Si riduce (almeno tra i sondaggisti) il divario tra Giani e la Ceccardi, 44% a 42% secondo le ultime proiezioni. Ciò sta a significare che l’attivismo improvviso impresso da Salvini, dalla stessa candidata e ancora abbastanza timidamente dagli alleati (Forza Italia e Fratelli d’Italia, più dovrebbe spuntare una lista Ceccardi) hanno catturato l’attenzione mediatica degli ultimi 10 giorni.
A Roma intanto Conte e Zingaretti si sono incontrati per affrontare i nodi da sciogliere nel Governo, dopo gli attriti tra Italia Viva e Conte, tra Franceschini e Conte, tra Conte e gli stessi 5 Stelle che evidentemente poco hanno gradito le voci in libera uscita su di un futuribile partito dell’attuale inquilino di Palazzo Chigi e tra quelle che prevedevano un certo attivismo di ministri in carica e Mattarella per la sostituzione dello stesso Conte…E così tra i problemi veri e quelli presunti tra i due principali partiti della maggioranza, che potrebbero subire conseguenze pesanti dalle elezioni regionali di Settembre ove dovessero passare altre regioni al centro-destra, si è affrontato anche il tema forse più scottante. E proprio per tentare di arginare questa eventualità che si è insistentemente parlato di coalizioni del centro-sinistra allargate ai 5 Stelle.
Un problema di non facile risoluzione visto che un po’ ovunque i pentastellati stanno presentando liste autonome continuando ad individuare proprio il PD come principale avversario e competitore negli enti locali, così come da tradizione dai tempi dei Vaffa-day (anche se il PD ancora non c’era) e che adesso a campagne elettorali praticamente già lanciate sarà non semplice da dare il “contrordine compagni”. Certo è che dopo l’euforia dell’Emilia Romagna, che ha contribuito a congelare l’avanzata salviniana, perdere la Puglia, le Marche e con la Toscana al fotofinish significherebbe per l’attuale Governo, preparare lo scotch e gli scatoloni.
Una evenienza disastrosa considerato anche gli esisti scontati del referendum taglia-seggi, con i collegi elettorali da ridisegnare e la L. elettorale da adeguare. Senza contare che a dicembre 2021 Sergio Mattarella pronuncerà dal Quirinale il suo ultimo discorso agli italiani.
Insomma terminare la legislatura diventa imperativo categorico proprio per Conte e Zingaretti e gli altri alleati della coalizione, e non è detta ancora l’ultima sulle alleanze per le regionali, anche se Settembre si avvicina rapidamente.
Far bollire “il capitano” nel suo stesso brodo ancora un paio d’anni potrebbe essere alla fine una mossa vincente per neutralizzarlo definitivamente, ma arrivare alla primavera 2022 con nuove elezioni indette dal nuovo Presidente della Repubblica, non sarà certo una passeggiata.
Vedremo se nelle prossime settimane l’attività di Conte e dei suoi fedelissimi verso il Movimento retto (pro-tempore, come se non fosse così per tutti) da Vito Crimi, e di Zingaretti sul PD, porteranno a qualche clamorosa novità del tutto inattesa fino a qualche giorno fa.
E se l’alleanza tra PD e 5 Stelle, giungerà dunque ad una qualche “fase 2”.

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