Non avendone a portata di mano una specifica sul clima, riporto una conversazione tra uno statistico e un economista (di cui non faccio i nomi, perché non aggiungerebbe niente), trovata in rete.
Statistico: Da statistico economico penso che alcune delle leggi della macroeconomia siano sorpassate.
Economista: Credo che la ricerca sia andata molto avanti almeno nella teoria del commercio.
Statistico: Può essere, resta quella monetaria in un contesto global.
Economista: Quella monetaria non la conosco.
Dunque, lo statistico, che si definisce “economico” dà le pagelle all’intera economia macro, l’economista dice invece di non conoscere un’importante branca dell’economia, qual è quella monetaria. La sua specializzazione ―è uno storico economico― non gli consente di esprimere alcun giudizio in merito, lo statistico invece non ha dubbi e spara giudizi, forse un po’ affrettati.
Mutatis mutandis un analogo discorso dovrebbe valere per il clima. La stessa Climatologia è una scienza che a sua volta è interdisciplinare. Chi può parlarne dunque con competenza? Difficile dirlo. Il fatto è che nello studio dei cambiamenti climatici vi sono coinvolte tante variabili, tanti settori dell’attività umana, tante conoscenze che è impossibile per un singolo venire a capo di una tale complessità.
È sorprendente pertanto che istituzioni pubbliche e private deleghino addirittura a una ragazzina svedese di 16 anni, Greta Thunberg, di fare il punto della situazione sul riscaldamento globale e sui suoi effetti. Il che è accaduto anche in Italia nel corso di una tre giorni nell’aprile scorso, quando la giovane attivista ha lanciato l’allarme di fronte ai nostri parlamentari: “nel 2030 ci sarà una reazione a catena che potrebbe portare alla fine della civiltà umana”. Proprio così, nel 2030, e la colpa è tutta dell’anidride carbonica, il CO2, emessa dall’attività umana. Mancano dieci anni e sette mesi e poi chissà, forse finirà tutto.
“Greta come i Maya”, titolò qualche giornale, con riferimento alla profezia della fine del mondo, da essi prevista per il 2012. Certo, per Greta, così giovane, undici anni sono quasi una vita, ma per chi ha qualche decennio in più sono solo un respiro della natura, arrivano presto e anche in questo caso si è irresistibilmente tentati di credere che, come per i Maya, non se ne farà nulla.
Nei giorni scorsi, addirittura dal palcoscenico dell’Onu, davanti ai grandi, ai medi e ai piccoli della terra, Greta si è ripetuta. Invitata a tenere un discorso dal segretario generale António Guterres, ha esordito con un drammatico “Il mio messaggio è che vi teniamo d’occhio. È tutto sbagliato, io dovrei essere a scuola, voi ora venite da noi giovani in cerca di speranza, come osate!, avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote, ed io sono una delle più fortunate”. Il che è vero, dal momento che ha attraversato l’Oceano in barca a vela, e che barca!, visto che a guidarla c’era un proprietario d’eccezione, il principe Casiraghi di Monaco. Una scelta dimostrativa, dal momento che una delle raccomandazioni più ruspanti della svedesina è che si abbandoni l’uso degli aerei e delle navi e si adottino sistemi naturali di trasporto non inquinanti.
Lo stile oratorio adottato per l’occasione da Greta è quello emotivo ―più volte le si rompe la voce― mentre l’argomentazione si rifà agli stilemi dell’Apocalisse: “interi ecosistemi stanno collassando, siamo all’inizio di una estinzione di massa, e tutto ciò di cui parlate sono i soldi e favole su un’eterna crescita economica. Come osate?”.
Poi però il suo discorso sembra puntare a sostanziarsi di qualche dato scientifico: “Per più di 30 anni la scienza è stata perfettamente chiara”, per poi tornare subito alla retorica: “Come osate voltarvi dall’altra parte?, ecc. ecc.”
Approfitto dell’accenno di Greta alla scienza e, poiché è troppo facile ironizzare sulla ragazzina, provo a prenderla sul serio. Lei dice: “C’è l’idea diffusa che dimezzare le nostre emissioni in 10 anni ci dia il 50% di possibilità di rimanere sotto gli 1,5 gradi e di evitare una catena irreversibile di reazioni oltre il nostro controllo, ma questi numeri non includono i punti di non ritorno, le reazioni a catena, il riscaldamento nascosto dietro l’inquinamento dell’aria e i concetti di equità e giustizia climatica e fanno affidamento sul fatto che sarà la mia generazione a occuparsi di centinaia di miliardi di tonnellate della vostra (sic!) CO2, con tecnologie che neanche esistono”.
Dunque, se la scienza è numero, qualche numero ce l’abbiamo, sono i riferimenti al CO2 e ai 1,5 gradi di incremento del riscaldamento globale.
Le considerazioni e i dati di Greta si fondano su alcuni studi commissionati dall’Onu, il quale ha dato vita ad un istituto che si chiama Intergovernamental Panel on Climate Change, Ipcc, il cui compito non è tanto fare ricerca, quanto mettere assieme le conoscenze più aggiornate degli scienziati sull’argomento.
Se avrò il tempo, rimando ad altra occasione un’analisi più approfondita e più tecnica della questione climatica. Il materiale oltretutto è sterminato, e raccapezzarcisi credo sia difficile per tutti, anche perché poi neppure le interpretazioni dei dati sono univoche.
Qui anticipo un particolare fenomeno che mi ha immediatamente colpito e incuriosito. Cercando dati e grafici mi sono imbattuto in alcune rilevazioni della Nasa sul riscaldamento, tra cui una riguardante i soli Usa. Mi sembra quasi inutile sottolineare che circoscrivere l’analisi a un solo grande paese, gran consumatore di energia, può risultare più utile di uno studio con dati generali a livello mondiale. Ecco il grafico in questione:

Come si può vedere si tratta delle temperature rilevate negli States dal 1880 al 2000. Ci sono diversi picchi al rialzo e al ribasso, tracciati in nero, ma l’indicazione senz’altro più utile viene dalla linea rossa, che è una media a 5 anni. Lo scostamento in ordinata è tra -1,5 °C e +1,5 °C. Ebbene, le temperature nel periodo 1880-1935 salgono di circa 1,2 °C , per poi calare nel periodo 1935-1980, all’incirca di 1 °C, con un successivo modesto incremento, oscillante, fino al 2000.
Se fosse possibile dare una spiegazione del primo sostanzioso aumento della temperatura negli Usa (1880-1935) e poi del successivo decremento, potremmo provare a elaborare un modello più generale di tipo causale, che potrebbe essere di grande aiuto per una analisi non demagogica dei fenomeni del riscaldamento globale, della sua natura e delle sue evoluzioni.
Qualche ipotesi già frulla in testa.
Alla prossima.
1. Fine della prima puntata
Luciano Priori Friggi

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