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Torre del Lago(LU) – 65° Festival Puccini – Le Villi: chi dice donna (dice danno)

Servizio di Stefano Mecenate

di Stefano Mecenate | 21 Agosto 2019

Ultima opera in cartellone di questo 65°Festival Puccini, prima opera del Maestro lucchese, Le Villi costituisce da sempre una rarità nei cartelloni di tutto il mondo, oggetto forse di una ingiusta riserva in merito al suo valore.

La genesi dell’opera ci rimanda ad un Puccini venticinquenne, appena diplomato in composizione al Conservatorio di Milano, privo di esperienze rispetto all’opera (fino ad allora si era cimentato solo in composizioni sinfoniche) ma desideroso di misurarsi con questo genere che lo aveva attratto fin dagli esordi della sua carriera artistica. 

L’occasione gliela fornisce proprio il suo maestro, Amilcare Ponchielli, che non solo lo invita a partecipare ad un concorso bandito dall’editore Sonzogno ma gli mette a disposizione un librettista, Ferdinando Fontana, che gli propone un libretto già pronto, Le Villi.

Fontana trasse il soggetto de Le Villi dal racconto di Alphonse Karr Les Willis, a sua volta ricavato dal balletto Giselle musicato da Adolphe Adam su libretto di Theophile Gautier. 

Il libretto piace a Puccini: “….essendoci parecchio da lavorare nel genere sinfonico descrittivo, che a me garba assai, perché mi pare di doverci riuscire…” scrive alla madre; inoltre, cosa non del tutto trascurabile per le sue ridotte finanze, è anche economico: 100 lire alla consegna e 200 in caso di vittoria del Concorso.

Ma Le Villi non si classifica nemmeno tra i primi cinque nonostante a presiedere la commissione fosse proprio Ponchielli, ed il sogno di vederla rappresentata sembra sfumata. In realtà, dietro questo insuccesso sembra ci fosse la longa mano di Giulio Ricordi che aveva già adocchiato il ragazzo (Pare che Puccini avesse incontrato Ricordi proprio con Ponchielli prima della proclamazione del vincitore del concorso) e non intendeva lasciarlo nelle mani dell’editore concorrente. Del resto in giuria persone fidate di Ricordi avevano attestato la bontà dell’opera e non restava quindi che trovare un escamotage per riportarla alla ribalta e aprire le porte di un teatro.

Operazione non difficile: Fontana si interessò affinché Puccini potesse far ascoltare l’opera ad alcune significative personalità della Milano intellettuale del tempo. L’audizione ebbe luogo nel salotto del giornalista Marco Sala. Vi presenziarono, tra gli altri, Arrigo Boito, Giovannina Lucca e Alfredo Catalani. 

L’aiuto finanziario di un gruppo di sottoscrittori, per lo più vicini a Casa Ricordi, consentì di allestire l’opera al Teatro Dal Verme. Da una lettera di Fontana a Puccini dell’aprile 1884 conosciamo i nomi di alcuni di essi: “…Infatti ecco il conto di quello su cui possiamo contare finora: Vimercati L. 60, Marco Sala L. 50, Arrigo Boito L. 50, Fratelli Sala L. 20, la «incognita» di Marco Sala L. 50. Sono L. 230. E restano ancora il Duca Litta, Noseda, il Conte Sola, Biraghi. Metti che diano fra tutti almeno 100 lire e faranno 330. E il Melzi? Così saranno 430. Le spese essendo di L. 450 (250 abiti e 200 copiatura), tu vedi che al massimo tu arrischieresti 20 lire”.

La prima rappresentazione ebbe luogo il 31 maggio 1884 e fu un successo di pubblico e critica, come testimoniano le recensioni di Filippo Filippi sulla Perseveranza: “Le Willis entusiasmano. Applausi di tutto, tuttissimo il pubblico, dal principio alla fine. Si volle udire tre volte il brano sinfonico che chiude la prima parte e si è domandato tre volte il bis, non ottenuto, del duetto fra tenore e soprano, e della leggenda” e di Antonio Gramola sul Corriere della Sera: “Nella musica del giovane maestro lucchese c’è la franchezza della fantasia, ci sono frasi che toccano il cuore perché dal cuore devono essere uscite, e c’è una fattura delle più eleganti, delle più finite, a un punto tale che a quando a quando non pare di aver davanti a noi un giovane allievo, ma un Bizet, un Massenet”. 

Anche Giuseppe Verdi si espresse in merito, mostrando solo alcune riserve sulla tendenza eccessivamente “sinfonica” delle nuove generazioni di compositori: “…ho sentito a dir molto bene del musicista Puccini. Ho visto una lettera che ne dice tutto il bene. Segue le tendenze moderne, ed è naturale, ma si mantiene attaccato alla melodia che non è moderna né antica. Pare però che predomini in lui l’elemento sinfonico! Niente di male. Soltanto bisogna andar cauti in questo. L’opera è l’opera: la sinfonia è la sinfonia, e non credo che in un’opera sia bello fare uno squarcio sinfonico, pel sol piacere di far ballare l’orchestra…” 

Manco a dirlo, Casa Ricordi annunciò l’acquisto dei diritti sulla Gazzetta Musicale di Milano dell’ 8 giugno 1884: Giacomo Puccini era entrato nella prestigiosa scuderia Ricordi con uno stipendio mensile di 200 lire e la commissione di una seconda opera, Edgard, che, pur avendo minor fortuna de Le Villi, gli aprrà le porte di una lunga carriera che lo avrebbe portato ad essere uno dei massimi compositori della storia del melodramma.A tal proposito Emanuele Muzio, l’unico allievo di Verdi, scrisse a Giulio Ricordi: “Mi congratulo teco, poiché Verdi mi scrisse già da qualche settimana che finalmente avevi trovato ciò che cercavi da trent’anni, un vero maestro, certo Puccini che pare veramente abbia qualità non comuni”.

Che Le Villi sia un’opera “acerba” è evidente, ma proprio questa acerbità ci offre uno spaccato significativo del percorso artistico e personale del compositore lucchese, che intuisce il valore di questo genere musicale, ma di cui non dispone ancora gli strumenti e la malizia per raggiungere i risultati che troverà poi già con Manon Lescaut. Quel libretto lo intriga, come del resto è nello spirito della Scapigliatura: l’ultraterreno fatto di spiriti, demoni e fantasmi è presente in molte opere dell’epoca e per Puccini è l’occasione per misurarsi con quei sentimenti, amore, sacrificio, fedeltà, onore, che costituiranno il leit motive delle sue produzioni successive.

Anna, giovane innamorata, festeggia il fidanzamento con Roberto ma al contempo è triste perché il fidanzato dovrà partire per Magonza per prendere possesso di una eredità.Si tratta di pochi giorni, ma nella ragazza, nonostante le rassicurazioni di Roberto, “Mio cherubino, perché dell’amor mio dubiti ancor? Ah… dubita di dio ma no, dell’amor mio non dubitar! Io t’amo!Io t’amo”, la sensazione che quel viaggio sarà ferale per il loro rapporto la rende inquieta e preoccupata: “Io tento invan di trattenere il pianto…ho una tristezza che vincer non so…Foschi presagi mi turban la mente…mi par ch’io non ti debba più veder”.Il presentimento di Anna risulterà veritiero: l’incontro in città di Roberto con una donna lo allontanerà dalla fidanzata che ne morrà di dolore. “Di quei giorni a Magonza una sirena i vecchi e i giovinetti affascinava. Ella trasse Roberto all’orgia oscena e l’affetto per Anna ei vi obliava. Intanto, afflitta da ineffabil pena, la fanciulla tradita lo aspettava. Ma invan l’attese… Ed al cader del verno ella chiudeva gli occhi al sonno eterno” ci dice la voce narrante che accompagna la vicenda. Ecco che entrano in gioco quelle “potenze infere”, Le Villi, vendicatrici delle donne tradite: “V’ è nella Selva Nera una leggenda che delle villi la leggenda è detta e ai spergiuri d’amor suona tremenda. Se muor d’amore qualche giovinetta nella selva ogni notte la tregenda viene a danzare, e il traditor vi aspetta; poi, se l’incontra, con lui danza e ride e, colla foga del danzar, l’uccide” dice ancora la voce narrante. E ad esse si rivolge il vecchio Guglielmo Wulf, padre di Anna: il tradimento di Roberto che ha fatto morire la figlia, merita una punizione: “No, possibil non è che invendicata resti la colpa sua. Vivea beata e tranquilla al mio fianco la mia dolce figliola,egli venne e, colla sua parola, d’amor le smanie in lei destò… S’io potessi saperti vendicata lieto saluterei l’ultimo dì…” Frattanto Roberto, abbandonato da quella donna e spogliato di ogni suo avere, si decide a tornare per chiedere scusa all’amata: “Torna ai felici dì dolente il mio pensier… ridean del maggio i fior, fiorìa per me l’amor…Or tutto si coprì di lugubre mister ed io non ho nel cuor che tristezza e terror!”. il rimorso, tardivo, l’assale e con esso l’odio verso se stesso e verso colei che lo ha condotto al tradimento: “ Ah, maledetto il dì che andai lontan di qui! E maledetta sia la tua bellezza, o cortigiana vil… Per te, quaggiù, sofferse ogni amarezza l’angiolo più gentil. Tu corrompesti la mia giovinezza ad un verme simìl”. Giunto al villaggio, crede di vedere Anna: “Dunque spento non sei, dolce amor mio!” “Io non son più l’amor… Son la vendetta” le risponde amareggiato il fantasma della ragazza. Il destino di Roberto è segnato: attorno a lui si affollano i Villi che lo coinvolgono in un ballo vorticoso fino alla sua morte. “Qui noi t’aspettiam, traditor…Da noi non attender pietà! Chi in vita fu sordo all’amor in morte perdono non ha…Gira!… Balza!…Balza!… Gira!…” gridanominacciosi. Guglielmo ha avuto la sua vendetta: finalmente il corpo e lo spirito di Anna possono riposare in pace.

L’allestimento che ci ha proposto il Festival Puccini è quello del MuPa Budapest: sobrio, elegante, efficace. Scena unica ideata da Éva Sendrényiche raccoglie, intorno ad un gigantesco albero, gli elementi simbolici della storia, sufficienti per raccontarla senza distrazioni. Fuori da una collocazione temporale specifica, i costumi di Kati Zoób risultano alla fine gradevoli e coerenti con quella atemporalità nella quale la storia è immersa. Eccellenti le luci che giocano un ruolo fondamentale nelle diverse ambientazioni e nella “narrazione” degli stati d’animo, ottimo il corpo di ballo Pécsi Ballet,con le coreografie di Balazs Vincze che fa vivere le suggestioni di quel mondo “magico” e soprannaturale che vive, senza essere visto, a fianco dell’uomo. Molto buona anche la regia di Csaba Kael che trova il giusto equilibrio per dare a quest’opera-ballo un giusto spessore ed una profondità che la rende particolarmente suggestiva.

Più che positiva la prova del Coro del Festival Puccini diretto dal M° Roberto Ardigò.Un plauso all’Orchestra Excellence 2019,fondata da Maestro Gianluca Marcianòdal Maestro violinista russo Maxim Novikov, nella quale musicisti di oltre 20 nazioni si ritrovano per suonare insieme e lanciare un messaggio di dialogo, di comunione di intenti, di pace attraverso la musica.“Portiamo l’eccellenza internazionale di una generazione nuova, quella che dovrà prendersi la responsabilità di apportare i cambiamenti” ci ha detto il M° Marcianò.Diretta dal M°Alberto Veronesi, ha regalato belle suggestioni lavorando con professionalità ed entusiasmo intorno a questa partitura che, nella sua semplicità, riserva grandi emozioni. Pregevole la prova del tenore messicano Fabián Rodríguez Lara, Roberto: voce solida e sicura, buon temperamento, capacità di gestire la scena ne hanno fatto indiscutibilmente il mattatore della serata. Complessivamente buona anche la performance del baritono Raffaele Raffio, Guglielmo Wulf, anche se negli acuti mostra qualche difficoltà di intonazione. Assolutamente deludente, invece, la prova della soprano cineseDafne Tian Hui, Anna: la voce traballante nel registro più alto, imprecisa e approssimata, ha davvero penalizzato la figura della protagonista incrinando la magia dell’opera.

Al termine, senza soluzione di continuità (ma forse sarebbe stato meglio avvisare il pubblico dal momento che non è scontato che conosca così bene l’opera da sapere dove finisce), è stato suonato Crisantemi, l’elegia che Puccini scrisse nel 1890 come risposta alla morte del Duca di Savoia (riutilizzata poi nell’ultimo atto di Manon Lescaut), mentre il corpo di ballo continuava la sua danza raggiungendo il pubblico e danzando intorno a loro. Ottimamente suonato dall’ Orchestra Excellence,egregiamentediretto da Alberto Veronesi, superbamente coreografato dalPécsi Ballet, è stato un bellissimo epilogo a questa piccola opera che, a nostro avviso, merita più spazio ed attenzione dai teatri italiani.

Pubblicato in : 65° Festival PuccinianoTag: anni, bizet, commissione, conservatorio, corriere della sera, disposizione, epilogo, festival puccini, finanze, giuseppe verdi, lucca, merito, milano, mondo, nuove generazioni, persone, puccini, savoia, soluzione, teatri italiani

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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