Sembra che qualcuno abbia premuto lo stop.
Tutto come congelato, a mezz’aria.
Uno scorrere continuo di un tempo che non passa.
I soliti frammenti visti e rivisti sulle poche strade che possiamo percorrere; facciate di case, semafori, distributori, negozi, cartelli. Sempre gli stessi. Pochissime le facce amiche che si possono vedere senza intorno la cornice di uno smartphone, di un tablet, di un computer.
Nessun abbraccio, bacio, stretta di mano.
La mancanza totale di calore umano sulla pelle, escluso quello del proprio ristretto nucleo familiare.
I libri divorati, la televisione consumata, la scrittura come valvola di sfogo.
I pensieri che ti accompagnano da quando ti svegli a quando torni a dormire dopo un’altra giornata sprecata.
Casa-lavoro-casa, per chi ha la fortuna di poter lavorare. Le uniche deroghe per la spesa, le sigarette, un caffè o una pizza da asporto.
I ricordi della vita vissuta fino al 2019 come scorte di emozioni; i progetti per il futuro come scintille di speranza.
I viaggi mentali in posti già visti o sconosciuti come antidoto alla noia.
Il sorridere nel vedere chi ha sempre sostenuto di avere una brutta vita, che ora pagherebbe per tornare a viverla; forse non era poi così brutta…
Devi giocare con le carte che ti danno, puoi solo impegnarti per giocare al meglio.
È vero e l’ho sempre pensato; ma questa mano non vedo l’ora che finisca.
Voglia di viaggi, cene in compagnia, concerti, corse in autostrada, amici, cinema, aperitivi, notti in giro, stadi, mare, neve, partite a carte e di tutto quello che ci fa stare bene.
Voglia di fare quello che per pigrizia, paura o mancanza di tempo non abbiamo mai fatto.
Voglia di bruciare per sempre queste maledette mascherine che ci tolgono anche il sorriso di quelle poche persone che vediamo.
Voglia di tornare ad essere liberi come forse non ci siamo mai sentiti.
E invece lo eravamo!
Quando torneremo ad esserlo, assaporeremo quella libertà con un gusto totalmente diverso.
Inebriante.
“Ogni vita merita un romanzo”(E. Polster) e la penna tornerà finalmente nelle nostre mani.
Giacomo Vivarelli

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