
Il 27 gennaio del 1945, la fanteria dell’armata rossa dell’Unione Sovietica apriva i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz su una scena di orrore mai vista prima: fantasmi umani magri e privi di tutto, malati e incapaci persino di camminare, cumuli di cadaveri, forni crematori, l’odore acre della carne bruciata, la cenere, montagne di abiti e di oggetti sottratti ai detenuti.
Sono stato ad Auschwitz diverse volte per accompagnare i ragazzi delle scuole medie superiori nella visita che regolarmente organizza la Regione Toscana.
“Mai più” ripetiamo tutti ogni anno come impegno solenne e vincolante per il genere umano.
Eppure dobbiamo rilevare come l’orrore non si sia mai fermato e stragi e genocidi si ripetano inesorabilmente sotto gli occhi di tutti, fino ad oggi in Palestina.
Eppure i campi di sterminio nazisti mantengono una peculiarità mostruosa rispetto a vicende per tanti aspetti analoghe di sopraffazione e di uccisione di innocenti.
Per i campi nazisti non esiste una risposta al perché avvenisse quell’orrore, quale fosse lo scopo della costruzione di una macchina di morte tanto ingegnosa.
In realtà, si trattava di una pura volontà di dominio e di sopraffazione dell’altro, unita alla razionalità strumentale e all’ottimizzazione del processo di morte, copiata dai processi industriali.
Una macchina costosa che richiedeva energie e grande impegno di uomini e mezzi per realizzare una assoluta manifestazione del male che è nell’uomo e che il nazismo esaltò e praticò fino all’estremo.
Non era certo il lavoro schiavistico dei campi a compensare e ripagare lo sforzo dei nazisti nello sterminio dei deportati.
Era solo pura esternazione della potenza del superuomo dell’ideologia nazista.
Per questo l’Olocausto dove morirono milioni e milioni di ebrei, rom, omosessuali, disabili e oppositori politici resta un fatto unico nella storia umana insieme al nazismo, la più aberrante delle ideologie.
Enrico Rossi

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