Del generale Luigi Cadorna per chi non abbia proseguito gli studi storici penso che resti nella memoria ciò che al liceo insegnassero i professori: L’esercito tedesco-austriaco riuscì a sfondare il fronte italiano a Caporetto (24 ottobre 1917) , “grazie anche ad un errore commesso dal Cadorna lasciando scarsamente difeso quel settore” ( Valdo Spini. Disegno storico della Civiltà . Vol.III. Cremona, 1963), magari aggiungendo il professore di liceo qualcosa sui metodi brutali con i quali si trattava la truppa, cioè le famose “spallate” quali “macellerie” inutili. Poi si passava oltre ad illustrare la controffensiva di Diaz quale unico stratega della Vittoria.
Oggi abbiamo finalmente più pubblicazioni che riguardano le “fonti” ove farsi un’idea più precisa degli avvenimenti lontani dalle passioni dell’epoca e al netto di pigri ripetitori pappagalleschi che ebbero il demerito di inquinare vieppiù le verità.
Intanto va dato merito alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Saluzzo e l’Associazione di Studi sul Saluzzese di aver ripubblicato nel 2014 l’introvabileInchiesta sugli avvenimenti dall’Isonzo al Piave , 24 ottobre-9 novembre 1917, nota come “Inchiesta su Caporetto” a cura del col. Antonino Zarcone e Aldo A. Mola e la riedizione , sempre a cura di quest’ultimo, La guerra alla fronte italiana di Luigi Cadorna che vide la luce la prima volta nel 1921, mai più ripubblicata ed ora in BastogiLibri, Roma,2019 con prefazione di Giovanni Rabbia. Completa le fonti storiche Caporetto. Risponde Cadorna con prefazione di Aldo A. Mola e a cura del nipote Carlo Cadorna.
Quest’ultimo testo ebbe una lunga gestazione. Mentre la risposta alla Commissione d’inchiesta da parte di Cadorna avvenne poco dopo la sua pubblicazione nel 1921, ma era soltanto il primo libro delle memorie: La guerra che suscitò grande interesse mentre teneva nel cassetto le Pagine polemiche lavorandoci continuamente in attesa di tempi migliori , mai giunti lui vivente. Così il figlio Raffaele pubblicò nel 1967 Lettere famigliari. Le Pagine polemiche videro un ultimo intoppo vivente il Generale nel 1926 quando Mussolini preavvertito della prossima pubblicazione inviò il generale Ugo Cavallero a sconsigliarne l’intento. Non si gradiva rientrare in una polemica fra esercito e politici. Finalmente videro la luce nel 1950 (Ed. Garzanti) a cura dei figli Carla e Raffaele. Oggi se ne ripropone la riedizione con la prefazione di Aldo A. Mola chiudendo il trittico delle memorie del Generale con la sua memoria difensiva.
Memoria difensiva che mancò quasi totalmente durante l’Inchiesta leggendo la quale si evince chiaramente che il ministro Orlando, fiero nemico del Cadorna, avesse impiantato tale Commissione con l’intento precipuo di creare in Cadorna un capro espiatorio ed un’assoluzione totale per i vari Governi succedutisi. Una distorsione della realtà che le Commissioni d’inchiesta sia del Regno sia della Repubblica si porteranno sempre dietro come una maledizione satanica.
Leggere questo testo è sufficiente e sintesi dei precedenti. Fra l’altro ha la scorrevolezza e uno stile letterario che invoglia la lettura; inoltre è atto ad assolvere Cadorna restituendogli molto merito nell’aver previsto per tempo l’arretramento sul Piave e la controffensiva di cui Diaz si servì prendendosene tutto il favore e soprattutto inchioda i vari Governi alla loro responsabilità per la rotta di Caporetto.
Guglielmo Adilardi

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