
“Lavora bimbo che così guadagni un po’ di più e soprattutto metti da parte contributi per la pensione”. E io, ingenuo ho fatto come la formica della favola. Straordinari, lavoro festivo, trasferte, giornate senza fine.. anche con disagi per la famiglia .
Poi cominci a invecchiare, ti senti stanco per un lavoro così frenetico e alla soglia del 65 anni decidi di lasciare il lavoro avendo quasi 40 anni di contributi. Il calcolo pensione è inferiore a quanto ti aspettavi ma nella vita hai sempre saputo accontentarti e lo farai ancora… così ti potrai godere la pensione.
Mi godo la pensione? Povero illuso. Arriva l’inflazione e per prima cosa viene tagliata la rivalutazione che, in mancanza di rinnovi contrattuali o di taglio del cuneo fiscale era l’unica difesa contro la svalutazione del mio non pingue reddito. I tagli alle rivalutazioni si erano avuti anche in passato ma con inflazione minima influiva poco.. adesso invece colpisce,eccome.
E adesso ci si mette anche la Regione Toscana che con un colpo netto mi porta via la quella modesta rivalutazione della pensione su cui contavo per recuperare almeno in parte le stangate date dall’inflazione.
Per di più la Giunta regionale (imitando in questo il governo Meloni) pratica una falsa giustizia sociale perché penalizza i redditi medi tenendo conto solo dei redditi individuali, non di quelli familiari.
Poi, gli organi d’informazione riportano che l’aumento dell’addizionale sarà del 1,64 % (da 1,68 a 3,32%) nella fascia da 28mila a 50mila euro e dell’1,60% (da1,73 a 3,33% ) oltre i 50mila euro. Quale ratio?
In effetti credo che sia perché 3,33 % è l’aliquota massima consentita. Una “ratio” che conduce a un risultato paradossale. Ai redditi medi si poteva praticare un aumento un po’ inferiore e invece….. nulla .
Evito di parlare di come se la ridono gli evasori che lavorano o hanno lavorato al nero. E che non sono colpiti dall’addizionale.
Credo che un bel po’ di risparmi si sarebbero potuti operare in molti campi dell’attività regionale. Anche la polemica con il governo Meloni alla mancata erogazione delle risorse del cosiddetto Payback avrebbe avuto più senso se si fosse proclamato un anno di austerity, che avrebbe consentito anche di evidenziare che si era fatto tutto il possibile prima di ricorrere all’aumento delle tasse dopo che per anni e anni si è parlato delle necessità di ridurre il carico fiscale sui contribuenti (già gravati dal caro mutui e dall’inflazione) anche per rilanciare l’economia.
Insomma… il reddito reale cala. Aumentano, però, gli importi lordi che accrescono il prelievo fiscale, fanno lievitare l’Isee, fanno venir meno benefici con limiti di reddito che non sono rivalutati.
Questo sarebbe un aspetto che la classe politica dovrebbe prendere in considerazione. In costanza di inflazione dove alcuni prezzi o tariffe hanno adeguamenti automatici si dovrebbe prevedere anche un innalzamento automatico dei limiti di reddito per usufruire di servizi pubblici come le fasce di reddito della sanità, o quelli peer bus scolastici o utenze…. Ma non ho mai sentito proposte in merito..
Si dice che la media delle pensioni è di circa 1000 euro.. ma intanto sappiamo (anche se si ignora sempre quando si parla di questi argomenti) che si parla di “pensioni” non di pensionati perché molti ne hanno due e numerosi anche tre.
Quindi il pensionato “ricco” che supera i fatidici 28000 euro lordi è tale solo per la classe politica ( e per i media che fanno da mera cassa di risonanza) . In realtà, conduce una vita grama, costretto a risparmiare su tutto per far fronte all’impoverimento (in termini di salario reale) del suo reddito.
Gabriele Parenti

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