E’ la seconda visita di un papa in Romania, terra di Mircea Eliade, la prima, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del dittatore Nicolae Ciaucescu ad opera di Giovanni Paolo II (1999). Il popolo diviso dalla dittatura per etnie e religione gridava: Unità ! Unità! Quella fu l’annuncio di una vittoria politica: la fede sul materialismo comunista. Questa di oggi vuole essere una riconciliazione religiosa nei confronti della religione ortodossa poiché dobbiamo tenere presente che i cattolici in Romania sono soltanto un 7% della popolazione a prevalenza cristiano-ortodossa. Inoltre nel periodo comunista i cattolici furono perseguitati dal regime con imprigionamento di vescovi e sacerdoti cattolici senza che l’altra chiesa nulla fece per attenuare la persecuzione e nulla forse poté fare costretta anch’essa alla piegata sopravvivenza. Sappiamo come papa Francesco spinga molto per una riconciliazione con la Chiesa ortodossa non soltanto con gesti di fraternità, ma anche cercando punti teologici che a diversità del passato possano unire più che dividere, nonostante gli oppositori interni. La Romania in questo afflato rappresenta certamente, per il suo passato divisorio e persecutorio, un campo vasto e fertile ove seminare compassione, la quale dai vertici ecclesiastici discenda nella popolazione romena vissuta per settanta anni negli odi etnici. Quindi un ottimo pulpito onde ribadire l’amore fra gli uomini, l’accoglienza, la solidarietà. Concetti che fanno parte del bagaglio spirituale e culturale dell’uomo Bergoglio, figlio di emigranti, come tanti Rumeni oggi, e partigiano della libertà in Argentina.
Considerato che i cattolici in Romania sono soltanto circa un milione e mezzo su venti milioni di abitanti – epperò la Chiesa cattolica ha 2.031 parrocchie, 64 centri pastorali, 18 vescovi, 2.057 sacerdoti, 1.070 religiose professe, 2.256 seminari minori, 68 materne e primarie, 26 medie inferiore 7 fra università e superiori, 14 ospedali, 43 ambulatori, 34 case per anziani, 20 consultori, oltre a un numeroso gruppo di volontari – dobbiamo riconoscere che dalla caduta del muro di Berlino nel 1989 la Chiesa cattolica, nonostante tutto, ha avuto in Romania una bella forza propulsiva. La crescita spirituale fa da corollario alla crescita economica della Romania. Pil all’ 8,6 % nel terzo trimestre del 2017, la migliore performance dell’intera Unione Europea. A parte le corruttele politiche quattro milioni di lavoratori sono all’estero e con le loro rimesse creano forti consumi interni, vi sono nel paese migliori condizioni di vita con una disoccupazione che è soltanto al 4,5% per chi si accontenti di bassi stipendi. Insomma al netto delle corruttele un vero e proprio boom economico a macchia di leopardo. Che sia veramente opera dello Spirito Santo, il quale ora soffia ad Est lasciando senza respiro l’Italia?
Guglielmo Adilardi

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