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La via scettica e l’arte politica

Le forme di reazione, che si manifestano un po’ ovunque nel mondo attuale, non c’entrano nulla con l’idea di una destra o sinistra tradizionali, malgrado il tentativo, falso e ideologico, riconducibile al pensiero filosofico posthegeliano. E’ una reazione, naturale, rispetto a un mondo reale, e finanche virtuale, che evidentemente non ci soddisfa.

di Angelo Giubileo | 7 Febbraio 2021

Lo spazio della politica è compreso all’interno di due orientamenti – che sia Platone che Aristotele descrivono mediante movimenti opposti ma convergenti. E quindi due “impulsi” (cfr. Plutarco, adversus Colotem) o orientamenti, l’uno reale e l’altro ideale o razionale (in riferimento al linguaggio corrispondentemente degli antichi in uso a Platone e al linguaggio dei moderni in uso a Hegel). Platone e Aristotele, a differenza di noi moderni, conoscevano a fondo il linguaggio del Mito. Così che – quando, nel Politico, Platone invita gli uomini ad agire politicamente – è assai lecito supporre che sia l’ateniese che lo stagirita fossero a conoscenza della storia che gli Egiziani ancor prima raccontavano di Zeus. E cioè che il dio non poteva camminare, giacché le sue gambe erano sin dalla nascita saldate in un pezzo solo, e per la vergogna passava il suo tempo in solitudine. Fu Iside a tagliare e separare quella strana parte del suo corpo, mettendolo così in grado di camminare con le sue gambe. E il significato della storia è che la mente e la ragione del dio sono di per sé immobili nell’invisibile e nell’insensibile, e prendono la strada della creazione grazie a una spinta motrice (Plutarco, De Iside et Osiride, 376C).

Cosa vuol dire, esattamente? Sul punto, ritengo illuminante e chiarificatore il giudizio di Giorgio de Santillana, storico della scienza, allorquando scrive: L’idea del Fato prende forma quando l’uomo non subisce come le bestie, ma cerca di rendersi conto e (aggiungo: tuttavia) non accetta il dono d’origine, le grand don de ne rien comprendre à notre sort (In Fato antico e fato moderno).

Con la fine delle due guerre mondiali, che hanno caratterizzato l’intera prima metà del secolo scorso – e quindi un periodo di circa cinquant’anni, che nella teoria economica rappresenta un ciclo di lungo periodo della produzione -, gli storici sono concordi nel registrare che ci sia stata, quasi ovunque nel mondo, una forte spinta o carica di reazione al fenomeno bellico. Si tratta della stessa forza motrice o impulso naturale, che, sul piano politico, ha generato tra gli uomini un nuovo ideale di pace e prosperità. E, in definitiva, un nuovo ciclo di sviluppo del capitale, secondo il consolidato insegnamento di Joseph Schumpeter.

Gli autori che, anche negli anni più recenti, hanno dibattuto di crisi del sistema capitalistico hanno scarsamente posto l’accento sui fenomeni reali, ignorando spesso il fatto che la forza motrice del capitalismo è viceversa aumentata mediante nuove forme di progresso, sia finanziarie che tecnologiche. Nell’ambito del discorso politico, e nell’arco di trent’anni circa, siamo passati dall’idea – definita liberale e democratica – di Francis Fukuyama – relativa a La fine della storia e conseguente avvento dell’ultimo uomo (ovvero l’ennesimo messia, individuale o collettivo; figura di colui che già Eschilo, prima di Platone, chiama “chrestos”, ovvero: il salvatore. In proposito, cfr. Lattanzio lib. IV cap. VI, nel quale sono riportate le seguenti parole del primo apologeta e martire cristiano, Giustino: E’ solo per ignoranza che gli uomini si definiscono Cristiani anziché Crestiani)all’idea di Parag Khanna sul modello attuale, per l’appunto ideale, di città-stato: l’odierna Singapore. Attualmente, per i pochi che non ne siano ancora a conoscenza, Singapore è uno dei maggiori centri finanziari al mondo oltre che una città fortemente cosmopolita. La legenda politica descrive Singapore come una repubblica democratica e parlamentare, ma l’orientamento che più contraddistingue la vita reale dell’estremo territorio della penisola malese è senz’altro la forma di potere, controllo ed esercizio della forza militare.

Il modello di governo capitalistico – al contrario di quello che è stato ripetutamente scritto e detto anche e soprattutto in anni più recenti – non è affatto morto e neppure è in crisi. Ciò che viceversa è in crisi è il modello ideale di democrazia rappresentativa pensato dagli antichi e rimodellato dai moderni, a seguito di un evento emblematico quale la Rivoluzione francese, sui fondamenti teorici della teoria di Montesquieu relativa al meccanismo di tripartizione del potere dello Stato.

Il movimento della Rivoluzione rappresentò una reazione naturale ai soprusi dell’aristocrazia del tempo, quella che noi oggi, sempre con termine che deriva dal francese, chiamiamo élite. Termini come sovranismo, populismo e altri consimili non servono a capire e affrontare la questione della crisi del modello rappresentativo di governo, in quanto la crisi che emerge nei rapporti di forza – all’interno di paesi, stati, comunità nazionali e internazionali – è un fatto essenzialmente reale, non ideale. Così che, per fare un esempio, le categorie, divenute piuttosto astratte, di “destra” e “sinistra” c’entrano poco o nulla.

Non serve discutere, idealmente, se abbia più successo e quindi sia migliore (per chi? Per l’élite o il popolo?) l’attuale modello di governo cinese o statunitense. La realtà, in entrambe le comunità, attesta l’esistenza e una crescente diffusione di fenomeni di protesta, talvolta anche violenti. Evidentemente, si tratta di forme di reazione naturale a una politica non condivisa da popolazioni di cittadini diventati nel frattempo parti numeriche di una massa quantitativamente crescente ma allo stesso tempo qualitativamente indistinta di persone; che, attualmente, molti ritengono possa essere meglio governata per mezzo di sempre più diffusi e quindi noti algoritmi.

Queste forme di reazione, che si manifestano un po’ ovunque nel mondo attuale, non c’entrano nulla con l’idea di una destra o sinistra tradizionali, malgrado il tentativo, falso e ideologico, riconducibile al pensiero filosofico posthegeliano. E’ una reazione, naturale, rispetto a un mondo reale, e finanche virtuale, che evidentemente non ci soddisfa.

Posero duplice forma a dar nome alle loro impressioni: d’una non c’era bisogno, in questo si sono ingannati, l’una dall’altra figura distinsero e posero segni opposti fra loro, di qua il fuoco etereo vampante, utile, assai rarefatto, leggero, in sé del tutto omogeneo, altro rispetto all’altro; anch’esso però in se stesso notte cieca al contrario, forma densa e pesante (Parmenide).

Angelo Giubileo 

Pubblicato in : Metamorfosi, SituazioneTag: anni, autori, capitalismo, crisi, democrazia, discorso, francis fukuyama, governo, massa, mondo, movimento, persone, repubblica, secolo scorso, sviluppo

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Fogazza

    8 Febbraio 2021 alle 08:20

    Un Parlamento di mediocri respinge la formazione di Governi retti da alti Profili ricordiamo Letta, Prodi ed altri che caddero in pochi giorni , speriamo che Draghi resisti 12 mesi – i fondi europei sono i nostri soldi che ci vendono dati sul nostro debito pubblico italiano e che dobbiamo restituire di questi 80 miliardi a fondo perduto servono per sostenere la struttura dell’UE di cui 55 miliardi pregressi e il resto in corso – gli altri 130 miliardi saranno man mano disponibili dal 2026 e negli anni a seguire, si fa presenti che sono soldi nostri ma amministrati dall’UE che analizzarà i piani di investimento da noi presentati e ne approverà quelli confacenti lo sviluppo – ciò è una garanzia per un uso finalizzato dei fondi, che diversamente verrebbero spesi in rivoli vari di clientelismo

    Rispondi

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