
Sui migranti nel Mediterraneo in questi giorni l’Italia rischia. Numerosi osservatori internazionali si chiedono come sia possibile che Medici Senza Frontiere una organizzazione che opera dal 1971 ed é apprezzata in tutto il mondo rischi di essere sanzionata perché ha salvato troppi migranti! Un ulteriore paradosso é che la nave di MSF sia stata costretta a navigare sino a La Spezia e i minorenni non accompagnati che erano a bordo siano poi stati ritrasferiti a Foggia: da sud a nord via mare, un viaggio lungo giorni, e poi da nord a sud via terra. 100 ore in mare e 1.235 km per portarli in Puglia.. .
Il problema é che il Decreto Legge predisposto dal Ministero dell’interno fa acqua da alcune parti. Il testo, infatti, prevede per le navi umanitarie l’obbligo di:
Raggiungere il porto sicuro “senza ritardi” sembrerebbe una raccomandazione ovvia, a meno che (con una innegabile forzatura interpretativa) i “ritardi” non vengano collegati alla norma successiva in cui si afferma che le operazioni di soccorso non impediscano il raggiungimento del porto di sbarco.
Una nave non dovrebbe arrivare nel porto assegnato con – poniamo – tre ore di ritardo – se durante quelle tre ore ha salvato altre vite umane? E cosa dire allora dei ritardi provocati dalla scelta del Viminale di indicare porti sicuri lontanissimi decisi in base ad un vago criterio di rotazione.
Un comma del Decreto Legge afferma poi che “le operazioni di soccorso non devono aggravare i pericoli a bordo”. Anche qui l’indeterminazione domina sovrana prestando il fianco alle più svariate interpretazioni in sede sanzionatoria. Come fa realisticamente un prefetto a compiere una valutazione comparativa tra “pericoli a bordo” e “pericoli in mare” per decidere una eventuale sanzione? Supponiamo che alcuni naufraghi raccolti in mare e/o alcuni membri dell’equipaggio abbiano la febbre alta. Può essere questa una giustificazione per negare una nuova richiesta di soccorso a persone che a qualche decina di miglia di distanza rischiano di affogare?
Non sarà facile per i Prefetti valutare orari e rotte: un pubblico ufficiale può sanzionare il capitano di una nave perché (mentre si sta dirigendo verso il porto di sbarco) ha cambiato la rotta per salvare altri naufraghi in balia delle onde ? O non rischia di incorrere nel “favoreggiamento” di una qualche forma di omissione di soccorso?
La verità é che gli analisti fanno di ogni erba un fascio mentre dovrebbero esaminare con attenzione le profonde differenze delle politiche migratorie adottate dai Ministri che si sono succeduti al Viminale. Penso in particolare a Matteo Piantedosi, Matteo Salvini e Marco Minniti.
ll primo dato che salta agli occhi é la distanza tra le scelte attuali del Ministro Piantedosi e quelle di Matteo Salvini durante il governo giallo-verde (2018/2019). Matteo Piantedosi ha scelto la strada tipicamente ministeriale di creare fragili espedienti normativi, amministrativi e burocratici. Peccato che essi possano facilmente trasformarsi in un boomerang. Come ho accennato alcune norme potrebbe incentivare l’omissione di soccorso, mentre altre disposizioni presentano delicati profili di costituzionalità.
Rispetto all’ attuale Ministro dell’ Interno la scelta del leader della Lega fu di carattere dichiaratamente politico. Si potrebbe riassumerla così : “Per premere sugli Stati Membri dell’Unione Europea non faccio scendere i migranti in porto e blocco tutte le navi con naufraghi , per inciso anche quelle militari (come l’ irlandese Samuel Beckett o quelle della Marina Militare italiana.). Una scelta discutibile, ma chiara. Al di là dei suoi profili di legittimità Salvini ha scelto di compiere gesti eclatanti con il duplice obiettivo di soddisfare i propri elettori e rompere l’inerzia di Bruxelles.
Ciò che, invece, é più difficile da spiegare é perché abbia interrotto il breve tentativo di Marco Minniti di stabilire un collegamento proattivo con i leader delle comunità libiche per costruire alternative concrete all’economia fondata sul traffico di esseri umani nonché di avviare un primo e faticoso con le ONG.
La mia opinione – dal momento che l’ho vissuta direttamente al Ministero degli Interno nel delicatissimo segmento della Cybersecurity – é che Salvini sia abituato a tagliare comunque i ponti con il lavoro (buono o cattivo che sia) dei suoi predecessori. Anche se con il senno del poi una critica che si può fare a Marco Minniti ed Elisabetta Belloni é la seguente. Forse nel 2017 hanno sottovalutato la forza delle componenti poltico-affaristiche libiche a noi ostili perché collegate con attori politici stranieri, non solo la Russia, ma anche ad esempio la Turchia come ha dimostrato la vicenda dell’aeroporto di Misurata.
Sotto questo profilo un problema analogo potrebbe porsi oggi ( ci auguriamo tutti che non accada dopo il recente accordo ENI NOC alla presenza di Giorgia Meloni che ha pestato i piedi a molti concorrenti. Oggi vari blog filo russi come il Faro di Roma danno risalto all’opposizione del Ministro libico del Petrolio Mohamed Aoun https://libyaupdate.com/audit-bureau-begins-verification-of-international-oil-agreements/ . Aoun era a Mosca nella primavera scorsa, ma non sonoin grado il misurare il peso della sua opposizione e la consistenza dei suoi attuali legami.
Il punto é che un filo dovrebbe collegare le grandi strategie energetiche e le politiche sui flussi migratori. Altrimenti il rischio é ripetere il grave errore strategico che l’Italia ha compiuto con Gheddafi nel 2009. Il leader aveva più volte utilizzato l’arma dei migranti sia come forma di pressione sull’Italia che sui paesi vicini. L’accordo bilaterale plurimiliardario tra Italia Libia non diceva una parola sul diritto di asilo che la Libia non aveva mai garantito. Vado a memoria, ma solo i radicali, il senatore del PD Massimo Livi Bacci e Gianfranco Fini espressero il loro dissenso.
Errare Humanum Est Persevarare Autem Diabolicum.
Marco Mayer

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