Pare che solo il 4 percento non stia alle regole di contenimento. Certo sempre troppo. Ma non in generale ma sui positivi al covid. Anche se non è chiaro. Speriamo che capiscano tutti. Sappiamo ormai quanto è importante e indispensabile specie in questo momento, il distanziamento sociale, pena rendere inefficaci i sacrifici fatti. Pare che non sia più valido il metro ma ben più ampio il raggio d’azione. Dunque mascherine per tutti quelli che sono costretti a uscire.
Ma quello che succede nelle alte sfere è inammissibile. E non parlo del virus naturalmente, che davvero ha preso alla sprovvista, diciamo. Ma, a due mesi dalla emergenza ufficiale , sono sempre in perenne ritardo a rincorrere il problema anziché a prevederlo, per quanto è possibile umanamente. Ma il ballo delle mascherine che non sono quelle di carnevale e l’accesso ai siti, senza un minimo di organizzazione temporale è pietoso.
Il sindaco di Firenze, in uno degli innumerevoli talk in cui appare per chiarirci le idee, si vantava di quello che sta facendo insieme al suo sodale governatore. A parole. Proviamo ad andare sui siti istituzionali, del Comune della Regione, Governo, senza voler dire di INPS. In rigorosa carenza di sussidiarietà, verticale e orizzontale. Dato che fanno ai cazzotti.
Per i pensionati le poste hanno scaglionato. Certo, perché il soldo era sicuramente disponibile. Ma tutto il resto è aleatorio. Si fa peccato a pensare che non lo fanno per motivi di evidentei tipo economico? Forse si, ma allora perché non avrebbero scaglionato nello stesso modo e in egual misura? Stiamo perdendo la pazienza. Non tanto per la quarantena, e oltre, che viene accettata per buon senso dalla quasi totalità dei cittadini, ma per la presa in giro che aleggia sulle varie conferenze stampa, ricchissime di numeri, che abbattono e fanno male, ma povere di contenuti, quelli che dovrebbero essere previsti e dunque palesi, in quanto prevedibilissimi.
Ma quello che non serve al momento è schierarsi da una parte o dall’altra. Difendere idee teorie e scuole di pensiero. Mentre occorre pragmatismo. Perché ormai dopo due mesi, abbiamo capito che davvero brancolano nel buio e navigano a vista. I soloni, i competenti, della scienza e della politica. Non per colpa, per carità, ma proprio perché questo evento è più in alto dell’uomo. Dunque apriamo a tutto quel che può arginare, senza polemiche. A tutte le ricerche e gli esperimenti sui farmaci palliativi ma anche utili, forse. Alle ricerche del vaccino che sarebbe, e sarà, si spera, la panacea di tutti i mali. In fondo siamo abituati a convivere con i patogeni di tanti tipi contro i quali il vaccino o abbiamo già. A parte alcuni per i quali ancora non si è trovato, come l’HIV, ad esempio. Dunque, se non lo abbiamo fatto prima, non a sufficienza, sosteniamo, almeno psicologicamente e economicamente, la ricerca.
Esami rapidi del sanque che identificano gli anticorpi, tamponi, test vari che possono essere di utilità. L’uno non esclude l’altro. I laboratori del mondo lavorano indefessamente e ininterrottamente.
Ma sulle mascherine e sugli strumenti di protezione specie per chi cura altri e deve curare se stesso, no, non va bene affatto. Non sono quelle di carnevale ma presidi che servono alla sopravvivenza. Così ci dicono. Sappiamo ormai che fino alla scoperta del vaccino dovremo convivere con il mostriciattolo e quindi dovrebbero essere fornite a tutti, in sussidiarietà. E c’è da chiedersi perchè, prestamente, non sono state riconvertite fabbriche idonee nel produrre guanti e mascherine. Non soltanto a livello privato, ma pubblico. E quanto ci vuole perché vengano validate quelle già prodotte e sdoganate quelle bloccate dall’estero?
Il gruppo dell’Università di Pittsburgh è lo stesso che ha messo a punto il vaccino per la Sars. Tra loro, l’italiano Andrea Gambotto, che abbiamo intervistato. “Sui topi funziona, la Fda ci autorizzi a passare all’uomo”. In 5 mesi si potrebbe cominciare la produzione
Un’ eccellenza italiana emigrata. Fra le tante. Speriamo almeno che questa tragica esperienza ci lasci stremati ma con una visione diversa delle priorità vitali. Ma questo ce lo stiamo augurando tutti. Certo che la riflessione ci è costata cara.
Ma se è stato doloroso chiudere una nazione sarà molto difficile capire il momento giusto per riaprirla. Non c’è una bacchetta magica e ce ne dobbiamo fare una ragione.
Carla Ceretelli

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