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Un concerto celebrativo per Antonio Cariglia: il sogno di un’epoca

Una serata sfumata nel sogno e al sogno legata. Attraverso la dedica di un concerto, la musica di scena di una incantevole epoca francese, è stato ricordato Antonio Cariglia a dieci anni dalla scomparsa. Una bella serata, che è parsa elegiaca, non pesante, niente affatto retorica.

di Enrico Martelloni | 24 Febbraio 2020

Un giovedì speciale. Una serata sfumata nel sogno e al sogno legata. Attraverso la dedica di un concerto, la musica di scena di una incantevole epoca francese, è stato ricordato Antonio Cariglia a dieci anni dalla scomparsa.  E così, a Pistoia, nella sala assemblee in via De’ Rossi , la Fondazioni Filippo Turati e il Conservatorio Cherubini di Firenze, in collaborazione, hanno voluto sottolineare il risultato concreto oltre che politico di un uomo che oggi chiameremo impropriamente della prima repubblica. Legato al Partito Socialdemocratico,  segretario nazionale, oltre ad una intensa carriera politica in Italia e in Europa, consigliere comunale a Firenze e a Pistoia, Antonio Cariglia ha saputo dare un segno solidaristico importante nella creazione della Fondazione Turati  che a Gavina ha cominciato i suoi passi nel 1965. Lo hanno ricordato prima del concerto, Nicola Cariglia, assieme al sindaco Alessandro Tommasi  nella  sala pistoiese colma di amici, collaboratori e familiari. Questa  è la prima di una serie di celebrazioni  che troveranno luogo durante tutto l’anno. Per l’occasione la discreta eleganza della musica, ha compiuto l’appropriato omaggio e fraterno impegno con dovuta discrezione. Per così dire, l’effetto scenico iniziale di un invisibile flauto ha dato l’incipit.  Dal foyer, il maestro Paolo Zampini, anche direttore del conservatorio, ha introdotto la serata musicale col solo flauto del celebre Syrinx nell’originale versione del 1912 edizione Jobert ,di Claude Debussy: la ninfa fuggita dalle braccia del fauno Pan, trasformata in canna palustre invocando l’aiuto delle Naiadi. E nel mito che il sogno adegua l’ anima, col canto che adagio e profondo, più volte accostato a quei sentimenti dove la natura è fantasticheria,  espressa da un gruppo di musicisti fin du siècle. Così come la pittura di noti movimenti anticiparono e seguirono il mito della natura, di cui un esempio potrebbe essere Waterhouse,  la musica di Debussy prelude il sogno, dimensione ed espressione di ciò che è oltre. Per la circostanza, dunque, il trio Paola Leggeri, Paolo Zampini e Tiziano Mealli, hanno scelto un omogeneo e gradevole programma del loro repertorio.  Alle musiche di Debussy, si sono alternate altri piccoli capolavori ricordati nel programma, come Au Printemps  per Soprano, flauto e pianoforte di Emmanuel Maurice,  compositore, musicologo e suo coevo. I brani seguenti, sospesi da brevi e ben distribuite pause, interpretano sempre la natura e la delicata gioia dell’amore che nulla ha che vedere col vigoroso e tragico momento della grande guerra che coinvolgerà tra questi autori  Caplet, compositore de la fute invisible, che tra i molti incarichi, ebbe quelli  di direttore d’orchestra, a Boston e all’ Opéra di Parigi. Piacevoli sono, di doverosa  alta attenzione, l’ascolto e l’abilità di esecuzione dei tre maestri, riconosciuti da numerosi encomi e meriti. Nel fantasticare  la pace e l’amore, tutti gli autori  attorno a Debussy, si fanno carico di creare un flusso melodico raffinato.  E per questa serata speciale,  a Caplet, succede Lucien Haudebert: trois Envocations.  Vi è tra questi autori scelti, la talentuosa Cecile Chaminade, che scriveva già musica a otto anni. Era “ il mio piccolo Mozart”,  vezzeggiava Bizet, concertista a 18 anni e compositrice. Un Enfant prodige come  doveva esserlo Debussy,  anche se per la melodia Beau  sioir, per canto e pianoforte viene indicato come data del componimento l’anno 1878, quando per  Nuit d’etoiles , invece, nel 1876 egli aveva quattordici anni. Una bella serata dunque, che è parsa elegiaca, non pesante, niente affatto retorica. Un ricordo di Antonio Cariglia, quello di giovedì sera,  che è  piaciuto  al numeroso pubblico, nonché alla famiglia e a me medesimo.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, antonio cariglia, autori, bizet, conservatorio, espressione, europa, filippo turati, firenze, grande guerra, italia, natura, parigi, pistoia, prima repubblica, repubblica, serata speciale

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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