E adesso, fatte decantare le emozioni che ci dato la lunga notte degli Oscar, parliamo dei premi. Di “Parasite”, detentore di ben quattro premi Oscar parlerò prossimamente . Oggi vorrei fermermi al premio miglior attrice protagonista.
Il 6 di Febbraio è uscito nelle sale italiane il film diretto da Rupert Goold che vede nei panni dell’attrice-cantante Judy Garland una stellare Renèe Zellwegwer., che, al momento di ritirare il premio ha rivolto il suo pensiero alla grande Judy Garland dicendole “questo è tutto per te”.
Si tratta dell’adattamento cinematografico della pièce teatrale END OF THE RAINBOW di Peter Quilter; è il dramma della Garland che prende in esame gli ultimi sei mesi della vita tormentata dell’attrice.
Flashbacks ci mostrano un’adolescente scippata della sua infanzia a favore di una celebrità che travolge la giovanissima diva dopo che ha recitato nel film del 1939 IL MAGO DI OZ.
Per evitare di ingrassare: pillole ad iosa che servono per non farle sentire il bisogno di cibo o l’esigenza di un sonno ristoratore, le sono precluse amicizie e comportamenti normali per la sua età. Si deve accontentare della vicinanza non sempre interessata del suo coprotagonista in tanti film: Mickey Rooney.
Il suo aguzzino? Una segretaria di edizione che ricorda molto la madre, definita dalla Garland la vera strega di Oz. Su ordine di chi? Quello stesso L. B. Mayer che si finge suo amico ma al quale importa solo del film.
Lei è la sua creatura, la sua “favorita”, come la definisce lui stesso in una scena del film, che non ci regala un bel ritratto di uno dei padroni della vecchia Hollywood. Non che le cose siano davvero cambiate oggi, ma questo lo prenderemo in esame un’altra volta.
Dalle anfetamine, che le procureranno un’insonnia cronica che la tormenterà per tutta la sua breve vita, si passa poi all’alcolismo; c’è da stupirsi se terminerà la sua presenza terrena a Londra a soli 47 anni divorata dalla depressione? Le viene chiesto “Cosa fa per la sua depressione?” “quattro mariti, ma non son serviti”.
Vediamo Judy nel 1968 a oltre quaranta anni con i figli avuti dal suo terzo marito Sidney Luft (Rufus Sewell) Lorna e Joey. I tre vengono cacciati dall’albergo dove sono alloggiati per morosità continuata.
Ad una festa organizzata dalla figlia maggiore Liza (avuta dal regista Vicente Minnelli) conosce Mickey Deans (Finn Wittrock) imprenditore di belle e inconcludenti speranze, il feeling sembra perfetto, ma solo in apparenza.
Il suo agente le fa accettar un contratto prolungato per una seria di concerti a Londra dove ancora conserva la fama e il successo, si tratta di una tournèe di cinque settimane al night “Talk of the town”.
Sembra tutto facile, ma l’ansia da palcoscenico è in agguato, quella stessa ansia che sembra mancare a Liza, e solamente con l’aiuto dell’assistente Rosalyn Wilder (Jessie Buckley) riesce ad esibirsi la prima sera, dopo essersi rifiutata di provare con il direttore d’orchestra.
Si passa dal successo fantastico alla catastrofe più o meno prevista. Judy fa amicizia con Dan e Stan, due ammiratori gay che la amano alla follia: la sua voce ha alleviato le loro pene nel periodo in cui l’omosessualità in Inghilterra è considerata “oltraggio al pudore” pena l’arresto. Non hanno potuto seguirla nel ’64, ma questa volta hanno comprato biglietti pe ìr tutti gli spettacoli in programma, Questa amicizia ha fatto sì che la Gaelandi diventasse un’icona dell’ambiente gay e con il loro cammeo, il regista ha inteso rendere omaggio a tutti quei fan che la Garland ha sempre avuto in quella che oggi è la comunità LGBTQ che la vede come un’icona non solo di stile ma anche di coraggio.
Non sfugge il modo sottile con cui l’assurdità del reato viene apostrofato dalla Zellweger mentre parla con uno dei sue fan. “…siamo così bravi ad inventarci modi per odiare”.
Sopraggiunge Mickey e d’impeto Judy lo sposa, ma si tratta ancora una volta di un rimedio inutile alla depessione che l’attanaglia. Quando la giovane assistente ed il direttore d’orchestra la salutano con una torta, Judy preferisce siano loro a tagliarla. “Tutte le volte che taglia una torta,” dice lei stessa, “mi ritrova sposata con un imbecille.”
L’impresario Bernard Delfont (Michael Gambon) prima la indirizza da un medico, poi rescinde il contratto, dopo che Judy ha insultato il pubblico. Dalle luci della ribalta, che forse le sono sempre apparse troppo abbaglianti, al nero dell’oblio?
Ci sono ancora due atti prima dell’addio di Judy non solo ad Hollywood, ma al mondo. Il primo, l’ex marito le comunica che i figli preferiscono restare con lui. Preferiscono la stabilità ad una vota passata in albergo. Quando la figlia, durante la sola chiamata che viene ripresa sullo schermo tra madre e figlia, le dice che sì, è vero, vediamo chiaramente che Judy perde anche l’ultima cosa per cui valeva la pena continuare a lottare.
Perde il contratto, ma non può fare a meno di cantare. E’ tutta la sua vita, lei che voleva essere famosa come attrice, alla fine si copre più legata al palco che allo schermo.
Un’ultima esibizione, contro ogni speranza. Senza contratto, senza soldi, senza impresario, si presenta comunque in teatro e finalmente cerca di intonare la canzone che tutti aspettavamo.
Over the Raimbow comincia a risuonare nell’aria, ma la voce si rompe, le lacrime non la smettono di scendere mentre Judy/René cerca di portarci in quel luogo meraviglioso dove i sogni diventano realtà che però si può trovare solo oltre l’arcobaleno.
Non ce la fa, chiede scusa al suo pubblico, quello che la prima sera a Londra ha supplicato di non scordarla, ma è a questo punto che il pubblico che lei ama, e al quale a volta non ha saputo mostrare i suoi veri sentimenti, che le mostra il suo affetto.
Uno dopo l’altro tutti, guidati da Dan, cominciano a cantare per lei, sostenendola quando le sue corde vocali, danneggiate da anni di abusi, non ce la fanno a reggere.
Judy si spegne, sei mesi dopo, nella Londra che ama e che la ama, e forse il luogo bellissimo che ci ha insegnato a sognare, finalmente aprirà le sue porte per lei.
La pellcola risente enormemente della sua origine teatrale ma una interpretazione “da Oscar” di Renè la rende memorabile.
Da notare l’ottima performance di Darci Show che interpreta Judy da adolescente.
Maria Rita Monaco

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