
Come ricordo Silvio Berlusconi?
Ci sono stati vari incontri con il presidente di Forza Italia, in diverse stagioni politiche. Ricordo nitidamente i momenti nei quali, all’indomani dell’approvazione del Porcellum che fu un’autentica sciagura, cercammo una via di mediazione. Si susseguirono incontri, ufficiali e ufficiosi. Ricordo il leader di Forza Italia come una persona capace di intessere relazioni, di creare rapporti. Aveva la caratteristica di non essere mai aggressivo. E questo gli va riconosciuto.
Quello fu, tuttavia, un periodo di aspre polemiche politiche.
Nell’esperienza democratica del nostro Paese Berlusconi da una parte e Prodi dall’altra sono stati i protagonisti della costruzione delle due compagini di governo alternative. Pur nell’asprezza di certi scontri, il rispetto a mio modo di vedere non deve mai mancare. Ma anche al di là della contingenza del lutto.
Nel 2006, benché di misura, Romano Prodi riuscì a strappare la vittoria alle Politiche.
L’arma migliore per contrastarlo era avere dei valori alternativi a quelli che proponeva lui e il suo schieramento di riferimento. Occorreva misurarsi sui programmi, che differenziavano il centrodestra dal centrosinistra. Le elezioni del 2006, così come la fase delle famose “leggi ad personam” sono due fasi che sono rimaste fortemente impresse nella mia memoria.
Che cosa ha rappresentato Berlusconi per lo schieramento politico nel quale militavo e quindi avverso?
Penso che Berlusconi abbia tentato di costruire una grande forza politica che fosse liberal-democratica, certamente europeista e anche portatrice di riforme dal suo punto di vista. Questo disegno, tuttavia, non si è mai compiutamente realizzato. Forza Italia è stato un partito importante, ma è rimasto un partito sostanzialmente personale.
Il baricentro di Forza Italia è sempre stato saldamente europeista. E, in qualche modo, la presenza degli azzurri all’interno della coalizione di governo è una garanzia da quel punto vista.
Senz’altro Forza Italia ha avuto una salda vocazione europeista. E, se proprio la devo dire tutta, preferivo FI come principale partito della coalizione di centrodestra, piuttosto che gli assetti che si sono determinati alle ultime Politiche. Lo preferivo sia come competitor politico, ma anche per il Paese.
Mi hanno subito domandato in queste ore se la scomparsa di Berlusconi sia davvero il crepuscolo di un’epoca.
Si chiude sicuramente una fase della politica italiana. Bisogna, tuttavia, che rimanga vivo l’obiettivo di lavorare assieme sulle riforme istituzionali per il Paese. Il cammino deve essere orientato a un bipolarismo finalmente maturo. Nella ricerca di soluzioni condivise, specie nell’ultimo periodo, Berlusconi si era dimostrato un avversario aperto al dialogo. Spero che questa volontà resti.
Vannino Chiti

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