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Vendite natalizie, Black Friday…. Ma i consumatori sono pecore?

di Vincenzo Donvito | 23 Novembre 2020

E’ surreale quanto sta accadendo e quanto si dibatte per cercare di affrontare la crisi del commercio “in presenza”. Siamo arrivati ad uno Stato, la Francia, che stimolato dall’iniziativa della Sindaca di Parigi che ha invitato a comprare libri nelle librerie e non online, sembra che decida di spostare di una settimana la data del Black Friday (27 novembre). Fanno eco le reazioni di altri Paesi, incluso il nostro, che vedono in prima linea altrettanti Sindaci, fino ad alcune associazioni di categoria che hanno proposto di vietare le vendite online facendo loro seguire le disposizioni dei livelli cromatici a cui devono attenersi i vari territori regionali (1).

Al centro di tutto, ovviamente, c’è Amazon, il leader incontrastato (in occidente) delle vendite online.

Il dato surreale è che Amazon dialoga a distanza (comunicati stampa di vario tipo) con le autorità, spiegando anche perché per il proprio business non starebbe bene, per esempio, spostare il Black Friday di una settimana sì da essere allo stesso livello di concorrenza con i negozi in presenza che, presumibilmente, dovrebbero/potrebbero essere aperti nel successivo venerdì 4 dicembre.
Al dato surreale, Paese per Paese, ognuno aggiunge le proprie caratteristiche. Nel nostro Stivale, l’opposizione al Governo si sta facendo alfiere di queste iniziative anti-Amazon. “Tutto fa brodo”, si potrebbe dire, per cercare di manifestare il proprio dissenso ad un governo. Quindi, per quanto ci riguarda (osservatori e protagonisti indipendenti e razionali) assistiamo ad un surreale che si tinge di sarcastico, fino al più spicciolo “ridicolo”.

I soggetti interessati in questa tenzone sono tre: politica, aziende, consumatori.
Su politica e aziende (grandi e piccole, presunte dominatrici e altrettanto presunte vittime) abbiamo detto.
Restano i consumatori.
Che come attori non contano nulla e che tutti (anche loro stessi, spesso) considerano come mucche da mungere, bramosi di acquistare anche la propria merda se la stessa fosse loro presentata con fiocchetti e cotillon. Consumatori pronti a correre a mettersi in fila davanti ai negozi per strada o nelle code virtuali online. Consumatori che tutti considerano sempre pronti a spendere, anche i soldi che non hanno (impazzano diverse forme di credito anche per gli acquisti nei periodi caldi e non solo).
Senza voler essere emuli dei messaggi di povertà, moderazione e altruismo del papa cattolico Francesco (che comunque hanno un loro peso), ci domandiamo:
ma il consumatore esiste solo per spendere e basta, cioè è una sorta di imbecille?
Dalla nostra esperienza di associazione diremmo di no: quando informato, il consumatore è al pari di un umano che sceglie, discerne, valuta, calibra, soppesa, fa i conti, programma. Certo la nostra esperienza è limitata, ma è indicatrice di una tendenza… perché?
Perché quando il consumatore è informato e viene messo in condizione di scegliere, procede di conseguenza partendo da se stesso e dai propri bisogni e desideri, non da quello che altri (per i loro desideri, sia questo business o politica) cercano di spacciare come essenziale.

E’ probabile che questo consumatore oggi si manifesti e si affermi. Grazie anche alla povertà economica più diffusa e alle riflessioni che ognuno di noi ha potuto fare in questi periodi in cui siamo stati più spesso con noi stessi.


1 – https://www.aduc.it/comunicato/vendite+natalizie+posizioni+dominanti+ma+guarda+se_32026.php

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, consumatori, conti, crisi, francia, governo, parigi, soldi

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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