
Le Emergenze-Urgenze del Paese sono ormai ai limiti della sostenibilità ed un accordo, a questo punto, con le strutture private accreditate non è più auspicabile, ma indispensabile. Queste parole fanno eco nelle stanze di quella politica che aveva previsto tutto, e con la pandemia hanno rotto gli argini della prudenza ed hanno anticipato quel progetto che era stato messo in agenda entro il 2030. Infatti, il sovraffollamento dei servizi di pronto-soccorso costituisce un tema all’ordine del giorno per le ricadute inevitabili, e talvolta gravi, a carico dei pazienti, del personale medico e infermieristico. L’inappropriato utilizzo di queste strutture, però, pur essendo un fatto oggettivo, tuttavia non va ad incidere sul ‘boarding’, ossia su quel fattore che si riferisce alla quota di pazienti già valutati dallo specialista in medicina d’urgenza con indicazione al ricovero ospedaliero, ma che, per mancanza di posti letto nei reparti, restano in attesa all’interno della struttura del Pronto Soccorso contribuendo in modo preponderante al sovraffollamento. Dall’analisi della situazione generale è possibile ipotizzare una prospettiva per dare un contributo al miglioramento del boarding responsabile dello stazionamento dei pazienti nei pronto-soccorso, ormai ai limiti di sostenibilità, ed insieme alla possibilità di inaugurare una indispensabile e non più rinviabile collaborazione tra strutture pubbliche e private.
Le situazioni che si sono venute a creare, quasi imponendo un accordo pubblico-privato, possono determinare due importanti conseguenze. La prima è quella di avere un numero di letti per acuti a disposizione dei servizi di pronto-soccorso, oggi insufficiente alle richieste, dando un contributo significativo al realizzarsi delle interminabili attese di ricovero fonte di affollamento e soprattutto di un inevitabile incremento del rischio clinico e della qualità delle cure…e non da ultimo rendendo ancora più gravoso il lavoro del personale! La seconda è quella che permette la selezione delle prestazioni per acuti nell’ambito del SSN realizzando una grave anomalia con conseguenze negative non solo per il pubblico, ma anche per oltre la metà delle strutture. D’altra parte l’apertura di nuovi servizi di pronto-soccorso in presidi che attualmente ne sono privi non rappresenta una soluzione gestibile nel breve e medio termine per difficoltà strutturali, tecnologiche, organizzative e di personale. Dopo tutte queste parole, la conclusione è che forse ci stanno rifilando una “supercazzola” divertendosi alle spalle di una popolazione provata che si rivolge ai Pronto Soccorso perché non trova ascolto nei medici di medicina generale…non parliamo delle guardie mediche!
Angelo Santoro
(da “Avanti Online”)

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