
Le piazze italiane si sono riempite di donne ma anche di uomini, di qualsiasi età, soprattutto di ragazze per dire no alla violenza di genere e ai femminicidi, alla società patriarcale dove il maschio controlla e domina e considera la donna come sua proprietà.
Non si vedevano da tempo manifestazioni tanto grandi, spontanee e vivaci.
Singoli episodi da condannare, come l’assalto alla sede di Pro Vita, non possono mettere in discussione il senso di un impegno immenso e nuovo per una società diversa, una marea di persone che ieri si è espressa con tanta forza e volontà, con una rabbia pacifica con cui tutti dovranno fare i conti.
Ancora una volta Elena Cecchettin, sorella di Giulia, ha comunicato il senso di quanto è avvenuto ieri:
“Affinché nessuno più debba sentire il vuoto che sento io, il dolore lancinante che nel buio della mia camera sento incessantemente, dobbiamo reagire. Ci deve essere un cambiamento, una rivoluzione culturale, che insegni il rispetto, l’educazione, l’affettività. Che insegni ad accettare i no, che insegni che le donne non sono proprietà di nessuno”.

Il presidente Mattarella ha trovato le parole giuste per cogliere i sentimenti e i pensieri di molte cittadine e cittadini che sono scesi in piazza:
“Dietro alla violenza sulle donne c’è il fallimento di una società che non riesce a promuovere reali rapporti paritari tra donne e uomini”.
E ancora: “non possiamo limitarci a contrapporre indignazioni a intermittenza. Siamo lontani dal radicamento di quel profondo cambiamento culturale che la nostra Carta costituzionale indica”.
L’invito è a un impegno collettivo, l’approdo è costruire un “percorso in cui le donne e gli uomini si incontrano per costruire insieme una umanità migliore, nella differenza e nella solidarietà, consapevoli che non può esserci amore senza rispetto, senza l’accettazione dell’altrui libertà. Una via in cui le donne conquistano l’eguaglianza perchè libere di crescere, libere di sapere, libere di essere libere”.
Infine, leggo e rileggo, perché sono da non credere, i titoli dei giornali di destra.
“Parata rossa. Se questo è femminismo”.
“Sfilata al circo Massimo. Piazza sinistra”.
“I violenti della piazza antiviolenza”.
Verrebbe da dire che la destra è accecata dalla sua stessa ideologia al punto da non vedere che quelle piazze hanno espresso qualcosa che va ben oltre la sinistra: un sentimento e un bisogno profondo di cambiare la relazione uomo donna che è alla base della nostra società.
Chi non comprende questi fenomeni si condanna, si mette fuori dai processi effettivi che segnano la storia umana.
Invece, per chi lo capisce “c’è ancora domani”.
Enrico Rossi

Quello che crede e vuol fare crede col nome di “Femminicidio” è solo omicidio. Continuate a friggere l’aria, incapaci di risolvere un problema qualsiasi che l’inettitudine del PD mostra ad ogni piè sospinto. Tipo neve in città, Ikea a Pisa, aeroporto a Firenze. Come fare demagico, vi rinchiudere in slogan. Dopodiché nemme siete riusciti a gestire l’educazione di generazione di ragazzi…con maggioranze sfavillanti.
E ora andate a sventolare bandiere palestinesi e sostenere mondi musulmani che della donna hanno sempre fatto suola da scarpe….
Siete risibili, e non credibili.