L’ FSB, quando deve far fuori qualcuno, lo fa e basta. Navalny è solo un leader, non il capo della rivolta. Quella vera, è in questi giorni a Khabarovsk e Konsumorsky sull’Amur, dall’altra parte della Russia.
Gli omicidi di Pavlev Sheremet e Boris Nemtsov devono fare da punto di riferimento tra le centinaia di omicidi di dissidenti compiuti in questi decenni in Russia, uccisi magari precipitati misteriosamente con l’aereo. Resta soprattutto per questo motivo, molta incertezza sull’avvelenamento di Navalny. Questi al contrario di Nemtsov, non ha mai negato l’intervento della Russia in Ucraina, o precedentemente in Georgia. Anzi, non ha mai affrontato il problema dell’indipendenza che molte repubbliche oggi russe, stanno chiedendo. Nessuna azione di Navalny ad esempio, verso un rimprovero per Lukashenko. Chi è sceso in piazza a Khabarovsk e in altre città oltre gli Urali non ha un leader ed il suo limite è la spontaneità. Per questo, forse Navalny si trovava a Tomsk, da dove è partito l’aereo per Moscow. L’effetto ritardato del veleno ha cambiato le carte in tavola e l’aereo si è fermato a Omsk per il ricovero in ospedale. Ironia della sorte il medesimo dell’ex capo dello stato ucraino Yushchenko avvelenato al tempo della rivoluzione arancione del 2005. Per questo, anche se da Vitebsk i russi sono entrati verso Minsk accompagnati da sonore quanto impotenti bestemmie, la situazione in Bielorussia, potrebbe suggerire una preoccupazione in più per il Cremlino. Ciò, però, non è molto credibile. Spostare Putin, non è come spostare Lukashenko che ha mantenuto un equilibrio costante con la Russia. Il mistero s’infittisce e tocca aspettare per evitare giudizi affrettati.
Enrico Martelloni

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