
È primavera! Svegliatevi bambine! Cantava il buon Alberto Rabagliati.
Visto il caldo di questi giorni può sembrare irriverente alle italiche sofferenze di questo luglio, invece l’appello fiorentino è agli italici contorsionismi per continuare a nascondere verità storiche oserei dire conclamate.
Il “raggiro” mediatico su cui voglio ancora una volta puntare è sulla suddivisione politica in “buoni” e “cattivi”. in Italia il riferimento è al sedicente centro destra ed al sedicente centro sinistra, dove buono e cattivo cambiano collocazione in base al proprio sentimento individuale.
Che questo, però, lo si trasferisca in Spagna allora no! Si mistifica la realtà!
Per prima cosa la Spagna con un forte radicamento politico nazionale con cui, al di là di chi governa, conserva la sua autonomia decisionale nazionale in tutti i campi si è permessa di andare al voto in piena estate senza che nessuno osasse profferire verbo in Europa per il semplice fatto che Pedro Sánchez, capo del governo uscente, aveva perso le ultime amministrative. In Italia con baruffe interne e senza più l’esistenza di veri partiti storici con retroterra culturale dal 1994 in poi non è stato più possibile.
Nella Spagna si sono confrontati i “partiti” senza poli artici o antartici che siano. I Partiti con la P maiuscola dove, piaccia o non piaccia, in tutta Europa si confrontano per prendere la maggioranza e governare invece che delle solite ammucchiate italiche in cui da un trentennio ormai un “polo” vince va a governare e, poi, subito iniziano i mal di pancia interni dell’uno contro l’altro armato. Tali comportamenti sono stati capaci di far emergere il “grillismo” pregno della somma di tutti i populismi e giustizialismi di questo mondo.
In Spagna, per chi ancora si ostina a fare raffronti con l’Italia ha vinto il Partido Popular (Partito Popolare) che ha avuto 136 seggi alla Camera e 143 al Senato ed il P.S.O.E. (Partito Socialista Obrero Espanol) ne ha avuti 122 alla Camera e 92 al Senato. Il Vox, la destra che non si vergogna di esserlo, è uscito nettamente sconfitto la qual cosa ha dimostrato la grande immaturità dell’elettorato italiano che, da 30 anni, non fa che inseguire assurdi e folli sogni.
Il partito popolare in Italia non esiste in quanto, insieme a quello socialista, furono “espulsi” nel tripudio generale fra il 1992 ed il 1994. Da allora furono inventati, con grande arguzia, i poli che in un coacervo di alleanze generò quello che storicamente è un dato acclarato ormai: passare il potere ai diretti appartenenti delle due famiglie che avevano provocato alcune centinaia di milioni di morti nel XX secolo. In quel biennio 1992-1994 la fenomenologia mediatica coniò due parole che colpirono, ed ancora oggi lo fanno, l’immaginario collettivo: tangentopoli e mafiopoli. Nessuno sa, però, che tali fenomeni avvennero contestualmente in Germania, in Francia ed in Spagna dove puntarono Helmut Kohl, François Mitterand e Felipe Gonzales. In questi Paesi, però, il risultato fu opposto a quello italiano nessuno dei tre fu mai condannato ed i partiti storici da loro guidati continuarono il loro lavoro. In più si insediarono, in pianta stabile, nei gangli vitali dell’UE da cui quasi tutto discende. Invece, a rotazione, quelli che subentrarono allora ed i loro eredi non appartenendo a nessuna delle storiche famiglie politiche europee devono recarsi, spesso cappello in mano, a chiedere comprensione senza mai poter entrare nelle stanze dei bottoni di Bruxelles.
Oggi il partito popolare ha la maggioranza assoluta in Senato ma non alla Camera per cui, onde evitare ondate di populismo puro, il socialista Pedro Sánchez e il popolare Alberto Núñez Feijóo stanno avviando colloqui per addivenire, probabilmente, ad una grande coalizione fra cattolici e socialisti come è già successo diverse volte in Germania e come, storicamente parlando, iniziò nel 1963 il lungo cammino fra cattolici e socialisti italiani che diedero vita all’unico vero centro sinistra della Storia.
Raffaele Romano

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