i tempi adesso, forse in un’altra epoca avrebbe avuto possibilità, ma non oggi.
    Il PD non ha bisogno di un nuovo capo, deve essere dissolto e ricostruito con altro nome e fondamenta. La rete di clientelismi che ha creato saldamente in tutta Italia, Firenze soprattutto, resteranno là anche con altri al comando.

    Rispondi
  5. Chiara

    27 Giugno 2012 alle 14:14

    Caro Angelo, ogni opinione è legittima. Io ho visto un gruppo di persone valide e motivate, e mi pare sia da riconoscere a Renzi la capacita di attrarre intorno a sè elementi di qualità. Il tempo, come sempre, dirà chi ha ragione.
    Grazie per la stima, al prossimo scambio:))

    Rispondi
  6. Angelo Giubileo

    27 Giugno 2012 alle 12:58

    Confesso, non ho letto tutti i giornali e tutti i resoconti che forse dovevo accuratamente leggere; non ho seguito la convention in streaming; e comunque non credo all’uomo della provvidenza e Renzi, a mio modesto parere, continua a mostrare di sè almeno questa immagine; e, in ogni caso, ribadisco, forse sbaglio, ma non vedo “niente di nuovo”: è solo una variante del modello dell’”uomo solo al comando” (in sede amministrativa) che ha necessità di fare rete (lobbing; lo fanno da tempo anche in Europa!) per accedere ai finanziamenti (in sede politica) a favore della comunità che presiede (in effetti, qualcuno di quelli che hanno partecipato alla convention credo di conoscerlo anch’io!). Con amicizia e stima, angelo

    Rispondi
  7. Chiara

    25 Giugno 2012 alle 18:39

    Angelo, li abbiamo visti e ascoltati, uno ad uno, sabato. La convention peraltro si poteva seguire in streaming se non si poteva essere a Firenze. Ognuno di loro ha raccontato come affronta i problemi del proprio comune e come intende la politica e l’amministrazione. Il tuo commento non ha senso perchè quello che chiedi è stato fatto, e mi pareva anche di averlo scritto chiaramente, considerato anche che tutti i giornali e siti di informazione ieri non parlavano d’altro. Io credo alle critiche costruttive, ma la tua non lo è. E non c’è un uomo solo al comando, c’è un folto gruppo di gente in gamba, preparata, pragmatica che lavora con lui allo stesso progetto. Può piacere o meno, ma la realtà dei fatti è questa. Ah, dimenticavo, i sindaci No Tav stanno con Girllo.

    Rispondi
  8. Angelo Giubileo

    25 Giugno 2012 alle 14:49

    Nel fine settimana, direi che ha preso finalmente consistenza lo “scontro” tra, chiamiamoli così, “bersaniani” e “renziani”. Il sindaco Renzi propone una nuova organizzazione, a rete, di amministratori locali in opposizione ai “vecchi” (dice lui) modelli organizzativi che impongono il potere dall’alto. Eppure, Renzi non introduce “niente di nuovo” (dico io): è solo una variante del modello dell'”uomo solo al comando” (in sede amministrativa) che ha necessità di fare rete (lobbing; lo fanno da tempo anche in Europa!) per accedere ai finanziamenti (in sede politica) a favore della comunità che presiede. Una sola domanda: ma chi sarebbero questi amministratori, quelli che bloccano la TAV se attraversa i propri comuni, quelli che manifestano contro la polizia se il termovalorizzatore deve essere costruito ad Acerra oppure ancora si tratta di quegli amministratori che, soprattutto se in regime di statuto speciale, continuano a sforare i bilanci dell’ente e, così, a sperperare ingenti somme di denaro pubblico? Li vorrei vedere questi amministratori, uno ad uno … Perchè, caro sindaco, non provi qualche volta a presentarceli? Stai sicuro, la tua conoscenza ormai l’abbiamo fatta!

    Rispondi

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