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Cosa non sa l’Occidente di Gaza

di Giuseppe Mele | 3 Maggio 2024

Incassato l’ultimatum del Consiglio di Sicurezza, Israele l’ha archiviato tra le 69 risoluzioni di condanna ricevute in passato dal Consiglio a riguardo della Palestina (senza contare altri 29 veti USA). Israele resta paria per l’accusa di apartheid dal Sudafrica e genocidio da politici come Macron, il dem Schumer, primo ebreo Usa, Borrel ed i centri sociali e collettivi universitari d’Occidente. Il tribunale dell’Aja è pronto a portare Gerusalemme alla sbarra. Gli stessi Usa sotto l’ondata woke sanzionano l’esercito (prima volta) e coloni israeliani. Mille manifestazioni di caccia all’ebreo confondono pace in Palestina con il massacro del 7 ottobre acclamato come Resistenza ed evasione dal carcere di Gaza. Tutto questo però è stato spazzato via, nei tre attacchi tra Gerusalemme e Teheran, dal possibile conflitto ebreoiraniano, prodromico alla guerra mondiale, molto più grave di qualunque disastro umanitario di Gaza. L’America che si prepara al secondo ritiro dall’Iraq post 2014, nei fatti ha finanziato il via libera all’invasione dell’angolo meridionale gazawi di Rafah, pur premendo per una possibile tregua. 

Questa doveva cadere sotto Quaresima, coincidente con il Ramadan e l’eclissi. Hamas la rifiuta da sempre, davanti a Egitto, Qatar e Usa, chiedendo la fine dell’invasione ebrea in cambio degli ostaggi, vero oro di Hamas, abile nel controllo del territorio e nella localizzazione degli ostaggi. Hamas però ora non sa neanche dove siano. Il funzionario Naim dice Gli ostaggi sono in zone diverse nelle mani di gruppi diversi; è impossibile sapere esattamente chi è ancora vivo. Se ci sono superstiti; forse ne sono rimasti 30 degli iniziali 253, forse nelle mani della Jihad palestinese, rivale di Hamas. Una volta però che non ci fossero più ostaggi, Israele potrebbe cominciare la caccia ai leader residenti nel Qatar come Haniyeh. Nella sua storia Gerusalemme conta ben 2700 omicidi all’estero di nemici e terroristi. A Gaza sono stati uccisi già il leader spirituale Yassin, la vedova, i comandanti delle Brigate Qassam, Izz al-Din e dell’élite Nukhba, i responsabili dell’esercito, dell’economia, dell’intelligence, della marina, delle forze aeree, dei droni, delle bombe; eliminati i battaglioni Imad Aql, al Balad, Martyr Suhail Ziadeh, al Khalifa al Rashidun di Jabalia e Gaza. 

Ed il Qatar preme per cacciare la corte di Hamas. Quello che pensano a Doha (un popolo palestinese, ben solido sulla propria terra) non coincide con le idee (Israele è in trappola) della primula rossa Sinwar, scomparso, poi segnalato nel Sinai, a Khan Younis o Rafah, che all’intelligence egiziana, sembra distaccato dalla realtà per la lunga clandestinità, come un nuovo Nasser. L’orgia israeliana di distruzioni e bombardamenti dal costo finora di $19 miliardi, di $260 milioni al giorno, un miliardo di shekel, 1,5% del Pil, (la Banca centrale stima $56 miliardi in due anni, il 10% del Pil) per 350mila riservisti sul campo, ha disarticolato i brigatisti sunniti, dividendoli in piccoli gruppi nei diversi tunnel di 1,7 m di altezza per 60 cmi di larghezza, senza Internet e senza comunicazione fra loro. L’esercito israeliano con aerei e truppe coordinati ha eliminato i comandanti di Hamas e stanato le cellule terroristiche nelle case, nei tunnel e nei vicoli, localizzato razzi (finora 40mila armi eliminate) generalmente nelle scuole, negli ospedali, nelle moschee, distrutto tunnel (8 km e 40 pozzi per località) mentre l’intelligence dello Shin Bet ha raccolto informazioni (70 milioni di file). 

Netanyahu si, Netanyahu no, qualunque Knesset (parlamento israeliano) non abbandonerà la guerra e non tornerà ai confini del ’73. Per non rischiare nuovi raid stile 7 ottobre, ha stroncato i pourparler di Teheran tra Haniyeh (la cui sorella è stata arrestata) e la guida suprema Khamenei e di Damasco tra l’ucciso generale Zahedi dei pasradan ed Heizbollah. La guerra ha mostrato al mondo l’inesistenza di Fatah e dell’Anp; il controllo israeliano completo sull’aria, acqua, accesso, dogane, anagrafe, elettricità e fisco e che in Palestina a parte la struttura militare, l’unica istituzione esistente per l’amministrazione, la sanità, la scuola, la logistica, le fogne, i trasporti con ca. 1.500 Tir è l’Unrwa, l’agenzia Onu per il soccorso e l’occupazione dei profughi che conta ben 30 mila dipendenti palestinesi, maestri, assistenti sociali, educatori, operatori umanitari, magazzinieri di cui 13 mila gazawi. Non a caso nell’intreccio tra Hamas ed Unrwa sono morti 400 dipendenti e 340 sanitari Onu, mille feriti, distrutti i 36 ospedali dove, all’ospedale Shifa, sono stati trovati milioni di dollari. Senza l’Unrwa, la Palestina è un guscio vuoto.

L’exit strategy israeliana replica l’’85 della cacciata di Olp e 11mila combattenti dal Libano. Il primo esilio sarebbe, sotto la cappa di 40mila morti, per la manovalanza armata dei ventimila di Hamas e familiari nascosti nei tunnel e fra i profughi sullo schema di accordi simili già stipulati con terroristi in Libano e Cisgiordania con buone condizioni economiche. Il secondo riguarda la massa di più di 2 milioni incapace di staccarsi da una guerra terrorista replicata ogni anno dal 2014. La replica della nakba (catastrofe) del ’48, questa volta indirizzata al Sinai, sta sulla Philadelphi Route, zona cuscinetto di12 km tra Egitto ed Israele, fitta di 90 gallerie di contrabbando, di fortificazioni anticecchino, di fabbriche di armi sotterranee dove si fronteggiano i muri di Gerusalemme ed Il Cairo. Ciò che cambia tutto è il sostegno arabo all’operazione il cui danaro convincerà, nello spirito degli accordi di Abramo, un Egitto prostrato dalle condizioni economiche. Contro l’Iran e per lo sviluppo, infatti il mondo arabo appoggia gli ebrei. Anche se l’Occidente non lo ha ancora imparato. 

Giuseppe Mele

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banca centrale, cairo, evasione, fisco, guerra mondiale, massa, mondo, parlamento, responsabili, sanità, scuola, sostegno, sviluppo, trasporti, usa

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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