
Una delle ragioni della scarsissima considerazione, che i media italiani hanno a livello internazionale, non è dovuta ai giornalisti, ma alle leggi che non li tutelano.
L’Italia è collocata al 58° posto (dopo il Sud Africa) nella classifica redatta da Reporter senza Frontiere, che redige l’elenco delle nazioni che possono vantare di godere della libertà di stampa; il nostro Paese non vi rientra. L’Italia e collocata in una zona grigia; una sorta di limbo dal quale non riusciamo a uscire da decenni.
In Italia, gli autori di inchieste giornalistiche sono, con sempre maggiore frequenza, oggetto di intimidazioni, di minacce fisiche e di aggressioni.
E quando i metodi persuasivi non funzionano, i “don Rodrigo” di turno ricorrono alle querele intimidatorie e la richiesta di risarcimenti, per danni morali immaginari. In Italia è previsto ancora il carcere per i giornalisti per i casi gravi di diffamazione.
Queste ragioni, unitamente ai monopoli che si sono formati attraverso la Rai, Mediaset di Berlusconi e i giornali di Angelucci (proprietario di cliniche private) costituiscono una concentrazione che fa venir meno il pluralismo.
In questo contesto di carattere generale, si inseriscono vicende quali le querele di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, nei confronti di Roberto Saviano.
Era il 1999 quando Massimo D’Alema avanzò una richiesta di risarcimento danni di 3miliardi di lire, nei confronti di Giorgio Forattini, colpevole di aver pubblicato una vignetta sull’ex presidente del Consiglio. La vicenda, di per sé disdicevole, si è conclusa bene; D’Alema ha rinunciato a ogni pretesa in cambio di un biglietto di scuse. Anche Melomi e Salvini potrebbero fare un atto di magnanimità che farebbe loro onore, ritirando le querele. Non possiamo fare un pronostico sull’esito dei processi contro Saviano. Ma far condannare lo scrittore che ha così tanto contribuito alla lotta contro la camorra, al punto di rinunciare a formarsi una famiglia continuando a vivere sotto scorta, non gioverebbe all’immagine di Meloni e Salvini.
Non è la prima volta che i potenti se la prendono, con i giornalisti. La storia ci ricorda che, negli anni ‘50, la Dc con ministro dell’Interno Scelba, mandò Giovannino Guareschi in carcere per i suoi articoli di satira sui politici al governo.
Aldilà del caso Saviano, bene farebbe Giorgia Meloni a dare un segno forte in direzione della vera libertà di stampa, proponendo al suo governo e al parlamento, una legge contro le querele intimidatorie nei confronti dei giornalisti.
Bisognerebbe inserire il concetto previsto dalla legge inglese; di riconoscere al giornalista assolto lo stesso importo chiesto dal querelante.
Una legge in difesa dei giornalisti promossa dalla Meloni le darebbe credito in senso democratico, e costituirebbe un rassicurante segnale importate per il Paese in direzione della libertà di stampa.
Roberto Fronzuti

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