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Aldo Aniasi, socialista e partigiano

In sessant’anni Aniasi non ha mai mancato una celebrazione del 25 aprile a Milano, forse anche per rifarsi del fatto che, nel 1945, in quel giorno stava ancora combattendo con i suoi partigiani contro i tedeschi che volevano attraversare il Ticino.

di Salvatore Rondello | 29 Agosto 2023
L’onorevole Aldo Aniasi ex sindaco di Milano con il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro
(fonte Wikimedia Commons)

Diciotto anni fa, il 27 agosto 2005, moriva a Milano Aldo Aniasi, una figura emblematica del socialismo e della lotta partigiana.
In occasione del centenario dalla nascita, sulle pagine di “Socialismo Italiano 1892”, Oreste Pivetta lo ha così ricordato: “Nato a Palmanova (Udine) il 31 maggio 1921, deceduto a Milano il 27 agosto 2005, presidente della FIAP, ex sindaco di Milano ed ex parlamentare socialista, Medaglia d’argento al valor militare.
Studente, era sfollato a Lodi quando, nelle settimane successive all’armistizio del 1943, si portò in Valsesia con una ventina di giovani lodigiani e codognesi, che avrebbero dato vita al distaccamento “Fanfulla” (poi battaglione), della XV Brigata d’assalto Garibaldi. Il giovane, che anagrammando, in modo imperfetto, il suo vero nome si faceva chiamare Iso Danali, entrò in contatto con il Comando di Cino Moscatelli e, nella primavera del 1944, passò nell’Ossola, diventando comandante della 2a Divisione Garibaldi “Redi”.
In sessant’anni Aniasi non ha mai mancato una celebrazione del 25 aprile a Milano, forse anche per rifarsi del fatto che, nel 1945, in quel giorno stava ancora combattendo con i suoi partigiani contro i tedeschi che volevano attraversare il Ticino.
Da socialista “nenniano” entrò nel 1951 nel consiglio comunale di Milano. Nello stesso periodo succedette a Ferruccio Parri nella presidenza, che ha mantenuto sino alla morte, della Federazione Italiana Associazioni Partigiane.

Il Comandante partigiano Iso sfila al Castello Sforzesco di Milano il 25 aprile 1945

(fonte Wikimedia Commons)


Iso a Milano sarebbe rimasto, per cominciare un’altra intensa storia, in una città semidistrutta. Aniasi, socialista, prima nel Psiup e poi nel Psdi e poi socialista nenniano. Consigliere comunale lo divenne nel 1951, assessore fu nel 1954. Infine fu eletto sindaco nel 1967 a capo di una amministrazione di centrosinistra. Che divenne di sinistra, dopo lo straordinario risultato elettorale del Pci nel 1975, ma anche grazie alla sua coraggiosa tenacia: Aniasi voleva i comunisti in giunta.
Sindaco Aniasi rimase fino al 1976. Lasciò per entrare in parlamento, cedendo il posto al giovane ex assessore ai lavori pubblici, Carlo Tognoli. Lasciò avendo attraversato un periodo drammatico e tempestoso della storia milanese, tra il Sessantotto operaio e studentesco e il terrorismo. Fu il sindaco di piazza Fontana, fu sindaco di una città ferita che reagì composta e seppe rispondere con dignità. Fu anche merito di Iso quell’unità forte tra i partiti democratici (l’arco costituzionale), che s’intende facilmente leggendo le pagine politiche di quell’epoca.
Anche con posizioni coraggiose e «istituzionalmente» anomale. Si trovò spesso a polemizzare con gli eccessi della polizia contro gli studenti. In modo originale sostenne, nel conflitto arabo palestinese, il movimento Sinistra per Israele e in consiglio comunale non ebbe mai timore, magari provocando scontri con i suoi stessi alleati, di sostenere il diritto di Israele di «vivere in pace e in sicurezza all’interno di confini garantiti e sicuri».
Parlamentare, passò ministro, prima con Cossiga, poi con Forlani e Spadolini, ministro alla sanità e ministro agli affari regionali. Siamo nei primi anni ottanta quando da Milano cominciava a brillare su Roma la stella di Craxi. Ma Aniasi non avvertì mai grande sintonia con Bettino (che pure aveva a lungo militato nel consiglio comunale milanese): cresceva Craxi e Iso, poco alla volta, sembrò ritrarsi dalla politica attiva, per dedicarsi alla memoria partigiana. Si era schierato prima con Mancini, poi al congresso del Midas con Lombardi e Signorile, infine con De Michelis, favorendo l’elezione a segretario di Craxi.
Per Aniasi apparve presto una partita chiusa. Prima che giungesse lo scandalo di Tangentopoli. Aniasi era un socialista unitario, un sindaco di bell’aspetto, autorevole, capace di rappresentare la città e il suo popolo. D’altra parte, buoni o cattivi, furono quelli gli anni più intensi di Milano: la strategia della tensione la colpì, mai come allora si visse però così intensamente di democrazia, di partecipazione, di valori (nell’insegnamento della Resistenza). Milano era una città ferita, ma era anche una città che di fronte a una rivoluzione strutturale (si manifestavano i primi segnali della caduta del lavoro industriale) tentava di reagire progettando il proprio futuro con straordinaria ricchezza di voci e di ideali.
Una città che tentava di vivere collettivamente i proprio dolori, le proprie crisi, ma anche il proprio sviluppo, sottratto, per un momento, all’interesse privato e alla speculazione. Questo era riformismo autentico. Aniasi sembrò il regista, conquistando alleati e competenze, e chi viveva a Milano ci viveva con un senso d’appartenenza e di identità. Aniasi è stato un sindaco che ha servito il socialismo e l’Italia, «un simbolo del socialismo riformista, il rappresentante più compiuto di una sinistra alimentata da una radicata cultura di governo»”.
Oggi, abbiamo il dovere di ricordare il compagno Aldo Aniasi così come ha fatto due anni fa Oreste Pivetta che lo ha commemorato con lucidità mirabile, affinché l’esempio politico che ha lasciato Aldo Aniasi ed i valori per il quale ha lottato non muoiano e possano rivivere nei giovani socialisti per le ardue sfide future. Un impegno necessario per portare avanti gli ideali del socialismo, per far progredire gli ultimi e costruire una società migliore, in grado di dare dignità all’umanità intera. Per fare ciò è necessario passare dalle idee ai fatti raccogliendo consensi politici.

Salvatore Rondello

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, centenario, centrosinistra, comandante, craxi, crisi, De Michelis, democrazia, futuro, garibaldi, giovani, lavoro, merito, milano, movimento, parlamento, parri, polizia, presidente della repubblica, repubblica, riformismo, roma, sanità, scontri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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