Scrivo ancora, come la settimana scorsa, dei referendum sulla giustizia. Ma lo faccio non per parlare di quanto avviene nelle aule dei tribunali, nelle carceri e ai poveri imputati, colpevoli o innocenti che siano. Devo, invece scrivere di quelli che mi hanno maltrattato per avere espresso il mio consenso preventivo ai referendum (dei quali ancora non si conoscono i quesiti). E non capacitandomi che tutti gli attacchi fossero motivati allo stesso modo: non si possono appoggiare i referendum, nonostante le deplorevoli condizioni della giustizia, gli scandali nel mondo delle toghe, la politicizzazione in una sua parte, i tempi infiniti dei giudizi civili e penali, etc., etc., perché anche Salvini ha preannunciato che li appoggerà anche lui. Solo per questo. Non uno che mi abbia detto, per esempio: ma che caspita fai, non lo vedi che la Giustizia funziona benissimo? Non la sciupare, che è l’unica cosa che in Italia funziona!
Ci sarei dovuto restare male per loro, dopo un simile ragionamento a pera. E invece, lo confesso, ci sono rimasto male per me, per il mio mondo e per tutto il tempo che ci ho trascorso pensando che fosse il migliore tra quelli possibili. Ero ancora un bimbo, ribelle e insofferente per tutto ciò che limitasse la più assoluta libertà individuale. E mi pareva pure che fossero interdipendenti concetti come libertà, giustizia e democrazia. Scelsi perciò di essere socialdemocratico. Avrei potuto anche scegliere di essere socialista; ma erano alleati, all’epoca, con i comunisti e non volli fidarmi. Oggi fa ridere, lo so, ma oggi non è ieri. Vivendoci in mezzo, ho conosciuto tante declinazioni del termine socialista: socialcomunista, socialdemocratico, socialtraditore, socialfascista, socialista nenniano, socialista saragattiano, socialista lombardiano, socialista giolittiano, socialista craxiano. Di tutto, ma giammai, perché incompatibile, pensavo, la categoria del socialista bacchettone. E, invece, eccoli: “chi va con Salvini non può dirsi socialista”, “le leggi non si fanno con i referendum ma le fa il parlamento”; e, poi, si, anche “vergogna!”, che mi mancava dai dibattiti nei consigli comunali di un tempo, quando i miei interventi sembravano ad alcuni troppo lontani dalla ortodossia di certa sinistra dell’epoca, pur apparendo a me ispirati all’unica sinistra possibile.
Argomenti da bacchettoni, dunque. Per eccitare il proprio ego scambiando per purezza l’ipocrisia (che è l’essenza del bacchettonismo). Ma che difficilmente possono essere condivisi da chi ha presenti gli insegnamenti dei veri riformisti secondo i quali la teoria non vale se non si trasforma in prassi (vedi Turati, Matteotti, Saragat). Ovvero, se non cambi la realtà in meglio giorno dopo giorno. E se, pur di farlo, lo fai assieme a chi ti è avversario su altre questioni, non esistono sacri testi che ti mandano all’inferno. Nel caso specifico, a questo potrebbero servire i referendum, ove si tenessero. Oppure, il Parlamento potrebbe, per evitarli, indursi a legiferare per risolvere anche una sola delle magagne della nostra giustizia. A me sembrano cose abbastanza ovvie. E lo sdegno con il quale alcuni, dichiarandosi socialisti, o liberali, o laici, hanno accolto il mio favore per i referendum ancorchè appoggiati da Salvini, mi ha lasciato senza parole. Ma con una domanda: ci siete o ci fate?
Nicola Cariglia

Non l’avevi ancora capito che i BACCHETTONI, POLITICA o alla politica DEL TANTO PEGGIO, o al PLITICAMENTE CORRETTO, che sono ovviamente quello che vorrebbero sempre dirci come dobbiamo essere democratici. E’ una vita che ci campano sopra (e bene!), tanto hanno sempre una moltitudine che li segue.
Ma come fanno?
Devono proprio essere dei bravi imbonitori. Neanche i preti arrivano a tanto!
Avanti sempre Nicola e speriamo che i posteri capiscano, altrimenti addio Europa: “Francia o Spagna, purché se magna”
Caro Giampaolo,
si, io non mi spavento, ma i bacchettoni sono duri da mandare giù. Pensa solo a quelli che si scandalizzano a votare per i referendum come vota Salvini (ognuno per proprio conto), e poi suggeriscono che le riforme della giustizia debbano avvenire per iniziativa del governo. E tutti sanno che il precedente governo, Conte 2, è caduto perchè il ministro grillino Bonafede sarebbe andato sotto proprio sulla giustizia. I 5 Stelle non hanno cambiato opinione e dunque per approvare le riforme della giustizia occorrono i voti della Lega. Lo sanno? ci fanno? Lo sono? Roba da sepolcri imbiancati!
Ci fanno, Nicola, ci fanno.
Non sarei così…ottimista.
Evidentemente questi compagni si sono dimenticati sia delle battaglie referendarie sulla giustizia degli anni 80 sia dell’uso golpista della stessa per cancellare una intera classe politica tra cui i socialisti ed i socialdemocratici