In Italia, per la seconda volta dopo il 1945, ci diciamo che almeno siamo riusciti a non finire come la Grecia: in entrambi i casi, noi un governo di unità nazionale siamo riusciti a farlo, e questo va bene, in tempi di emergenza.

Si era distinta in durezza anche la Finlandia, ma oggi persino il premier finnico Katainen si dice preoccupato che in Grecia vadano in malora le fondamenta stesse della società e della democrazia.
Il paradosso democratico greco sta nel fatto che gli elettori hanno bocciato il piano finanziario, ma non ci si può fare niente, si finirà forse per convocare nuove elezioni, perché i greci possano votare “giusto”.
In pratica, la Grecia è commissariata, e libere elezioni sono un problema.
Si vede oggi che l’idea di Papandreu di battersi per un referendum era rischiosa, ma non così peregrina: forse oggi avremmo una base di legittimità democratica chiara. Invece, nella confusione attuale, l’unità nazionale non si trova, la democrazia è delegittimata, e i nazisti, non a caso, tornano a far capolino.
In Italia, per la seconda volta dopo il 1945, ci diciamo che almeno siamo riusciti a non finire come la Grecia: in entrambi i casi, noi un governo di unità nazionale siamo riusciti a farlo, e questo va bene, in tempi di emergenza.
In Francia, Germania, Gran Bretagna, però, assistiamo invece ad una democrazia abbastanza salda da potersi permettere il “lusso” del conflitto politico e di scegliere liberamente tra opzioni diverse, Sarkozy contro Hollande, Merkel contro Kraft, Cameron contro Miliband.
E i progressisti possono affrontare i conservatori, non farci unioni di salvezza nazionale con la pistola finanziaria alla tempia.
Ci consoliamo guardando la Grecia, forse, ma invidiamo Francia, Germania e Gran Bretagna. E anche questa è una costante storica.

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