
La Russia ha perso in meno di un anno 145 mila uomini e altri 200 mila, tra feriti, mutilati, dispersi.
Putin, nonostante ciò, è al massimo della popolarità e dichiara alle madri che dei loro figli caduti devono essere orgogliose, perché sono morti per la patria e non per colpa dell’alcol.
La Russia perde una quantità ingente di mezzi da combattimento: carri armati, artiglieria, lancia missili, aerei, elicotteri, navi da guerra. I soldati hanno stuprato, torturato e ucciso civili e militari ucraini, ripudiato le regole di guerra del trattato di Ginevra. Vogliamo ancora chiamarli ” poveri ragazzi”? Vogliamo ancora dire che sono gli USA colpevoli della distruzione dell’Ucraina? Semmai quei poveri corpi di fanti russi morti per un pugno di rubli, sono stati abbandonati putrefatti nei vagoni ghiacciaia sui binari ferroviari della Russia del Krasnodar, un tempo anch’essa ucraina.
La Russia perde mille uomini al giorno, e si consuma nelle atrocità e nella miseria, perché? Aveva un mercato del gas, anche se corrotto, ma un barlume di commercio avrebbe potuto migliorare il paese se non fosse rimasto come ai tempi di Gengis kan, cioè formato da clan di potere, con un capo assoluto che decide sulla vita e la morte di tutti sudditi, compresi i boiari che ancora oggi circondano Putin; non ultimo il suicida generale Makarov.
Da un PIL pari a quello della Spagna, la Russia avrebbe potuto ridistribuire ricchezza ed emancipazione sociale ed economica. Hanno preferito tagliare la strada a chi liberamente ha scelto l’esempio europeo. Da anni la Russia, ha deciso di ricostruire un impero più vasto. Un suicidio volontario che è costato migliaia di morti civili in tutta ucraina e distruzione aggiunto agli assassini e alle stragi precedenti. Su tutte e tante quella di Beslan e Dubrovca a cornice delle altre centinaia.
La Russia ha voluto male a sé stessa, si prepara oggi ad un nuovo isolamento con la fuga di migliaia di russi; quelli che possono, e quelli che comprendono il disastro del paese.
Putin ha dalla sua parte in Italia certi pacifisti di maniera, che hanno trovato il modo per non vedere la realtà, figli di una ideologia e dogma da casa del Popolo, o da parrocchia, ammesso che ancora esistono di così sprovvedute.
Abbiamo innanzi a noi il popolo ucraino, coraggioso e libero, che difende se stesso, che non scappa, o chiede asilo fingendo, come plebe sfruttata per manodopera a basso costo, senza diritti sociali minimi.
Gli ucraini stanno dimostrando al Mondo come si difende il proprio paese, il lavoro vero, il loro impegno e il loro territorio.
È un segno di forza della libertà, quello dell’Europa delle democrazie, nonostante i limiti umani, che considerano i principi valori da difendere con le armi quando è necessario. Ed oggi è necessario, per i crimini compiuti dai russi: dalle deportazioni, alle torture di civili e militari, alle distruzione di intere città.
Ora servono solo armi letali, cioè armi che possano colpire le basi militari russe più lontane da dove partano gli attacchi missilistici e una copertura totale del paese. Sarebbe stato meglio che tali armi fossero arrivate il venticinque febbraio dello scorso anno, come allora già scrissi sulle armi letali. Sarebbero state evitate almeno in buona parte, le stragi compiute fino ad oggi.
Enrico Martelloni

Il titolo doveva essere: a nove anni dall’ invasione cominciata nel 2014.